Frosinone, Koutsoupias si racconta: "La Serie A un sogno clamoroso, ma ora voglio la Nazionale"
Lo stadio è vuoto, ma l’eco dell'ultima notte magica contro il Mantova resta ancora impresso nelle mura dello Stirpe. Ilias Koutsoupias lo guarda e sorride: pochi giorni fa quel catino era pieno, vivo, decisivo. Oggi è silenzioso, ma per il centrocampista greco conserva tutto il peso di una stagione irripetibile, culminata con il ritorno del Frosinone in Serie A contro ogni pronostico della vigilia e davanti a autentiche corazzate. In una lunga intervista, il calciatore ha ripercorso le tappe di una cavalcata straordinaria, tra retroscena di mercato, la guida di Massimiliano Alvini e la gioia personale più grande.
"Quando lo stadio è pieno è sicuramente più bello. L’ultima partita col Mantova era uno spettacolo, l’ambiente che si respirava era clamoroso. Però anche vuoto, per struttura, secondo me questo è forse lo stadio più bello della Serie B. La verità è che non ho ancora realizzato quello che abbiamo fatto. Sicuramente non siamo partiti con l’ambizione di fare un campionato del genere, vincerlo e andare in Serie A diretti. Però il Frosinone è sempre stata una società importante, strutturata bene. Non ha speso quello che hanno speso altre squadre come Monza, Venezia o Palermo, ma qui le cose si fanno per bene. È stato un campionato anomalo, con quattro squadre lì fino alla fine. Vincere contro avversarie così rende tutto ancora più bello."
Il centrocampista ha individuato il momento esatto in cui all'interno dello spogliatoio ciociaro è scattata la scintilla decisiva per credere nel bersaglio grosso, spendendo poi parole di profonda stima per il proprio allenatore.
"Il momento chiave resta la giornata in cui il Monza perde a Mantova e abbiamo capito che il destino era tornato nelle nostre mani. Fino a quel momento non dipendeva da noi. Poi arrivavano i risultati dagli altri campi e dentro di noi qualcosa è scattato. Contro la Juve Stabia è stata una partita difficilissima, ma quando è finita e sapevamo che mancava una sola partita al sogno, è stata una cosa clamorosa. Se un anno fa mi avessero detto che avrei collezionato otto gol e quattro assist avrei risposto: 'posate il vino'. Invece è il frutto del lavoro. Gran parte del merito va a Massimiliano Alvini: dal primo giorno di ritiro aveva le idee chiare. Ci credeva anche quando noi ci credevamo un po’ meno. Il mister e lo staff sono stati bravissimi a gestire e preparare le partite."
Nel corso del campionato, il classe 2001 ha dovuto stringere i denti a causa di problemi fisici, superando definitivamente i fantasmi legati alla rottura del legamento crociato subita a Bari nel gennaio del 2024.
"A gennaio ho convissuto con un fastidio al flessore e giocavo al 50%. Rischiavo di farmi male, ma mancavano giocatori e ho dovuto stringere i denti perché ci giocavamo qualcosa di importante. Da fuori magari dicevano che ero stanco, io sapevo che non era la verità e l’ho sofferta. Poi mi sono fermato con l'Entella e sono ripartito meglio. Nel 2024 l'infortunio al crociato fu uno shock, ma mi sono messo in testa che dovevo tornare più forte di prima. Mi ha fatto perdere tempo, ma mi ha fatto crescere tanto. La vittoria di quest’anno è ancora più bella dopo difficoltà del genere."
Il 2026 del centrocampista non sarà ricordato solo per il trionfo sportivo, ma soprattutto per un importantissimo evento familiare che lo attende a breve, prima di valutare i prossimi passi della carriera.
"È stato l’anno più bello della mia vita. A parte le vittorie, quest'anno diventerò papà e questa è la cosa più importante. La dedica con il pallone sotto la maglia è arrivata contro l'Empoli, non vedevo l'ora. Il futuro? Ho ancora un anno con il Frosinone, qui sono stato benissimo ma parlerò con il direttore e con la società e capiremo insieme la soluzione migliore. Ora l'obiettivo diventa la Grecia. Quando mi sono fatto male al ginocchio avevo scritto ogni giorno un obiettivo su un foglio: Mondiale 2026. La Grecia non si è qualificata e la chiamata non è ancora arrivata, ma adesso la Nazionale non è solo un sogno, è un obiettivo concreto. Non vedo l’ora di essere chiamato."


