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FROSINONE, I NUMERI IMPIETOSI DI UNA CRISI SENZA FINE

autore
Francesco Rossi
domenica 4 aprile 2010, 17:25Frosinone
autore Francesco Rossi
04.04.2010 17:25Frosinone

I numeri sono la quinta essenza del calcio. Ne danno l’idea, la dimensione e ne tracciano un percorso reale su obiettivi veri e non presunti tali per presunzione aleatoria. I numeri come giudice inappuntabile e incontestabile. Alzi la manina chi pensa il contrario. Data per buona questa indiscutibile teoria, urge un’analisi immediata e profonda in seno al Frosinone Calcio. Qualcosa non va. E con questo non abbiamo l’ambizione di voler di scoprire l’acqua calda. I numeri (sempre loro), sono impietosi relativamente alle ultime 7 partite: 5 sconfitte e due pareggi. Senza però voler assolvere le varie fasi alterne (come le targhe del giovedì), che ha attraversato la banda canarina durante l'arco della stagione. Inutile ricordare le epiche sconfitte casalinghe contro Ascoli (1-5), Lecce (0-4), Sassuolo (0-3), e ultima contro il Piacenza (2-3), più pesante nelle conseguenze che nel punteggio. Meglio soffermarsi sul recente passato e sul futuro prossimo. Fino alla vittoria casalinga sull’Empoli (3-2) datata quinta giornata, la squadra navigava a vista, pur tra balbettii e esibizioni degne dell’Ariston. Cosi era. E anche grazie alle concorrenti dormienti la situazione era sotto controllo. Semmai è vero il contrario, e qualcuno cullava e accarezzava il sogno chiamato play off. Nulla faceva presagire un calo di una portata tale, da far arrossire persino il Mibtel nei giorni di maggior nervosismo delle borse mondiali.

A differenza del variegato mondo finanziario, in casa gialloblù nessuno prevedeva una crisi così profonda, e nessuno era preparato. Un po’ come il terremoto “vigliacco” che arriva sempre nel cuore della notte. Il crollo non c’è ancora stato, ma le scosse aumentano settimana dopo settimana. Dai e dai prima o poi ci scappa l’irreparabile. I sismografi pallonari non promettono nulla di buono. In casi come questi, non potendo cambiare un’intera struttura, si cambia il capo mastro. Il geometra. Il capo cantiere. Anche perché il tempo stringe e le crepe aumentano. Lo spogliatoio inizia a fare acqua da tutte le parti. Il rigore fallito da Stellone al tramonto della partita col Sassuolo, forse è l’ennesimo piccolo segnale. L’ennesima picconata. Per carità del tutto involontaria. Ma quando si mette di mezzo anche la sfiga, non c’è tarocco che tenga. La condizione fisica poi è, (sembra), ai minimi storici. Perché delle due una: o la “benza” è finita, e visti i rincari di questi giorni è difficile ipotizzare un rifornimento immediato e in tempi rapidi, oppure si sta assistendo ad una visione riveduta e corretta dell’opera dei pupi in versione russa da Bol’soj. Meglio allora godersi dalla galleria la prossima esibizione.

I numeri, sempre e solo loro. 11, 7, 15. Ancora, 40, 54 e poi - 14 e - 26. Non è la sestina con numero jolly del superenalotto. Sono i numeri che fotografano e inchiodano la stagione frusinate a 9 turni dal termine. E ne bocciano senza termini tutto il cammino. E’ bene inteso dirlo, una bocciatura preliminare. Ci sta sempre l’appello. Saprà Moriero vincerlo? A questo punto, Lubrano docet, la domanda nasce spontanea. Perché dopo l’appello c’è la condanna. Oramai  tutti i gradi di giudizio sono stati scalati. Si è giunti all’ultimo gradino. Per i “proclama di Moncalieri” non c’è più tempo. Massimo d’Azeglio prese atto che la camera elettiva non gli dava più il consenso e passò il testimone al Re Vittorio Emanuele III, primo passo per l’avvento di Cavour. Il tecnico leccese dovrebbe, con una decisione che lo gratificherebbe, fare un passetto indietro e rimettere il mandato nella mani di Stirpe. Perché se ha ancora con lui la squadra allora nasce qualche dubbio sulle sue capacità di pilotare anche solo alla salvezza, una formazione di discreto livello, e che in questa serie B non faticherebbe a chiudere nei quartieri medio alti. Se invece ritiene che questo tracollo sia dovuto a qualche frizione interna, a qualche corrente avversa minoritaria o maggioritaria che sia, abbia l'onestà intellettuale di riconoscerlo, e a maggior ragione fare le valigie. Il grafico rimarca un po’ quello di Lanciano, sua prima esperienza da allenatore nell’italica pallonara. Partenza sprint, zona play off , poi d’improvviso il karakiri, dovuto i parte è giusto sottolinearlo a una forte penalizzazione che subirono i frentani. Dalla società tutto tace. Decidere di non decidere è un pericolosissimo gioco d’azzardo, come se non peggio, della roulette russa. Sarebbe opportuno che dai vertici arrivi qualche segnale forte e deciso. Alla vigilia di Pasqua sono pochi gli allenatori arruolabili. Tra i poco fortunati, Gigi Cagni, tecnico esperto come pochi per la categoria. E’ arrivata l’ora della decisioni importanti e irrevocabili…

 

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