ESCLUSIVA TB - Valentini: “Mercato di gennaio? Se massivo, vuol dire che prima si è sbagliato troppo. Modena: De Luca aggiunge ‘cecchinaggine’, io prenderei anche un 'dieci' di qualità. Occhio a Colombo. Su Pedro Mendes e Raimondo…”
In attesa di tornare in pista, dopo l’intensa ma sfortunata parentesi di Salerno, il direttore sportivo Marco Valentini analizza rischi e opportunità della sessione di mercato invernale, fa le carte alla lotta per la promozione in Serie A, boccia Spezia e Bari e menziona i prospetti emergenti del campionato cadetto.
Direttore, quanto può incidere il mercato di gennaio sugli equilibri del campionato?
“Dipende dalla posizione di classifica in cui ti trovi… Se è un mercato fatto in maniera massiva, significa che in precedenza si è sbagliato troppo. Io sono dell’idea che il mercato di gennaio, ove prima si sia lavorato bene, serva per mandare a giocare chi non ha spazio, sostituire gli infortunati oppure colmare piccole carenze della rosa. Essendo io un esperto di subentri a dicembre, ho notato che negli ultimi 8-10 campionati le squadre coinvolte, a gennaio, nella lotta per non retrocedere erano poi le stesse anche ad aprile-maggio, pur facendo mercato. Recuperare punti nel girone di ritorno, infatti, è sempre complicato perché gli altri non stanno a guardare; l’unico modo per tirarsi fuori dalle sabbie mobili è fare un filotto di 4-5 vittorie”.
Per una squadra come il Frosinone capolista, che gioca a meraviglia, ha senso intervenire sul mercato per cercare di migliorarsi ulteriormente o piuttosto è preferibile restare così, onde non rischiare di rompere il giocattolo?
“La sensibilità sul che cosa, come, quando e perché toccare la possono avere solo le persone all’interno dell’ambiente. Laddove vai a mettere mano a un gruppo devi avere la percezione degli equilibri dello spogliatoio, al di là dei valori tecnici. Dall’esterno è difficile capire se e cosa toccare… A me sembra una squadra abbastanza completa, che sta bene fisicamente e con un allenatore seguito, quindi dipendesse da me toccherei il meno possibile”.
L’arrivo del ‘cigno’ De Luca è sufficiente per consentire al Modena di colmare il gap dalle prime?
“Ho visto più volte il Modena in questa stagione e conosco perfettamente come ragiona Sottil, col quale ho lavorato ad Ascoli… La squadra mi pare tosta, solida, strutturata e di categoria, inoltre davanti disponeva già di Mendes, che ho portato io in Italia, e Gliozzi, per cui la batteria di attaccanti è abbastanza completa. Forse De Luca aggiunge un po’ di ‘cecchinaggine’ sotto porta: è un giocatore che a me piace. Se devo trovare un difetto al Modena è la mancanza di un elemento estroso, un dieci di livello tecnico più alto, capace di stappare le partite bloccate”.
A proposito di Pedro Mendes, è il giocatore che fa al caso dello Spezia?
“Per la B è un attaccante forte, fisico e molto scaltro in area di rigore. E poi è un grande professionista, un ragazzo eccezionale, lavoratore, che vuole sempre migliorarsi. Però attorno a lui va costruita una squadra, nel senso che bisogna giocoforza portare palloni in area, perché lui non è un giocatore di raccordo, bensì un finalizzatore d’area di rigore. Lo Spezia ha altri validi elementi con quelle caratteristiche, penso ad Artistico che a me piace molto e avrei preso in considerazione”.
Le big ballano sulle punte: il Monza è vicino a Cheddira, il Venezia ad Ambrosino e anche il Palermo prenderà un attaccante per rimpiazzare Brunori: sono queste le squadre che, insieme al Frosinone, si contenderanno la promozione diretta?
“Per i primi due posti vedo Palermo, Venezia, Monza e il Frosinone, se durerà. Le altre credo che dovranno puntare ai playoff. Quanto agli attaccanti, è ovvio che nel calcio fanno la differenza ma, parlo per esperienza, a gennaio è difficile che si muovano i profili top… Bisognerebbe fare un investimento economico importante, che però poche squadre possono permettersi, perché adesso chi ha gli attaccanti forti se li tiene. Per esempio l’anno scorso, nei sei mesi in cui sono stato a Salerno, ho preso Raimondo e Cerri, sulla carta due giocatori importanti, ma per svariati motivi non hanno reso”.
La classifica precaria del Bari, unitamente al clima di contestazione e sfiducia che si respira in città, quanto complica il lavoro dello staff tecnico?
“Abbastanza, perché per cogliere dei risultati positivi c’è bisogno di armonia e serenità, mentre a Bari allo stato attuale non ce n’è. Io vedo una squadra un po’ in difficoltà, dal punto di vista atletico e anche mentale; ma mentre la parte atletica con un po’ di conoscenze si aggiusta, quella mentale è la più difficile perché c’è bisogno di un lavoro quotidiano e individuale sul piano psicologico che dev’essere accompagnato da qualche risultato positivo; diversamente, senza risultati, è tutto lavoro sprecato”.
Qual è la delusione del campionato?
“Guardando la classifica, direi lo Spezia, che l’anno scorso ha disputato la finale playoff, e appunto il Bari, squadre che sicuramente avevano in mente altri obiettivi rispetto alla salvezza. La Serie B però la conosco bene, è un campionato equilibrato e difficile, con squadre organizzate e allenatori preparati. Non ci sono partite abbordabili. E quello che hai in mente conta poco perché giorno per giorno devi sudarti la pagnotta. Il segreto per fare bene è la continuità di risultati”.
Consigli per gli acquisti: prospetti emergenti che proporrebbe a un club di A?
“A me piace molto Colombo del Monza, mentre Kvernadze e Ghedjemis del Frosinone non sono più delle sorprese. Molto interessante anche Massolin del Modena, mezzala di struttura fisica e qualità che sta cominciando a capire il nostro campionato. E poi sono contento per Raimondo, un ragazzo del 2004 che, come dicevo, ho avuto l’anno scorso alla Salernitana e adesso sta dimostrando tutto il proprio valore. Io sono un amante delle statistiche e ho notato che un giovane che esce dalla Primavera ha bisogno di 2-3 anni per imporsi. Così è stato, storicamente, per Politano, Caprari, Spinazzola… Per Raimondo questo è il terzo anno dopo la Primavera, potrebbe essere quello della sua consacrazione”.


