Il Rocco chiama, ma la Triestina non c'è
Se ne sono andati abbozzando una timida protesta. Erano arrivati in ottomila e quasi in tremila avevano risposto all’appello della società (con biglietti a prezzi scontati). Per buona parte della partita si sono tappati la bocca. Ma i triestini, scettici e brontoloni, hanno eseguito quello che il presidente Fantinel e i rappresentanti dei club avevano chiesto. E hanno anche incitato la squadra. Una squadra che invece ha prima lasciato sconcertati tutti e poi ha sciupato un set point che il Modena gli aveva offerto su un piatto d’argento. E non è la prima volta. Era successo all’andata con AlbinoLeffe e Piacenza solo per citare le gare nelle quali l’Unione è passata in vantaggio al Rocco ed è stata rimontata. Lunedì non è arrivata una sconfitta ma un pareggio che, a soli cinque turni dalla fine e in quint’ultima posizione, fa molto più male. È stata fatale una distrazione a risultato quasi acquisito. È un male che attraversa le tre gestioni tecniche scelte dalla società. La sensazione è che, senza la vittoria nella quale tutti speravano, l’obiettivo salvezza (senza passare attraverso la lotteria dei play-out) sia molto più lontano. Soprattutto perché è difficile prevedere quali accorgimenti si possano ancora adottare per evitare una deriva che sembra inarrestabile.
LA SOCIETA’ Senza rivangare le responsabilità di questa stagione già sviscerate (i cambi di conduzione tecnica, una campagna acquisti fatta a rincorrere, ecc.) a più riprese, è innegabile che la società nell’ultima settimana abbia fatto di tutto sul piano della comunicazione con i tifosi ed è stata vicina alla squadra. Magari l’erogazione degli stipendi accusa un ritardo di qualche mese come accade tradizionalmente nella gran parte dei sodalizi di B e non solo. Ma non può essere questa una ragione sufficiente perché si sia creata una scollatura tra i giocatori e i vertici societari.
IL TECNICO Arrigoni è un allenatore dal pedigree indiscutibile ed è una prima scelta della società (con l’amico-diesse De Falco in primis). Il popolo alabardato finora è rimasto deluso dal fatto che il tecnico romagnolo abbia dimostrato poco coraggio escludendo il ricorso a un modulo più offensivo. «Le due punte non le reggiamo» ha sempre replicato l’allenatore. Ma è vero che taluni cambi nel corso della partita, non ultimo l’avvicendamento di lunedì di Pasquato con un Sedivec finora sempre poco reattivo, siano stati incomprensibili. Arrigoni si è preso cura da poco meno di tre mesi di un gruppo che non ha costruito lui, con tanti infortuni, con una preparazione atletica approssimativa e ha scelto di adottare un profilo basso per salvare il salvabile. Della serie «prima pensiamo a non prenderle», poi si vedrà. I fatti dicono che nella gestione Somma in 16 partite la Triestina ha raccolto 19 punti, con il romagnolo in 13 match sono arrivati 16 punti. In pratica il rendimento è lo stesso. Ma ora, o comunque nelle ultime sfide, dovrà dimostrare di saper inventarsi qualcosa.
I GIOCATORI Sostanzialmente orfana di Godeas la Triestina non ha una punta in grado di inventarsi un gol. Ma la manovra offensiva è asfittica tanto che l’ultima rete su azione è stata realizzata da Colombo oltre un mese fa contro il Padova. Nemmeno la difesa è immune da responsabilità mentre il centrocampo non è in grado di dettare un ritmo capace di mettere in difficoltà gli avversari. L’unica novità tecnica e tattica per questo finale sarà (si spera) il recupero di due esterni di sostanza come Tabbiani e Colombo. Non resta che aggrapparsi al loro rientro, e forse a un leggero recupero fisico di Godeas, per pensare ad una svolta. Sul piano psicologico la fragilità del gruppo è acclarata: se il pubblico fischia i giocatori soffrono, se il pubblico incita la tensione li paralizza (come nel primo tempo di lunedì), se vanno sotto non riescono a rimontare, se sono avanti spesso si fanno raggiungere, quando ci sono episodi sfavorevoli non riescono a evitarli, quando ne arrivano di quelli buoni (anche contro il Modena) non li sfruttano. I maligni sussurrano che lo spogliatoio non sia unito. Ma poco importa. Contro il Modena almeno l’impegno c’è stato fino in fondo. Forse si può partire da questo elemento per non sprofondare più in basso. I tifosi hanno subito uno choc, ma saranno comunque vicini anche nelle prossime partite alla maglia alabardata e non vogliono vederla in terza serie. Il campionato offre ancora occasioni per il recupero. Ma adesso la Triestina deve tirarsi fuori da sola da questa situazione. Lavorino in pace. E bene.


