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Frosinone, Stirpe: "Nel 2011 ho vacillato, ora stabilità oltre la mia persona"

Frosinone, Stirpe: "Nel 2011 ho vacillato, ora stabilità oltre la mia persona"TuttoB.com
© foto di Stefano Martini TuttoFrosinone.com
Oggi alle 19:00Frosinone
Angelo Zarra

Maurizio Stirpe, l’architetto del miracolo Frosinone, ha tracciato un bilancio profondo e intimo dei suoi ventitré anni alla guida del club in un’intervista rilasciata al Quotidiano del Lazio. Una presidenza longeva, iniziata nel lontano 2003 in un clima di incertezza totale, che ha trasformato una realtà di provincia in un modello di gestione sportiva ammirato in tutta Italia. Stirpe ha ricordato con lucidità i primi passi di un'avventura che inizialmente non prometteva gloria, ma chiedeva solo sopravvivenza: "Quando nel 2003 abbiamo raccolto il Frosinone in una situazione di grande difficoltà, il primo obiettivo era restituirgli un’identità e dargli la possibilità di camminare con le proprie gambe", ha spiegato il patron, sottolineando come l'ambizione sia arrivata solo dopo aver costruito fondamenta solide e una visione di lungo periodo.

Il percorso, però, non è stato privo di cicatrici. Il numero uno del club ciociaro non ha avuto timore di indicare la retrocessione dalla Serie B alla Serie C del 2011 come il punto più basso e doloroso della sua gestione. In quel frangente, la sensazione di aver interrotto un ciclo di crescita costante ha rischiato di minare le fondamenta del progetto: "In quel momento le domande che mi sono posto sono state tante. Tante certezze sono venute meno e c’è voluta molta volontà per ricucire tutti gli aspetti che si erano sfilacciati", ha ammesso Stirpe, rivendicando però la capacità della società di saper reagire e trasformare quella caduta nel trampolino di lancio per i successi straordinari degli anni successivi, che hanno portato il Frosinone fino al palcoscenico della Serie A.

Oggi, con la saggezza di chi ha visto il calcio cambiare pelle per oltre due decenni, la priorità di Stirpe si è spostata dal risultato immediato del campo alla solidità della struttura. Il sogno non ancora realizzato non riguarda un trofeo in bacheca, ma la creazione di un organismo capace di sopravvivere al suo stesso creatore. L'ossessione del presidente è ora il completamento delle infrastrutture e l'efficientamento dei servizi allo stadio: "Dobbiamo dare al movimento una stabilità maggiore, che non dipenda soltanto dagli impulsi che posso dare io personalmente", ha dichiarato, delineando una strategia che mette l'indipendenza organizzativa e patrimoniale davanti a tutto. Una lezione di stile e lungimiranza che spiega perché, a Frosinone, il calcio sia diventato molto più di un semplice gioco domenicale.