FROSINONE, SOSTA OPPORTUNA
Francesco Rossi
Sono giorni di assoluto relax in casa Frosinone. La sconfitta del “Martelli”, per quanto mal digerita, non ha creato particolari scossoni in seno alla squadra. C’è in tutti la consapevolezza che quanto fatto fino ad oggi è assolutamente positivo. L’unico appunto, se proprio si vuole andare fino in fondo, è la discontinuità di rendimento. Vero è che nell’era dei tre punti un pari equivale ad una mezza sconfitta, però un risultato positivo è sempre una buona base su cui poter lavorare in maniera serena. Di questa fase altalenante a risentirne maggiormente è sicuramente il reparto arretrato, nonostante uno strepitoso Sicignano. Le scoppole rimediate al “Manuzzi”, in casa contro l’Ascoli (che comunque qualche giorno dopo, è giusto ricordarlo, ne ha rifilati altri 4 sul terreno del Gallipoli), o la stessa tripletta subita sabato, sono segni evidenti di una tenuta psicologica fragile. Una volta subito lo svantaggio la squadra si blocca, vittima probabilmente, delle sue stesse paure. Paure che nascono evidentemente da situazioni pregresse che hanno lasciato il segno. Moriero in questo delicato passaggio dovrà lavorare più sulla testa dei suoi uomini, che sull’aspetto tecnico. Perché quando la mente è libera, il Frosinone riesce ad esprimere forse il più bel calcio di tutta la serie B. Non è neanche questione di modulo. Il 4-2-3-1 viste le caratteristiche degli uomini a disposizione, è quello sicuramente più congeniale. Il talentuoso Calil è uno che ama partire da dietro per creare spazi e agevolare i compagni. Troianiello sull’out sinistro è una garanzia. Senza dimenticare Cariello, valida alternativa al brasiliano, nato per giostrare nella trequarti campo. In mezzo Aurelio e, un po’ più dietro Basha e Biso rappresentano assolute garanzie. Bene ha fatto la società a non privarsi dell’esperienza e del dinamismo di Mattia Biso vero e proprio mastino del centrocampo. Il modulo di Checco Moriero è comunque molto dispendioso (in fase di copertura i due esterni alti sovente arretrano), ed avere in mezzo uno stantuffo dai sette polmoni è di fondamentale importanza. Nonostante questo dispiegamento di forze in fase di non possesso palla, dalla cintola in giù si registra qualche problema. Sicuramente i continui infortuni non aiutano. Eccetto Bocchetti, gli altri tre del reparto difensivo non sono mai gli stessi. Vuoi per infortuni, vuoi per problemi vari. Questo penalizza parecchio perché non si riesce a trovare un’intesa tra chi deve difendere Sicignano. L’amalgama e i sincronismi in una squadra di calcio sono tutto. Rappresentano quell’ossatura standard sulla quale impostare poi tutto lo sviluppo della manovra.
Forse la pausa casca a fagiolo. Intanto permette di scaricare qualche tossina e nel contempo di ricaricare le pile. Ma può anche essere utile al recupero di qualche indisponibile. Scarlato, Maietta, Caremi e Stellone hanno buone possibilità di rientrare col gruppo ed essere così arruolabili sin dalla prossima gara. Che vedrà di scena al “Matusa” la capolista Lecce di Gigi De Canio. I salentini tra l’altro arrivano in ciociaria col dente avvelenato per via della batosta rimediata all’andata in cui il Frosinone diete spettacolo passando agevolmente per 3-1. Era probabilmente un altro Lecce. Per Moriero, leccese puro sangue sarà l’ennesimo tuffo nel passato. Ma anche l’occasione buona per riprendere la marcia verso traguardi che alla vigilia nessuno osava immaginare.


