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EDITORIALE

Empoli schiacciasassi, la serie A è dietro l'angolo. Palermo, i nodi vengono al pettine. Il borsino della lotta salvezza: chi è in salute e chi arranca

20.04.2018 00:02 di Marco Lombardi   articolo letto 1138 volte
© foto di Federico Gaetano

Prosegue a vele spiegate la marcia dell’Empoli targato Aurelio Andreazzoli. I toscani si limitano al compitino, espugnano Cesena e ipotecano la A. Gara subito in discesa per la capolista, che in un baleno è già avanti 0-2. Impotenti, i padroni di casa brancolano nel buio per la prima mezz’ora. Da lì in poi gli azzurri peccano di presunzione e staccano la spina: difesa e centrocampo gigioneggiano, votandosi ad una sfacciata leziosità che sconfina nella letargica melina, e di pari passo i romagnoli, sorretti da una condizione atletica invidiabile, prendono campo e fiducia. Fino ad acciuffare il meritato pareggio. Gioia effimera, perché in un amen (circa due minuti, secondo più secondo meno) l’implacabile ʿcaliffoʾ Donnarumma spegne i pruriti dei bianconeri e impacchetta una vittoria che ha il profumo inebriante della massima serie.

Perde terreno il Palermo, affetto da pareggite acuta e scavalcato al secondo posto dal Frosinone. Per gli isolani i nodi vengono al pettine. La squadra di Tedino, legata a doppio filo alla buona vena della premiata ditta Coronado-Nestorovski,  paga il semi-immobilismo (in entrata) sul mercato di gennaio allorquando tutte le dirette concorrenti non hanno lesinato sforzi per rinforzarsi. Mancava come il pane un’alternativa di spessore al bomber macedone ed è arrivato Moreo che, con il dovuto rispetto, non è Calaiò… Infelice poi la decisione di privarsi a cuor leggero di Thiago Cionek, pilastro di una retroguardia martoriata da plurime defezioni. Silurato il ds Lupo, rimpiazzato da Valoti, ora ad essere in discussione è lo stesso Tedino. L’ex tecnico del Pordenone fa buon viso a cattivo gioco ostentando una sicurezza granitica che tradisce un certo nervosismo, conscio com’è di poter saltare al primo refolo di vento. Siccome però i guai non vengono mai da soli, ecco che un macigno si abbatte sui rosanero: è notizia delle ultime ore che Nestorovski, infortunatosi a Cittadella, avrebbe chiuso anticipatamente la stagione. Nel frattempo Zamparini, insoddisfatto, mastica amaro e riflette…  La squadra è con Tedino e un ribaltone, a sei giornate dal termine, sarebbe un salto nel buio. Troppo rischioso. La sensazione è che il Palermo si trovi in un vicolo cieco, il pericolo che l’annata si risolva in un flop è concreto.

Turno infrasettimanale interlocutorio in coda, dove si è mosso poco. Chi sta meglio di tutte è il Brescia, corsaro a La Spezia. Va dato atto a mister Boscaglia, che in questi mesi ha imparato a convivere con i frequenti mal di pancia di Cellino e la spada di Damocle dell’esonero-bis puntata sulla testa, di aver trovato la quadratura del cerchio. I risultati parlano per il tecnico siciliano, la salvezza è ad un passo. Con buona pace di tutti. Relativamente tranquilla anche la Salernitana, che impatta con la Cremonese e avanza a piccoli passi. Tangibili i segnali di ripresa lanciati dai grigiorossi, vessati da un’ inenarrabile catena di infortuni (addirittura nove gli indisponibili contro i campani) ma decisi a tirarsi fuori quanto prima da una posizione di classifica che non appartiene loro. Bene le piemontesi. Il Novara cancella l’onta della disfatta casalinga contro la Ternana bloccando il Bari al ʿSan Nicolaʾ. E il pareggio sta pure stretto agli azzurri, che hanno ben donde di recriminare per la mancata concessione di un rigore ʿsolareʾ. Colpo di coda della Pro: la truppa di Grassadonia sbugiarda gli pseudo ʿsoloniʾ che la davano per spacciata, stende il Pescara e infligge il primo dispiacere a Bepi Pillon. I Leoni sono più che mai vivi e pienamente in corsa, la zona playout dista appena 3 lunghezze e la trasferta di Chiavari contro un’Entella in grande difficoltà, arrivata al rush finale col fiatone, potrebbe riaprire completamente i giochi. Non se la passa meglio l’Ascoli, reduce da due sconfitte consecutive e alle prese con le polveri bagnate dei propri attaccanti. Cade l’Avellino tra le mura amiche del ʿPartenioʾ, piegato in zona Cesarini da un Frosinone cinico e spietato. La sconfitta degli irpini, però, è lenita dai contestuali passi falsi delle dirette concorrenti che consentono alla squadra di Foscarini di mantenere intatto il margine di vantaggio (+2) sul quintultimo posto, occupato da un Cesena coriaceo e in salute, malgrado il ko. In crescita esponenziale, infine, la Ternana, che manca di un soffio il terzo acuto consecutivo. Al 'Liberati' il Foggia sbarella, poi ci pensa Mazzeo sui titoli di coda a togliere le castagne dal fuoco fissando il risultato sul 2-2 finale. Intanto sale la febbre da derby, per le Fere lo snodo cruciale di una stagione travagliata.


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