Südtirol, Possanzini: “Sono contento, abbiamo giocato senza perdere la nostra identità”
Redazione Milano
Südtirol torna dall’Arena Garibaldi con un pareggio per 2-2 contro il Pisa, al termine di una partita intensa e ricca di spunti. Al termine della gara, il tecnico biancorosso Davide Possanzini ha analizzato la prestazione della sua squadra, soffermandosi sulle scelte tattiche, sulla crescita del gruppo e sulla gestione dei momenti della partita. Non sono mancati anche gli elogi a Vasic e le parole affettuose per Tommaso Marras, suo ex giocatore.
Mister, complimenti per la prestazione della sua squadra su un campo difficile come l’Arena Garibaldi. Ha sorpreso lo schieramento iniziale, con un 3-3-4 in fase di possesso: era una soluzione studiata appositamente per questa partita?
“No, in realtà è una soluzione che provo già da tempo. Cerchiamo di lavorare molto sui principi di gioco, cercando di capire gli spazi che ci concedono gli avversari. Studiando il Pisa di Paolo, avevo immaginato che l’assetto sarebbe stato probabilmente simile al nostro e che si sarebbero creati tanti duelli individuali. Sarebbe stato difficile affrontare tutta la partita accettando uomo contro uomo.
Volevo quindi creare spazi diversi, invertendo il vertice: quando giochi con un 2-1 rischi di andare incontro ai braccetti e al perno avversario. Ho cercato di mettere Rispoli alle spalle dei loro centrocampisti, per allungare le corse dei tre centrali e dare ai nostri centrocampisti la possibilità di creare un tre contro due in mezzo al campo. I ragazzi hanno interpretato molto bene questa soluzione, riuscendo spesso a liberare un uomo tra le linee.
Sono contento perché era qualcosa che avevamo preparato e che è riuscito. Il Pisa è una squadra forte, che magari non sta attraversando un momento felicissimo dal punto di vista dei risultati, ma che ho visto disputare buone prestazioni. Ha giocatori capaci di pulire anche palloni difficili e creare occasioni, come successo in occasione del primo gol. Sono soddisfatto dei miei ragazzi: hanno disputato una partita bella e gagliarda, esattamente come avevo chiesto. Venire qui significava soprattutto non perdere la nostra identità, indipendentemente dal risultato. Il fatto di aver ottenuto un pareggio senza snaturarci mi fa enormemente piacere”.
Anche la posizione di Molina dentro al campo è stata una sorpresa.
“È vecchio e non ce la fa più a fare tutta la fascia, quindi mi dovevo inventare qualcosa (sorride, ndr)”.
Ieri aveva detto che il Südtirol sta assumendo sempre di più l’identità che vuole vedere. In cosa ha notato un ulteriore passo avanti? Anche nella gestione degli episodi, un aspetto sul quale aveva insistito. E cosa ha pensato sull’ultimo episodio in area che ha coinvolto Molina?
“Credo che la disamina sia giusta. Nonostante nelle ultime cinque partite ne abbiamo perse due e pareggiate le altre, penso che a livello di prestazioni abbiamo fatto ancora meglio rispetto alla prima parte di stagione, prima della sosta. In quel periodo avevamo probabilmente ottenuto il massimo, a volte anche senza meritare di vincere, perché siamo stati fortunati e gli episodi sono girati dalla nostra parte.
Gli episodi, però, alla lunga non ti premiano sempre. È un po’ come andare al casinò: magari vinci qualcosa all’inizio, ma poi rischi di perdere tutto prima di uscire. Sto cercando di trasmettere alla squadra l’idea che dobbiamo giocare, passare e costruire qualcosa attraverso i nostri principi.
Oggi siamo venuti qui e abbiamo disputato la partita che avevamo preparato. Siamo stati bravi anche nella gestione dei momenti successivi ai gol, fatti o subiti. Statisticamente, dopo un episodio del genere ci sono spesso cinque o sei minuti in cui può succedere qualcosa: un’occasione per gli avversari oppure per noi. È importante restare dentro la partita e non perdere la calma. Oggi i ragazzi lo hanno fatto bene. Non dico che siamo stati bravi perché siamo stati fortunati, ma abbiamo gestito bene quei momenti, senza farci prendere dalla fretta, anche quando eravamo in svantaggio.
