Frosinone, Carboni: "Siamo tutti in discussione"
Francesco Rossi
Guido Carboni atto I. Alle 18:00 di ieri pomeriggio è ufficialmente iniziata l’era del nuovo tecnico. Un nuovo corso che nella speranza di tutti dovrà inevitabilmente condurre alla salvezza. A fare gli onori di casa il presidente Stirpe che prende subito la parola ”Prima di ufficializzare il tutto ho voluto parlare con i tifosi per spiegargli le mie intenzioni. Ritengo il rapporto con loro fondamentale e determinante. Ci siamo parlati a quattr’occhi e serenamente. Per me viene prima di tutto l’onestà nei confronti di chi con sacrifici segue la squadra. Preferirò sempre-prosegue Stirpe- una retrocessione ad un logoramento nel rapporto coi nostri tifosi che sono il patrimonio più importante. Come saprete non è mio costume agire in questo modo con la sostituzione in corsa. Per una serie di motivi. Qui però purtroppo s’è resa necessaria. La squadra non dava più niente al tecnico, e il tecnico non riusciva più a dare niente alla squadra. Ovviamente me ne assumo in pieno le responsabilità. Non voglio ci siano parafulmini compreso Carboni. Peccato -ancora il pensiero del presidente- perché la squadra fino al 20 febbraio era settima ed esprimeva il più bel calcio che a Frosinone si sia mai visto. Poi qualcosa è successo. Abbiamo cercato in tutte le maniere di intervenire. Abbiamo isolato la squadra da tifoseria e stampa con ritiri e silenzi, siamo stati vicini. Però niente ha funzionato. Mi è dispiaciuto giungere a questa conclusione che si è rivelata costretta. Abbiamo aspettato l’ultima fermata utile proprio perché speravamo in una ripresa. Ai ragazzi quando ho comunicato la mia decisone ho detto loro che da oggi non avranno più alibi e come ho fatto io, che ripeto mi ritengo il principale responsabile, anche loro dovranno iniziare a pedalare. Ho scelto Guido Carboni perché ha in corpo il giusto veleno che sono convinto trasmetterà alla squadra per tirarci fuori da questa situazione.”
Carboni seduto accanto annuisce, condivide e subito prende la parola “ Intanto ringrazio subito il presidente e la proprietà - le prime parole del neo tecnico ciociaro- sarà retorico ma se ho accettato è solo ed esclusivamente perché sono convinto di farcela. Non ho altre certezze tipo contratto lungo o ingaggio chissà di quanto. Nulla di tutto ciò. Il primo a rimettermi in gioco e rischiare sono proprio io. Arrivo da qualche esperienza negativa anche se formativa con tutto che senza volermi giustificare solo in parte è dipesa da me. Ci credo nonostante la peggiore difesa di tutti i campionati dopo la Salernitana, nonostante lo score di 8 sconfitte nelle ultime 11 gare. Ma c’è un girone di andata che ha detto che le cose evidentemente non stanno così. In questo momento la squadra è entrata in una situazione da dalla quale non riesce ad uscirne tocca a me dare quella scossa propedeutica. Però sono stato chiaro col presidente: io sono a disposizione 25 ore su 24 ma non posso fare tutto. Anche lui e la proprietà devono darci una mano ricompattando l’ambiente che spero diventi anche mio ma che in questo momento agganciandomi a quanto detto dal presidente è patrimonio della società. Bisogna lottare per mantenere la categoria. La squadra in questo momento è sfiduciata ed ha il morale a pezzi oltre il limite. Il mio compito innanzitutto è quello di ridarle un po’ di entusiasmo partendo dalla difesa. Il calendario proibitivo? Boh. Il modulo? Non lo so o meglio faccio finta di non saperlo. Ripeto anche io mi gioco una fetta importante di carriera ma se ho accettato è anche perché questa è una delle poche società serie in tutto il panorama nazionale. Non ero un fenomeno qualche anno fa quando disputai alcune buone stagioni, non sono “coglione” adesso scusatemi il termine che magari arrivo da un paio di annate così così. Lo scorso anno quando ho accetto il Rimini, lo dicevo poco prima al direttore, dopo 48 ore me ne ero già pentito perché avevo capito com’era la situazione. Qui è completamente diverso ed anche se ho trascorso l’ultimo mese a raccogliere asparagi ho comunque seguito la vicenda. E mentre ieri arrivavo da Pescara già pensavo al lavoro da fare perché conosco buona parte dei calciatori e so cosa possono dare. Proprio per questo motivo a ottobre e novembre mai avrei immaginato di ritrovarmi su questa panchina. Invece ora sono qui contentissimo di esserci con davanti uno score pericolosissimo dal quale dobbiamo uscirne prima possibile. Dobbiamo tutti rimetterci in discussione. Lo ha fatto la società cacciando un allenatore a maggior ragione dobbiamo farlo io e i calciatori".


