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Triestina, i perchè di un fallimento

Triestina, i perchè di un fallimentoTuttoB.com
© foto di Giacomo Morini
autore
Francesco Rossi
lunedì 14 giugno 2010, 10:39Triestina

Una stagione gestita in modo disordinato e culminata con l'amara retrocessione. Le responsabilità dal presidente al ds De Falco. Il peso maggiore sulle spalle dei giocatori: una squadra senza anima, in pochi si sono salvati. Fantinel per ora non parla e non dà rassicurazioni sul futuro: a giorni incontrerà i soci

di Ciro Esposito

TRIESTE Se nel 2006, anche grazie alla mediazione dell’amministrazione comunale, la famiglia Fantinel non fosse arrivata a Trieste, ora l’Unione si confronterebbe probabilmente con l’Itala San Marco (se resisterà) o il Kras. Un tanto per capire da dove si è partiti. E da dove si deve evitare di ripartire. Detto questo il fallimento di una stagione, o di un progetto, c’è stato ed ha come primo ma non unico responsabile il presidente Fantinel. Il numero uno dell’Unione è scosso. Ed è comprensibile sul piano umano. Non ha parlato dopo il patatrac. Lo farà forse tra qualche giorno, quando avrà ponderato la situazione assieme ai suoi soci. La situazione è grave.

"Non voglio neanche pensare alla retrocessione" ha sempre detto il presidente. E invece avrebbe fatto meglio a pensarci. Perché, al di là del fatto che un ripescaggio non è da escludere, se c’è un progetto ci si può risollevare. In terza serie è scivolato il Pescara (da ieri in B), il Verona, c’era fino all’anno scorso lo stesso Padova (per non parlare del Napoli o del Bologna). Ma il progetto ci deve essere o uno deve avere la volontà di perseguirlo. Nei prossimi giorni forse i tifosi ne sapranno di più.

È certo comunque che il fallimento di questa stagione è confezionato. Tutti si portano addosso un pezzo di responsabilità. E quindi, se i Fantinel volessero proseguire la loro avventura, non potrà non esserci che un azzeramento o quasi delle gerarchie societarie e di quelle tecniche (giocatori compresi).

FANTINEL Non era convintissimo di licenziare Maran e aveva già nell’animo di mollare. Poi nel giugno scorso, dopo un paio di settimane di tira e molla, ha ingaggiato Gotti (dopo aver perso incolpevolmente Ventura). La soluzione non piaceva al consulente Ferrari e al ds De Falco. E poi si è visto. Il presidente ha fatto di testa sua nell’ingaggiare Godeas. Altra decisione, osannata dal pubblico, non concordata con chi si stava occupando del mercato (e ha dovuto praticamente stracciare l’accordo per Bernacci). Poi ha deciso, sotto la pressione del suo staff, di licenziare il giovane tecnico e dopo tre mesi anche Somma. Non ha investito quel qualcosa in più necessario per alzare il livello qualitativo della squadra. Non è riuscito a essere intransigente con i giocatori che, a differenza di altri colleghi, ha pagato. E il fatto di avere i conti in ordine è una virtù del presidente, rara nel mondo pallonaro, e paradossalmente controproducente.

DE FALCO "Vi assicuro che ci salveremo. Non so come, ma lo faremo" aveva sussurrato a taccuini chiusi il diesse a tre mesi dalla fine del torneo. È la sintesi dell’annata di Totò. Prima credeva nella squadra ma non nell’allenatore, poi nell’allenatore ma non nei giocatori, poi più nei giocatori che in Somma, e infine ha affidato tutto all’amico Arrigoni. Nel mezzo un’esternazione sui suoi progetti futuri e su un eventuale disimpegno (nonostante il contratto) detto e non detto. È vero che ha dovuto, come negli ultimi anni (questo è quello che ha sempre sottolineato), fare il mercato con risorse quasi nulle. Sono arrivati dei buoni giovani è vero. Ma Stankovic, l’anno scorso, è stato accolto per esempio come un fuoriclasse. Ha gestito il mercato di riparazione (ma in questo la responsabilità non è solo sua) consultandosi con un allenatore (Somma) mandato via due settimane dopo. Nel calcio vale tutto ma la mancanza di chiarezza tra i responsabili di una società crea pasticci.

I TECNICI Gotti è andato nel pallone dopo le prima tre-quattro partite quando ha dovuto affrontare una serie di infortuni a raffica. Ma è evidente che la struttura societaria, malgrado i mugugni della piazza, poteva offrirgli più protezione. Somma, che di tutto poteva avere bisogno, meno che di protezione è stato cacciato dopo una lunga serie negativa. Ma al di là del carattere irruento, che è un handicap, il tecnico di Latina era stato l’unico a dare una parvenza di gioco e aveva individuato in alcuni senatori (Cottafava, Godeas, Princivalli) un problema. A differenza di Gotti si è portato appresso uno staff tecnico apparso a tutti insufficiente. Arrigoni ha raccolto i cocci e si è fatto forte di questa posizione. Ha fatto poco meglio degli altri. E ha toppato la partita decisiva. Ha solo qualche responsabilità in meno ma è il tecnico della retrocessione

I GIOCATORI Come dicono i saggi "alla fine sono i giocatori ad andare in campo". Ecco perché un macigno di responsabilità pesa sulle loro teste. Sarebbe troppo facile addurre a pretesto le escursioni notturne dei singoli (Princivalli, Godeas, Sedivec e qualcun altro). Hanno diritto di fare quel che vogliono del loro tempo libero se in campo si comportano da professionisti. L’alternanza dei preparatori atletici non li ha aiutati, ma troppo spesso si ha la sensazione che si siano fatti valere in competenze non loro. Hanno giocato senza grinta in partite che potevano essere addomesticate, solo in due occasioni hanno rimontato uno svantaggio. Insomma non si è vista l’ombra di un gruppo nè di uno o due leader che si accollasse la responsabilità di suonare la carica. Pochissimi di loro potrebbero essere ancora non insultati dal pubblico.

GLI ALTRI Tralasciando il ruolo di Ferrari, guru di famiglia, e del consulente De Giorgis non si possono dimenticare le perturbazioni create da chi ha lavorato a margine (e quindi con responsabilità più limitate sull’esito finale). Il vicepresidente Raffaele Bruno ha varato un 'Progetto triestinità' buono solo nell’i dea (sul resto meglio sorvolare) è ha spinto un nuovo asset del marketing che ha prodotto poco se non un attrito malcelato con l’a ltro vicepresidente Carnelutti. Il fatto poi che a memoria soltanto un paio di giocatori (Della Rocca, Cottafava e Testini) non abbiano avuto acciacchi seri testimonia che più di qualcosa non ha funzionato nemmeno nei vari mix tra staff atletico e quello medico.

 

Fonte ilpiccolo