POCHI SORRISI E MOLTE LACRIME, E' SEMPRE PIU' IL CAMPIONATO DELLE DELUSE
È opinione comune e diffusa che mai come quest’anno il campionato di serie B annovera fra i propri ranghi un alto numero di formazioni rimaste deluse. Partiti con grandi ambizioni, in molti hanno perso ben presto l’orientamento in un torneo per certi versi strano e dominato, eccezion fatta per il Palermo e poche altre, da buona parte delle neopromosse e squadre allestite tenendo ben presente quel che era il progetto stilato già da diverse annate. Come detto, l’opinione che accomuna molti fra allenatori, calciatori e protagonisti del passato e del presente del pianeta B è questa: è il torneo delle deluse. Ai pensieri poi fanno seguito i fatti. Ed i numeri. Per alcune davvero impietosi rispetto ai sogni di gloria preconizzati alla vigilia. Spezia, Brescia, Pescara, Carpi, Ternana, Varese, Novara, Padova e Reggina: il fronte degli scontenti, citato in rigoroso ordine di classifica, è ampio e variegato. Lo Spezia, per diversi addetti ai lavori, al momento è quella che più delle altre non ha mantenuto fede ai propositi di gloria della vigilia. Ma, graduatoria alla mano, anche la formazione più vicina ai play-off, e dunque con le percentuali più alte di centrare quello che in estate, a dir la verità, sembrava e doveva essere l’obiettivo minimo stagionale. Campionato ondivago ed altalenante, privo di continuità sia nei risultati che nelle prestazioni. Sia Giovanni Stroppa che Devis Mangia, gli allenatori che si sono alternati alla guida dei liguri, non sono riusciti ad ovviare a questo problema. All’ex tecnico del Varese sono rimaste 6 gare per cercare di infilare il filotto giusto al momento giusto. Anche perché corre l’obbligo di raggiungere il traguardo degli spareggi promozione. Per la piazza, sempre calda ed appassionata, ma anche per la società, che se dovesse andare diversamente infilerebbe un 2 su 2 tremendo in termini di tentativi falliti per disputare un torneo all’avanguardia. Al Brescia l’ultimo turno ha regalato un sorriso. A mezza bocca. Perché è vero che lombardi hanno sbancato Cesena, ma è altrettanto vero che allargando il raggio delle analisi al campionato nel suo complesso il bilancio delle rondinelle è in rosso. Gli infortuni ed il fatto di non aver mai potuto schierare la formazione ipotizzata prima dello start è un motivo non di poco conto. Ma non basta per giustificare una stagione dove si sono alternati tre tecnici – Giampaolo, Bergodi e Ivo Iaconi – e dove spesso la confusione tecnica e tattica ha regnato sovrana. Si va avanti facendo affidamento alla vecchia guardia.
Cioè ai gol di Caracciolo ed alle giocate di Sodinha, uno che a livello fisico non ruba l’occhio ma con i piedi ci sa fare eccome. Si naviga a vista, sperando che alla fine le invenzioni dei singoli possano portare a qualcosa di più di una salvezza che di certo non scalderà i cuori dell’ambizioso pubblico bresciano. Identico discorso per il Pescara. Una squadra sulla carta importante ma che in campo non ha saputo esprimere il potenziale che tutti gli addetti ai lavori gli hanno pubblicamente riconosciuto. Forte nei singoli ma senza carattere, anima e gioco. Un problema annoso che ha visto coinvolti prima Marino e successivamente Serse Cosmi, non proprio gli ultimi arrivati. Dunque il problema, come sempre, è alla base: i biancazzurri, lo ha detto il campionato, non erano poi così forti come sembrava. Un peccato perché in un torneo mediocre si poteva e doveva fare di più. Per la società, che ha investito parecchio, e per la piazza, sempre vicina nonostante lo sconcertante campionato di serie A vissuto da protagonista non pagante la scorsa stagione. Fra le formazioni con una grande tradizione e storia alle spalle è andata anche peggio a Ternana, Varese, Novara, Padova e Reggina. I calabresi dopo la discussa sconfitta in casa contro il Cittadella sono con un piede e mezzo in Lega Pro. L’onta più grande arrivata nell’anno del centenario. Una grossa macchia sull’album dei ricordi di un club che per quanto fatto nel passato meriterebbe molto di più. In lotta per la salvezza anziché per un posto al sole anche Padova e Novara. I biancorossi non riescono a mantenere il passo giusto per la salvezza, i piemontesi al contrario sembrano aver trovato l’andamento buono. Anche la politica dei piccoli passi potrebbe bastare per togliersi fuori dai guai anche perché il Varese, nonostante i gol di un super Pavoletti, continua a sprofondare. E rischia seriamente di finire coinvolta nel cerchio stretto dei play-out. Tutti alla ricerca della felicità. Magari anche piccola, ma che basti per alleviare le tanti delusioni. In attesa di tempi migliori sarebbe già una grande vittoria.


