Spezia, il colossal dell'Ardenza e un futuro da conquistare
Federico Errante
Quando il Ciampi romano, nulla a che vedere con gli illustri livornesi che di nome fanno Carlo Azeglio e Pieri, decreta il triplice fischio finale, l'epifania prende le sembianze di un dejavu. Nella fotografia più non c'è più il faccione "irriverente" di Andrea Mandorlini che urla la sua gioia stringendo una sciarpa al cielo ma quella di Michele Serena che festeggia un'impresa se è possibile ancor più sensazionale dell'illustre collega.
Oggi come dieci anni fa. Ma anche no.
Sì, perchè d'impresa anche questa volta si trattava: non era la C1, non era il Livorno di Doga, Protti e Osvaldo Jaconi, ma se è per quello non era nemmeno lo scoppiettante finale di un torneo leggendario, ma un'ottava giornata di campionato apparentemente normale ma che nella realtà celava una grande paura latente: quella di una bagnata, per dirla in gergo.
La paura cioè che quel ricordo, così ingombrante nella memoria della gente, sarebbe rimasto il più bello chissà per quanto tempo: uno Spezia rattoppato, figlio di infortuni ed assenze, doveva fare la partita della vita contro un Livorno lanciatissimo, con il miglior attacco e tal Siligardi, capocannoniere del torneo. C'era il rischio della scoppola che avrebbe ancora una volta sollevato il classico vespaio delle responsabilità: premessa d'obbligo per capire le dichiarazioni a cascata del tecnico lagunare nel dopo-partita. Entusiasta e desideroso di mettere i puntini sulle 'i', ricordando a tutti che cosa è stato vinto l'anno scorso e cosa questa nuova squadra è stata in grado di fare: vincere in trasferta con cinque gol di scarto in casa del Livorno, dove in serie B aveva sempre perso. Lo ha detto con sobrietà e decisione, la stessa che aveva usato dopo il ko di Novara.
Incipit favorevole.
Giusto dire che la partita si è messa nei binari giusti con l'espulsione del portiere, a cui peraltro si augura una pronta guarigione perchè lo scontro è stato tremendo: l'1-0 e l'uomo in più hanno agevolato una squadra che purtuttavia fin dal fischio d'inizio aveva dato l'idea di voler fare la partita. Non come ad Ascoli e in parte con la Reggina. Probabilmente perchè solo con un inizio autorevole e spinto si sarebbe bloccata la comprensibile voglia di fare del Livorno, sostenuto dal pubblico dei bei tempi.
La calma dei forti.
Così il 2-0 arriva naturalmente e a Livorno lo Spezia dimostra per la prima volta un cinismo spietato: cinque gol, non tante altre occasioni nitide da segnalare, ma quello stare in campo che premia. Con pazienza e dedizione, rimanendo corti, sapendo soprattutto gestire le folate dei padroni di casa, ansiosi di riportarsi in parità, trafitti in questo senso anche da loro stessi. La paura però non passa nemmeno col doppio vantaggio: sai che queste partite non finiscono mai e che c'è tutto il secondo tempo. In campi come l'Ardenza basta una folata di vento che tutto può cambiare.
Sansovini cancella ogni speranza.
E invece si torna in campo e il 3-0 accoppa ogni speranza: a Sansovini bastano 14'' per blindare il match. Lo Spezia ogni qual volta andava a segno sembrava come voler aspettare il Livorno per poi colpirlo al cuore nelle ripartenze: e in questo senso l'infortunio a Okaka e l'ingresso di Antenucci, certamente anticipato rispetto all'idea iniziale, era la miglior mossa possibile. Perchè l'ex ascolano ha gamba per sfruttare le ipotetiche praterie che si potevano aprire davanti magari nel finale di partita. Ma, appunto quel gol di Sansovini ha messo i titoli di coda ad un film che nessun ardito sceneggiatore avrebbe potuto partorire, anche se un torvo Spinelli aspetterà il poker per lasciare lo stadio.
Concreti e cinici. Contropiedi spietati.
Se dovessimo isolare dei meriti per quest'impresa parlerei di concretezza, personalità e cinismo: tre abilità che finora non si erano viste uscire in modo così preponderante. Se succede a Livorno può essere un segnale a patto che questa squadra continui a crescere: ci sono aspetti da limare, come i cartellini gialli in serie, la difficoltà casalinga a sbloccare le partite, l'attesa per i gol di Okaka dopo che Antenucci si è finalmente sbloccato, la continuità di Davide Di Gennaro. Perchè è lui l'eroe dell'Ardenza, soprattutto perchè metto lo zampino in tutto ciò che di pericoloso arriva nell'area labronica. Questa personalità, questo genio hanno necessità e voglia di ripetersi, anche quando gli spazi sono infinitesimali e il centrocampo gira meno, anche quando Di Gennaro non dovesse accendere luce in queste dosi, anche quando gli attaccanti non inquadreranno la porta. Lì ci vorranno altre chiavi, per scardinare nuove porte.
Beata gioventù.
C'è un altro aspetto di positivo della serata toscana: la prova dei giovani. Questa sera in campo c'erano due '92 (Benedetti, Piccini), due '91 (Pasini, Iacobucci) e un '90 (Lollo), tutti ben al di sopra della sufficienza. C'era chi esordiva e che rappresentava il grande punto interrogativo della serata (Pasini), c'era chi come Iacobucci era chiamato al test verità, c'erano Piccini e Bendetti che studiano da apprendisti titolari. Tutti bene, ardimentosi, fieri e probabilmente consci delle difficoltà, delle tensioni, delle responsabilità. Li aspettiamo alla riprova quando l'avversario è diverso e l'adrenalina cambia: ma come dice Prandelli ai giovani vanno date delle chance. Quella di stasera era come una finale.
La riprova e la necessità di crescere.
Cinque gol all'Ardenza fanno schizzare le quotazioni degli aquilotti, che non sono la squadra più in forma del campionato: la palma è tutta della Ternana reduce da quattro vittorie consecutive. E proprio le due neopromosse, di nuovo rivali dopo la finale di Supercoppa della Primavera scorsa, si ritrovano fra cinque giorni al "Picco": insidie tante, vantaggi pochissimi. E' la classica riprova post-impresa, di quelli difficili da preparare, con altre assenze da gestire ma anche qualche ritorno.
Un giallo nel finale.
A Livorno finisce con un piccolo giallo che sveliamo a tutti coloro che non c'erano: dopo la festa dei giocatori sotto la curva festante dei tifosi spezzini, che hanno riservato cori a Volpi e nel finale anche a Serena, un segnale di emergenza arriva proprio dal settore ospite. Come fosse una richiesta di soccorso, forse per qualcuno che si era sentito male. Barelle, infermieri si precipitano sotto il settore. Ma dopo qualche minuto tornano indietro a mani vuote: era tutto uno scherzo, giurano. Di quelli un po' irriverenti. Un po' da derby.


