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ESCLUSIVA TB - Antonio Imborgia: "Varese una scelta che non rifarei. Io a Como? Non c'è nessun contratto"

04.08.2015 15:20 di Francesco Becciani  Twitter:    articolo letto 3316 volte
© foto di Federico De Luca

Come sempre sincero ed estremamente chiaro Antonio Imborgia è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per commentare alcune dinamiche del prossimo campionato di Serie B e per chiarire alcune situazioni. Queste le sue parole:

Lei è stato direttore generale a Como e Salernitana, due piazze neopromosse in questo campionato di Serie B. Cominciamo dall’ultima. Che aspettative ha in vista del campionato?

“È giusto fare una distinzione. La Salernitana ha una proprietà importante che è quella di Lotito. Penso che le aspettative della piazza siano importanti. Sebbene sia una neopromossa per l’impatto che ha la tifoseria, quindi le ambizioni, le aspettative, credo che ci sia un obbligo da parte della proprietà e della dirigenza di fare una squadra importante ed ambiziosa. A Salerno sono stato e conosco l’ambizione della piazza. È una tifoseria vera, da Serie A. Sto seguendo il mercato di Serie B con l’attenzione di sempre ma non in maniera particolarmente scrupolosa quindi non so quanto hanno fatto o stanno facendo. Leggo molti nomi però non mi sembra ci sia stata un’attività importante su Salerno concretamente. Leggo tanti interessamenti e poco sviluppo. Alla fine credo che Lotito insieme a Fabiani, con Antonello Preiti sapranno cosa fare per rinforzare la squadra e centrare gli obiettivi.”

 

E invece il Como?

“Il Como deve fare una scelta diversa. Anche il Como è un club di grande tradizione, tornato in Serie B dopo tanti anni. Ha un presidente forte, anche di natura economica. È un presidente molto attento sui numeri e sui conti, ed è evidente che stiano facendo un mercato d’attesa per riuscire a centrare gli obiettivi che sicuramente si sono già prefissati, cercando di farli in maniera intelligente. Il Como non è una squadra che si può permettere di pagare ingaggi che sono fuori dal Salary Cap e che possono appesantire i conti della società. Faranno il passo giusto e senza farlo più lungo della gamba. Sono convinto che riusciranno a fare una squadra competitiva per salvarsi, l’obiettivo loro penso possa essere quello."

 

Il campionato che si sta per configurare è tra i più difficili degli ultimi anni di Serie B?

“L’anno scorso ho avuto la possibilità di viverlo da dentro a Varese. È un campionato difficile. Di squadre forti ce n’erano anche l’anno scorso. Ci sono state le sorprese Carpi e Frosinone che hanno dimostrato di avere impianti sia di uomini che di gioco importanti. Non penso che quello prossimo sia più o meno competitivo dello scorso. È un campionato che ormai si è allineato. Sicuramente l’anno scorso sono mancate le squadre che sulla carta si erano attrezzate per vincerlo, tipo Bologna, Bari, Catania e anche lo Spezia. Questo è un campionato che si sta sempre più equilibrando. La differenza tra una salvezza tranquilla e i play-off è veramente molto sottile. Una vittoria e mezzo, come dico io, in più e lotti per i play-off, due in meno ti salvi. Mi aspetto un campionato estremamente equilibrato dove ci dovrebbe essere una squadra su tutti, il Cagliari che dovrebbe fare un campionato a parte. Come tutti gli anni ci sarà una squadra o anche un paio che saranno fuori le aspettative com’ è successo a Frosinone e Carpi. Io ho vinto qualche campionato, c’è anche molta casualità e molta fortuna, anche se sono figlie della capacità. Se c’è la capacità della società, dell’allenatore, del gruppo i risultati arrivano."

 

Anche se ancora lentamente il mercato sta entrando nel vivo. Chi si sta muovendo meglio?

“La sensazione che ho e che tutti si muovono ma nessuno quaglia, però volutamente. Un po’ c’è il problema delle liste che limita. Poi c’è un aspetto che quello economico. Non esiste più un presidente che esce un milione e mezzo di tasca sua e lo mette a disposizione della società. Ormai i presidenti in Serie B fanno giustamente una gestione completamente diversa. Sono dei manager che gestiscono quelli che sono gli incassi e i ricavi. È giusto che sia così, io lo condivido. Per quelli che non li gestiscono, basti vedere la storia degli ultimi anni, è una storia brutta tipo il Varese. Il Varese non è stato gestito male negli ultimi 2 anni, ma negli ultimi 5. La gestione degli ultimi due anni è conservativa rispetto ai danni che erano stati fatti precedentemente."

 

Parliamo di Varese. Lei è stato li per circa 2 mesi lo scorso anno. È una scelta che rifarebbe?

