Insigne a cuore aperto: “In B sarei venuto solo a Pescara. Ora dobbiamo fare il miracolo”
Una chiamata, una promessa e il richiamo dei posti del cuore. Lorenzo Insigne racconta il suo ritorno a Pescara come la chiusura di un cerchio: “Verratti mi ha detto: ‘Ti aspettiamo fino all’ultimo giorno di mercato’. Non hanno messo in discussione la mia condizione e io non ho pensato alla classifica… in questa categoria sarei venuto solo a Pescara. Ho voluto chiudere il cerchio dopo 14 anni, ora dobbiamo fare questo miracolo”.
Il passaggio in Canada non lo rinnega come esperienza di vita, ma sportivamente sì: “A Toronto calcisticamente non è andata come volevo… mi aspettavo un calcio diverso. Ho avuto qualche problema fisico e non hanno conosciuto il vero Insigne”. E spiega anche perché a gennaio non è arrivata una chiamata “di A”: “Mi sono allenato da solo per 5-6 mesi e nessuno ha voluto rischiare, li capisco. Ma sapevo che mi sarebbe bastato poco a ripartire”.
Ora però si diverte, e non lo nasconde: “Tantissimo. Vedo altre squadre e mi chiedo come facciamo a essere ultimi. Faccio capire ai ragazzi di crederci, senza rimpianti”. Il ruolo da trequartista lo aiuta a gestire le energie, ma la leadership resta un dovere: “Devo dare l’esempio: se un giovane vede Insigne che pressa e corre, fa il doppio”.
Tra rimpianti e consapevolezze, Insigne ammette cosa ha perso lasciando Napoli: “Eh sì, ho perso tanto”, ma rivendica il suo percorso: “La mia vittoria è stata giocare 12 anni nel Napoli e fare il capitano”. E sul futuro, tra una battuta e una possibilità mai chiusa del tutto: “Io non ho mai detto ‘basta Nazionale’… se ci salviamo con il Pescara e faccio il Mondiale, poi posso smettere! Scherzo eh…”.


