Acr Messina, nulla di fatto con la cordata cittadina
Una trentina di imprenditori e liberi professionisti messinesi sta provando a dare una scossa all'immobilismo che caratterizza l'attuale panorama calcistico cittadino. Come confermato dal presidente Alfredo Di Lullo a Radio Messina International, il gruppo ha incontrato venerdì scorso a Milano Arturo Di Mascio, finanziatore dell'ACR Messina, per trattare l'acquisizione del pacchetto di maggioranza della società che militerà per la terza stagione consecutiva in serie D. Nulla di fatto, dal momento che l'attuale proprietà è disponibile a cedere al prezzo simbolico di un euro soltanto il 40% delle quote e due consiglieri di amministrazione su cinque.
Di fronte alla prospettiva di ricoprire cariche non decisionali e di non poter incidere dal punto di vista tecnico la cordata cittadina si è fermata. Alcuni imprenditori si sono fatti da parte, altri stanno vagliando una seconda ipotesi: investire comunque nel calcio peloritano, orientandosi però sull'USD Camaro Messina, che milita in Eccellenza. Provando a ripercorrere la strada già scelta negli anni '90 da Emanuele Aliotta, che costituì la Peloro, nata dalla fusione di Villafranca e Tremestieri.
Secondo quanto emerso non si tratterebbe di un progetto concorrenziale all'ACR, anche per non turbare una tifoseria che fin qui ha giurato fedeltà alla prima realtà cittadina. Peraltro il Camaro da tre stagioni gioca a porte chiuse e dopo aver rizollato a proprie spese il manto erboso dovrebbe sobbarcarsi ulteriori costi per riaprire al pubblico lo stadio "Celeste".
Se i soggetti coinvolti troveranno un accordo e riusciranno magari a coinvolgere altri imprenditori il gruppo potrebbe acquisire il 60% delle quote del Camaro, mentre l'altro 40% resterebbe in mano alla famiglia Chiofalo, a capo del sodalizio dal 1993.