Credo che abbiamo fatto un piccolo passo avanti in termini di maturità e spero che possa essere un punto di partenza.
Molina dentro al campo deve giocare per caratteristiche. Ha tanta personalità e, anche se negli ultimi anni ha fatto prevalentemente il quinto, secondo me è una mezzala. Mi piace portarlo dentro perché ha qualità e personalità. Non a caso, il gol nasce anche da una sua bella giocata”.
Il Südtirol ha segnato 13 gol, ma in diverse occasioni non è riuscito a trasformare le prestazioni in vittorie. È un aspetto che la preoccupa?
“No, perché davanti abbiamo giocatori potenzialmente forti. Finché vedo una squadra che crea, ci prova e produce occasioni, devo continuare a insistere su questo aspetto. Probabilmente non abbiamo ancora un giocatore che garantisca quindici gol o numeri importanti, quindi dobbiamo lavorare e io ho il dovere di spingere i ragazzi ad alzare il proprio rendimento.
Oggi sono contento per quello che ha fatto Vasic. Per me è un centrocampista che può giocare anche da esterno. Si è adattato a questa posizione, ma in futuro potrebbe diventare una soluzione importante. È un giocatore che ha numeri e qualità, anche se finora non è riuscito a dimostrarli pienamente. Devo accompagnare questi ragazzi in un percorso di crescita e aiutarli a crederci. Abbiamo una rosa giovane e forte, ma senza ancora tante certezze: dobbiamo costruirle attraverso il lavoro”.
La squadra segna e subisce relativamente poco. È più contento dei due gol realizzati o arrabbiato per i due incassati?
“A me piacerebbe sempre fare un gol in più degli avversari. Per come li abbiamo presi, il secondo mi dà un po’ fastidio, perché quando subisci una rete su calcio piazzato ti rode sempre. Sul primo, invece, bisogna riconoscere anche la qualità degli avversari. In ogni analisi non si può parlare soltanto di demeriti propri o di meriti propri: bisogna anche rispettare quello che fanno gli altri.
Devo capire su cosa possiamo migliorare, ma oggi sono contento della partita disputata. Abbiamo fatto tante cose bene e, in un altro momento del nostro percorso di crescita, probabilmente con maggiore consapevolezza e convinzione avremmo anche potuto vincere, per come si era messa la gara. Fino all’espulsione abbiamo giocato cercando di fare quello che avevamo preparato. Mi prendo il risultato che è arrivato e continuerò a lavorare. A me interessa vincere, indipendentemente dal fatto di subire o meno gol”.
Ha già parlato di Vasic, ma che giocatore è e cosa si aspetta da lui? In passato sembrava destinato a diventare un grande talento, poi ha attraversato un momento di flessione.
“Vasic è un ragazzo eccezionale, molto sensibile. Come tanti giovani, spesso sente il bisogno di dimostrare subito qualcosa o di ripagare la fiducia che gli viene data. Io cerco di farlo stare tranquillo: mi basta che continui a fare quello che fa ogni giorno, impegnandosi e andando a duemila all’ora. Prima o poi le cose arriveranno.
Oggi gli ho chiesto di svolgere un compito che in passato aveva già ricoperto, anche se poche volte, perché in quella posizione abbiamo qualche defezione. Il lavoro paga: quando fai gol c’è tanto talento, ma anche tanto lavoro alle spalle. Sono contento per lui. Vasic è un giocatore forte, che può ritagliarsi uno spazio importante nel panorama calcistico italiano”.
Un giudizio su Tommaso Marras, con il quale si è salutato durante la partita?
“Sono troppo di parte e probabilmente non sono lucido. Ho scherzato dicendo che è uno dei miei figli, anche se non di sangue. Tommy è pazzesco, è fortissimo. L’ho visto arrivare a Mantova dal Caldiero: all’inizio sembrava un pulcino bagnato, mentre a fine anno era diventato un pavone con una ruota incredibile. È un giocatore fortissimo, ma non sono obiettivo quando parlo di Marras. Per me è troppo forte, me lo porterei ovunque e lo terrei anche a dormire con me (sorride, ndr)”.
Forse avrebbe preferito subire il 2-2 sulla parata di Plizzari proprio su Marras?
“Sì, se proprio doveva succedere, ci poteva stare. Anche perché mi sarei arrabbiato meno: i gol su palla inattiva fanno sempre arrabbiare”.


