TIRRENO - GROSSETO, MAGARI FINISSE OGGI...
Era l’esame più difficile. In altre condizioni, una sconfitta al Rigamonti sarebbe stata comprensibile, giustificata, anche ben accolta quasi. Ma sabato no: sabato una sconfitta avrebbe significato una cesura pesante. Paradossalmente, il 3-2 di Brescia - pur con tutti i suoi difetti - ha capovolto ogni prospettiva.
Perché ha rinsaldato il Gus in sella al Grifone, quando il mister era stato messo sulla graticola appena una settimana prima, quando era scalato dal 3º al 5º posto. Perché ha catapultato i biancorossi al secondo posto, quello che consente la promozione diretta in serie A, posizione mai raggiunta in stagione. Perché ha confermato la capacità del Grosseto di rinascere dalle proprie ceneri, qualità già sfoderata in questo campionato: un esempio per tutti il blitz di Sassuolo dopo il brutto 0-2 di Mantova. Certo, la lettura della stagione insegna che senza Pinilla il Grifone va poco lontano: Torino, Crotone e più indietro nel tempo la stessa Mantova dicono che in mancanza dell’ariete cileno il potenziale maremmano è notevolmente ridotto. Ma dice anche che la vittoria al Braglia contro il Sassuolo fu figlia della doppietta di Carobbio e del rigore di Joelson.
E allora? E allora che il buon Dio conservi in salute Mauricio e tutta la squadra e che illumini le scelte di Elio Gustinetti, mai come ora chiamato a un salto di qualità che potrebbe dare la svolta definitiva alla sua carriera di per sé già costellata di successi. Il tecnico bergamasco sapeva benissimo, quando a giugno scelse di restare in Maremma, che sulla sua strada sarebbe prima o poi comparso un ostacolo (meglio questo piuttosto che un dibattersi nei bassifondi, no?), che Piero Camilli lo avrebbe prima o poi messo sotto pressione (e in questa stagione è stato veramente “poi”, perché il patron si è astenuto da interventi dopo-partita fino alla 27ª giornata...). Spetta a lui - e alla risposta che saprà dargli la squadra - destreggiarsi tra ricerche di equilibri e rischi calcolati, tra scossoni presidenziali e avversari agguerriti. Ne è lui stesso consapevole: «Sono sempre in discussione», ha detto dopo Brescia, uscendo da uno stadio che avrebbe potuto essere per lui l’ultimo della stagione.
Non basta certo una vittoria seppure di lusso come quella del Rigamonti: alla fine mancano ancora 14 turni. Quattordici partite che, se non ci saranno stravolgimenti epocali nel gioco e nella mentalità dei biancorossi, correranno sulla stessa falsariga di sofferenza e incertezza, conferendo fascino al campionato ma anche mettendo a repentaglio il cammino. La cilindrata attuale è certamente superiore a quella del Grosseto che l’anno scorso raggiunse un prestigiosissimo e inedito traguardo playoff. E oggi non è solo il marziano a fare la differenza. C’è un potenziale non ancora sfruttato appieno, composto da seconde linee che attendono la loro occasione e giocatori titolari non sempre al massimo della condizione. Il mister può contare anche sull’appoggio di una buona fetta di pubblico, lo stesso che dopo il poker inflitto dal Crotone allo Zecchini gli ha tributato il “Gus Gus Gus” tipico delle vittorie più belle.
Magari il campionato fosse finito sabato scorso alle 17,20... Però forse il campionato è cominciato sabato alle 17,20. Dura soltanto 14 giornate, 42 punti, 7 turni in casa (di cui due casalinghi consecutivi a partire da lunedì) e altrettanti in trasferta. Ce la farà il Grifone a conservare intatto il sogno della promozione in serie A?


