GazzSport - Frosinone, il sogno di Stirpe: "La salvezza in Serie A sarebbe il mio scudetto"
«La salvezza in Serie A sarebbe il mio scudetto», ha dichiarato Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone. a Matteo Pierelli della Gazzetta dello Sport. Un risultato che il club non è mai riuscito a raggiungere nelle precedenti esperienze nel massimo campionato.
Analizzando le ragioni della promozione, il presidente individua nell’unità d’intenti il vero segreto del successo. «L’armonia. Sono nel mondo del calcio da 25 anni e non ho mai visto dirigenti, tecnici e allenatori non litigare tra loro. Stavolta da noi è successo, si è creata un’alchimia perfetta tra tutte le componenti ed è venuta fuori una stagione trionfale».
Una promozione che assume ancora più valore se si considera la situazione da cui partiva il Frosinone appena un anno fa. «Le aspettative iniziali erano di restituire entusiasmo alla piazza. Ho solo raccomandato a giocatori e dirigenti lealtà e professionalità nei confronti di società e tifosi», ha aggiunto il presidente.
Secondo Stirpe, una delle decisioni più importanti è stata l’affidamento dell’area tecnica a Renzo Castagnini e della panchina a Massimiliano Alvini. «Castagnini aveva una lunga esperienza nella categoria, non lo conoscevo ma me ne avevano parlato bene. Alvini lo ha scelto lui, anche se sembrava una decisione folle visto che veniva da qualche esperienza negativa: ha avuto coraggio e ci ha visto giusto. Speriamo che la magia continui anche in Serie A».
Tra i protagonisti della stagione spicca il nome di Fares Ghedjemis, autentica rivelazione del campionato e primo calciatore del Frosinone convocato dall’Algeria per una fase finale del Mondiale. Sul suo futuro Stirpe mantiene una posizione chiara. «Prima di tutto è un motivo di grande orgoglio il fatto che sia stato convocato dall’Algeria: è il primo calciatore del Frosinone a una fase finale del Mondiale. Detto questo, con lui ci comporteremo come abbiamo fatto sul mercato di gennaio: avevamo delle offerte importanti ma lui ha deciso di restare qui. In quel caso è mancata la cosa più importante, ovvero la volontà del giocatore. Quindi se vorrà rimanere qui, noi saremo molto felici».
Il presidente ha poi spiegato quale sarebbe lo scenario in caso di partenza dell’attaccante. «Se preferirà andarsene e le condizioni economiche ci soddisferanno ne prenderemo atto. Chiaro che in quel caso dovremmo trovare un sostituto all’altezza. Ma sono discorsi prematuri, al momento non ci sono segnali che voglia cambiare aria».
Guardando alla prossima Serie A, Stirpe non vuole rinunciare all’identità che ha caratterizzato il Frosinone durante il campionato cadetto. «Sì ma secondo me non proprio al cento per cento, nel senso che forse qualche accortezza in più dietro va presa. Ma deciderà l’allenatore ovviamente. Di sicuro se il Frosinone rinuncia a giocare parte già ultimo in classifica. Quindi servirà comunque un po’ di sfrontatezza ma soprattutto di originalità: se facciamo le stesse cose di un club più attrezzato di noi, sia dal punto di vista tecnico che economico, siamo perdenti. Dovremo combattere con armi diverse».
Tra le quattro promozioni conquistate nella sua gestione, il presidente ne indica una in particolare come la più significativa. «Se devo scegliere dico l’ultima perché il modo in cui l’abbiamo ottenuta è stato molto importante: giocando bene e coinvolgendo il pubblico che si è sempre divertito».
Un ruolo centrale nel progetto continua ad averlo anche lo stadio di proprietà. «Molto, non solo dal punto di vista economico ma anche perché così si crea un’empatia, una connessione, tra la società e i tifosi che hanno un punto di riferimento ben preciso», ha spiegato a Matteo Pierelli della Gazzetta dello Sport.
Ripercorrendo il suo lungo percorso alla guida del club, Stirpe individua nella retrocessione in Serie C del 2010-11 il momento più difficile della sua esperienza dirigenziale. «È stato un colpo durissimo, è come se si fosse rotto qualcosa. Però poi da lì con grandi sacrifici siamo risaliti e nel 2015 abbiamo trovato la Serie A per la prima volta».
Quando si parla di simboli della storia recente del Frosinone, il presidente non ha dubbi. «Ne abbiamo avuti tanti. Se devo fare un nome dico Daniel Ciofani, il capocannoniere della storia del Frosinone, un grande capitano e un uomo squadra».
Infine, uno sguardo al futuro del club. «Il mio ciclo è abbastanza maturo, forse anche troppo. Però ho ancora voglia di fare. L’unica cosa che posso augurare al Frosinone è di avere qualcuno che gli voglia bene almeno il dieci per cento di quello che gli voglio io».


