PICCOLO - Cottafava lancia la volata
Con un curriculum comprendente vari campionati di serie B (e anche uno in A) giocati con Lecce e Treviso, i finali di stagione caldissimi non sono certo una novità per Marcello Cottafava. Ecco perché il leader della difesa alabardata, al suo secondo anno con l’Unione, è il giocatore ideale per fare il punto in vista della volata-salvezza.
Cottafava, un giocatore esperto sa cogliere l’atmosfera dello spogliatoio: ci credete davvero alla salvezza?
Proprio i giocatori che hanno una certa carriera alle spalle sanno che è fondamentale credere in quello che si fa, altrimenti non si ottiene niente. Ma il calcio è uno sport di squadra, non basta crederci singolarmente. Ebbene devo dire che ora la sensazione che si respira in spogliatoio è che sia proprio la squadra nel suo insieme a crederci, lo si percepisce da come lavoriamo per ottenere questo obiettivo.
Trieste tiene molto alla salvezza: lo avete percepito anche dai tifosi?
Certo, sentiamo tutti la responsabilità che abbiamo verso la città, non possiamo farci sfuggire questo traguardo. Percepiamo in effetti che in città c’è attesa, tensione, ma anche tanto interesse attorno alla squadra. Paradossalmente ce n’era meno lo scorso anno quando lottavamo per i play-off, forse attorno a noi c'era più scetticismo e non ci credeva davvero nessuno.
Quanto vi ha complicato i piani il successo del Frosinone a Cittadella?
Sicuramente non ci voleva, visto che è la principale diretta concorrente per la salvezza, ma ne prendiamo atto. Direi che piuttosto è importante guardare a noi e al fatto di aver ritrovato vittoria e fiducia: perchè se il successo è fondamentale per la classifica, lo è anche per il morale visto che non vincevamo da tanto. Abbiamo la fortuna che dipende ancora tutto da noi, e questo è già qualcosa.
A questo punto a Piacenza dovete vincere: che atteggiamento dovrete avere?
Fare i tre punti a Piacenza sarebbe importante, anche per tirar dentro gli emiliani nella lotta: per ottenerli sarà fondamentale l’equilibrio. Dovremo avere l’atteggiamento di una squadra che non presta il fianco: quando noi ci mettiamo bene dietro, fila tutto liscio, ma quando attacchiamo a volte commettiamo degli errori sulle ripartenze avversarie. Stiamo lavorando proprio su questo. Quindi bisognerà attaccare, ma con equilibrio. È molto importante anche aver recuperato tanti giocatori, perchè quello degli infortuni non deve essere un alibi, ma è certo che in questa stagione ci hanno penalizzato.
Qual è la nota più positiva del successo sulla Reggina?
L’aspetto positivo è che dopo aver subito il pareggio, avremmo potuto pagare un contraccolpo psicologico. Invece siamo stati bravi a non andare in ansia, a saper aspettare. Nel secondo tempo avevamo un atteggiamento diverso, più equilibrato: in effetti loro non hanno fatto più nulla e abbiamo cercato di schiacciarli. Soprattutto abbiamo dimostrato che mentalmente ci siamo, e questo è fondamentale per la volata salvezza perché adesso conta più la testa che le gambe. Ma ovviamente queste sono solo parole che ora vanno tramutate in fatti.
Cosa pensa della situazione che si è creata con i cori contro D’Aversa?
È stata una situazione antipatica perché non credo ci fossero i motivi per una contestazione. Però bisogna capire che quella sera eravamo tutti molto nervosi, noi in campo, i tifosi, tutto l’ambiente. Credo di poter dire a nome suo, ma spero sia così anche per i tifosi, che ormai è tutta acqua passata.


