Spezia, Bovo: "Amalgamare il gruppo"
Federico Errante
Nonostante sia una delle numerose facce nuove di questo Spezia, Andrea Bovo rappresenta già un punto fermo non solo per Michele Serena ma soprattutto per i tifosi aquilotti, che in lui hanno ritrovato tutte le caratteristiche per essere un vero "uomo da Picco". Corsa, grinta, temperamente e anche qualche gol: questo è il Bovo che ha lasciato Padova voglioso di rimettersi in gioco e migliorarsi con la maglia bianca. E per capire la grande personalità di questo giocatore, basta leggere o ascoltare le risposte che ha rilasciato ai microfoni di CDS, in cui con estrema chiarezza, da profondo conoscitore della cadetteria, traccia le linee essenziali di quello che dovrà essere il campionato dello Spezia e quali dovranno essere le armi vincenti per uscirene a testa alta.
Andrea, dopo la prima amichevole con le gambe un pò appesantite, quali le prime sensazioni.
"Era semplicemente un modo per iniziare a conoscerci meglio e provare anche qualcosina che facciamo tutti i giorni; penso che nonostante la gamba poco brillante, qualcosa siamo riusciti a fare."
Corsa, agonismo e voglia sono le tue caratteristiche principali.
"Si, le mie caratteristiche sono queste. Quest'anno punto a dare continuità in fase realizzativa; l'anno scorso sono andato sopra la mia solita media e voglio ripetermi, lavorando sempre con il massimo impegno senza tralasciare gli equilibri che gli interni di centrocampo devono dare alla squadra, che con questo modulo sono determinanti. Altrimenti si rischia di prendere delle imbarcate e non deve assolutamente succedere."
Un modulo interessante ma pericoloso, dove i tre centrocampisti devono conoscersi a memoria.
"Non è un discorso che riguarda solo i centrocampisti ma l'intera squadra, che deve avere la forza e la gamba per poter coprire alcuni spazi che ogni modulo può lasciare scopreti. Il nostro li lascia sugli esterni, quindi è logico che gli interni di centrocampo debbano sempre avere la condizione fisica ottimale per sopperire a queste mancanze. Se riusciamo a trovare gli automatismi giusti, secondo me si divertiranno molto gli attaccanti, che avranno la possibilità di provare tante soluzioni, essendo in due più il trequartista."
Sei arrivato in una società imporante, ambiziosa anche se di fatto neopromossa. Che cosa ti ha spinto a scegliere questo progetto?
"Se lo Spezia è neopromosso non significa che sia meno ambizioso di una squadra che ha provato a fare bei campionati negli ultimi anni. Padova ha dimostrato la volontà di ridimensionare un pò tutto; inizialmente non è stata presa in considerazione l'idea di proseguire il rapporto insieme a me, ma solo in un tardivo secondo momento. Penso che per un giocatore la priorità sia quella di essere considerato importante in qualsiasi società. Lo Spezia lo ha dimostrato cercando di contattarmi e di prendermi con largo anticipo, e io ho dato priorità a questa idea. Perchè penso che un giocatore si esprima al massimo quando sente la fiducia di tutto l'ambiente."
Sentendo i pareri dei tifosi giunti in questi giorni, Bovo ha già fatto una buona impressione.
"Le partite in cui si deve fare bella impressione sono altre. Comunque, è importante iniziare il ritiro e dimostrare subito le proprie qulità e il proprio temperamento. Poi sarà il campo a parlare. Campo che mente pochissime volte; per cui, quando arriveranno le partite che contano, vedremo di che pasta siamo fatti."
Che numero ti piacerebbe indossare?
"Ho sempre avuto l'otto ma la priorità ce l'hanno i ragazzi che erano qui negli anni passati, che hanno già fatto un cammino ed è giusto che abbiano la precedenza. Se dovesse essere libero, mi piacerebbe riprenderlo, anche se non rappresenta certo un problema."
Parlando con i tifosi e facendo un piccolo sondaggio, sei il papabile per indossare la fascia da capitano.
"Sono tutte cose che vanno al di là di quello che è l'aspetto del ritiro; sono questioni che arriveranno quando il mister lo riterrà opportuno e quando si giocheranno le partite che contano. Adesso il pensiero è rivolto solamente a fare gruppo e creare la giusta amalgama. Perchè tempo da perdere in serie B ce n'è poco; quest'anno non ci sono corazzate ma tante squadre attrezzate, per cui il gruppo diviene fondamentale. La fascia di capitano è solo un simbolo esteriore dentro al campo: più capitani ci sono e meglio è, perchè si crea meno confusione e più certezza all'interno dello spogliatoio."
Si dice che in serie B ci voglia pazienza. Si possono perdere anche tre, quattro partite consecutive ma non essere fuori dai giochi. Tu che la B l'hai fatta ad ottimi livelli, puoi avvalorare questo pensiero?
"E' vero, ma in parte. Penso che ci voglia tanta costanza. Perdere cinque partite consecutive da un lato non ti condanna, dall'altro ti costringe a fare un cammino importante per riuscire a recuperare. E questo è forse più difficile di essere costanti. A me è capitato col Padova, a sei giornate dalla fine, di passare da una zona di classifica tranquilla a giocarmi la finale playoff. E' successo perchè non abbiamo mai sbagliato, però non sbagliare mai non è semplice. E' sempre preferibile lasciarsi un buon margine durante tutto l'anno, per gestire meglio i momenti di difficoltà e magari gioire se capita il filotto importante. Bisogna sempre fare attenzione, perchè può capitare anche agli altri di perdere cinque partite di seguito: in serie B non si mai nè tranquilli nè morti, è questo il bello."


