FROSINONE, O SI FA IL GALLIPOLI O SI MUORE
Francesco Rossi
Tutto in una notte. Come la celebre pellicola di John Landis, il cui personaggio principe Ed Okin per via di una vita insoddisfacente soffriva d’insonnia e trovava il lavoro monotono. La sua vita cambia quando all’aeroporto incontra Diana. A Frosinone a soffrir d’insonnia sono i tifosi per via dell’incubo retrocessione. I calciatori da piccoli cammei di inizio stagione sembrano essersi trasformati in fantasmi dell’opera. Ma l’incontro come nel film ci sarà. A breve. In Ciociaria venerdì sera sbarca il derelitto Gallipoli di Ezio Rossi. Una gara da dentro o fuori. Una gara da vincere senza appello e senza esitazione. Per respingere l’assalto della Reggina, per tenere a debita distanza Mantova, Padova e gli stessi salentini. Moriero ha intensificato i carichi di lavoro dopo la disfatta di Sassuolo. Pasqua e pasquetta a pestare l’erba del Casaleno. A questo punto servono a poco numeri e moduli. Serve ritrovare i tre punti per riprendere un po’ di ossigeno e mandare quasi all’inferno gli ospiti. E’ inutile anche imbattersi in tatticismi esasperati che altro non fanno che confondere ancora di più l’ambiente. Ma guai a sottovalutare l’avversario, o prenderlo sottogamba. Anche i giallorossi sono all’ultima spiaggia e si giocheranno le ultime fiches sul tavolo verde della salvezza. Il pallone non regala certezze. Non c’è un nero che vince ed un rosso che perde.
E’ una roulette impazzita. Vince chi segna un goal in più dell’avversario. E se il vademecum delle cose da non fare del Frosinone è pieno zeppo di sottolineature rosse, la voce relativa alle marcature per fortuna non difetta. La squadra è comunque portata ad attaccare, è sicuramente nata per offendere, con il rischio certo di rimanere offesi. Ma questo fa parte del dna del bravo offensivista. Guai se così non fosse. Inevitabilmente uno score come quello delle ultime sette giornate farebbe venire i brividi lungo la schiena anche al più temprato lottatore dell’antica Grecia. Figurarsi a chi è abituato a belle auto e belle donne. Il bivio è ad un tiro di schioppo. Guai a sbagliare direzione, vorrebbe dire compromettere tutto il cammino fin qui effettuato con il serio rischio di vedere spalancate le porte che conducono nel limbo delle serie inferiori. Lo scorso anno di questi tempi al Matusa andava di scena più o meno la stessa commedia, lo stesso copione, con qualche attore e regista diversi. Alla fine è andata bene anche perché quel cast aveva comunque un andamento più stabile, più lineare. Oramai a nove giornate dalla fine Moriero e i suoi ragazzi devono capire che o di riffa o di raffa bisogna tornare a fare punti pesanti. Attaccare senza isterismi, circuire l’avversario, sfiancarlo per poi colpirlo ed affondarlo. Bisogna tornare a recitare da cammei come ad inizio stagione. Per fare questo tocca scendere in campo con la mente sgombra e con il sangue negli occhi. L’anticipo con il Gallipoli è il primo esame di riparazione. Superato questo ne rimangono otto, ma con tre punti in cascina la forbice con la zona pericolo potrebbe nuovamente allargarsi regalando dopo settimane di trepidazione qualche ora tranquilla. Fino al prossimo ostacolo evidentemente.