“Assolutamente no. Non perché sia andata male, ma perché un club può anche avere un presidente che gestisce, ma la situazione dev’essere gestibile. Il Varese era un morto che camminava. Non doveva essere iscritto e la verità è questa. A monte c’è un problema e vanno rivisti anche i parametri delle iscrizioni. Non do colpe ne alla Lega ne alla Federazione, ma un club che è indebitato oltre i 10 milioni di euro e ha ricavi per 4 milioni non può sopravvivere a meno che non ci sia un socio che faccia l’aumento di capitale. Un club che ha quasi 8 milioni di debito verso il fisco, 2 milioni di debito verso i fornitori, che fa fatica a pagare l’irpef e fa fatica a pagare gli stipendi dei calciatori e dei tesserati è un club che non può essere iscritto. Il fatto che sulla carta abbia i parametri per l’iscrizione non è una buona ragione. Se è stato iscritto aveva i parametri, ma questi vanno rivisti. Tutti gli anni c’è sempre qualche club che retrocede e che fa fatica ad iscriversi in Lega Pro oppure non si iscrive. Secondo me c’è qualcosa nel sistema che va rivisto. È una scelta che non rifarei, perché quando mi è stato proposto di  andare li mi è stato prospettato qualcosa di assolutamente diverso. Mi sono accorto subito che c’era qualcosa che non andava. Quando sei però in questa situazione non puoi scappare. Detto questo c’era una situazione ambientale quando sono arrivato che non era positiva. C’era un’onda mediatica che voleva che il Varese tornasse ai varesini. Purtroppo, ma mi dispiace per i tifosi, ho visto che i varesini non sono riusciti neanche a fare una cordata per effettuare l’iscrizione e sono ripartiti dall’eccellenza. Senza nessuna polemica, è una scelta che non rifarei. Quest'esperienza è stata per me motivo di crescita, mi ha fatto capire tante cose. L’istinto ogni tanto t’aiuta ma a volte ti porta a commettere degli errori. L’errore è stato mio perché non puoi pensare di essere capace di cambiare una tendenza e di avere una macchina per stampare i soldi per pagare gli stipendi dei giocatori e l’irpef. Se pensi questo vuol dire che sei un malato di mente e io non lo sono. La passione, o meglio, l’ambizione mi ha portato a fare una scelta di andare in un posto in cui non conoscevo ne l’interno ne l’esterno ed è stato un errore grave.”

Parlando di errori. Sul caso Catania, di cui si parla da oltre un mese che idea si è fatto?

“Io faccio molta fatica a giudicare gli altri e parlare di cose che conosco poco. Qui mi sembra che ci sia poco da conoscere: un presidente che ha ammesso le sue colpe e ha parlato in procura federale confermato quanto era stato messo in luce dagli inquirenti. Parliamo di calcio più che parlare di quello che è successo, che è il frutto della non programmazione. É frutto di una convinzione che il denaro, gli acquisti importanti, i giocatori importanti ti portino a vincere. Il calcio per fortuna non è così. Alla base di tutto ci vuole la capacità, la gestione, il vivere la settimana, lo spogliatoio. Credo che tutto questo a Catania sia mancato. Sono meravigliato di questo, perché a Catania l’amministratore delegato Pablo Cosentino non è uno sprovveduto. Non è una persona che non capisce queste situazioni. É fuori discussione che abbiano fatto delle valutazioni sbagliate. Non è una giustificazione, ma quello che è successo è frutto di quest’angoscia, questa ansia, questa paure che ti prendono quando ti immagini di vincere tutte le partite del campionato perché hai costruito un’armata invincibile e invece ti trovi a lottare per non retrocedere."

 

Si è parlato della sua possibilità di acquistare una percentuale del Lugano qualche mese fa. C’era qualcosa?

“Questa cosa ci tengo a chiarirla. Nella vita da quand'ero ragazzino, ho imparato a non smentire mai una notizia, che sia vera o che sia falsa. Quando sono stato tirato in ballo, che avrei rilevato il 40% di Pablo Betancur, ho lasciato che scrivessero. Non scrivevano che io a capo di una multinazionale rilevavo il 40%, ma scrivevano che io rilevavo il 40%. Intanto ci tengo a precisare che non ho le finanze che mi consentano di rilevare questa percentuale del Lugano. Poi, non ho avuto nessun contatto a riguardo con Betancur. É vero che mi ha cercato in un momento di massima tensione con Renzetti, offrendomi la possibilità di avere il 40%, ma non avendo i soldi era impossibile, anche perché poi poteva essere interessante. La domanda è molto semplice: se un 40% non ha vita facile, ha tensioni con il 60% io non penso dipenda solo da Betancur ma dalle percentuali e penso che Renzetti essendo l’azionista di maggioranza vuole fare come preferisce. Anche se avessi avuto le economie per rilevare quella percentuale non sarei mai andato socio con Renzetti perchè non andrei mai socio con uno col 60% che farebbe scelte diverse dalle mie. Poi so che Betancur ha venduto la sua percentuale a Renzetti quindi diciamolo chiaramente Imborgia non c’entrava nulla."

Ad oggi lei è accostato a distanza di oltre 10 anni nuovamente al Como o in veste di dirigente o di consulente di mercato. C’è qualcosa di vero?

“Io conosco il presidente del Como da qualche anno, e abbiamo un rapporto di amicizia. Conosco Giovanni Dolci, che è stato direttore sportivo a Viareggio dove vive la mia famiglia. C’è una buona conoscenza, è normale che si parli di calcio, è normale che si parli di giocatori. È normale che ti trovi a cena e parli esprimendo i tuoi pensieri perché te li chiedono. Se questo lo vogliamo tradurre come una consulenza, lo possiamo anche dire così, ma non c’è nessun contratto che mi lega al Como per la consulenza. É fuori discussione che esiste un rapporto di amicizia che mi porta a confrontarmi spesso con  Porro e di conseguenza con il suo direttore sportivo. Dire che non me l’ha chiesto sarebbe dire qualcosa di falso. Mi è stato proposto di entrare nella famiglia ma, pur rispettando il Como, al momento le mie decisioni vanno verso altre direzioni."

 


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