ESCLUSIVA TB - Arturo Lupoli: "Quest'anno sarà la mia stagione e il Grosseto sarà la sorpresa del campionato. In Italia manca la cultura e l'organizzazione del calcio inglese..."
Ad appena ventiquattro anni ha già alle spalle un carriera ricca di colpi di scena ed emozioni degni delle montagne russe di Gardaland, dato che è nel giro di qualche anno è passato dall'Arsenal di Wenger e Titì Henry al Grosseto del Comandante Camilli con in mezzo le avventure a Firenze, Treviso, Derby County, Norwich, Sheffield Wednesday e Ascoli. Proprio dalla Marche negli ultimi due anni si è rimesso in gioco, dimostrando che quando gioca con continuità ha pochi eguali come terminale offensivo. Il Grosseto ha creduto nelle potenzialità dell'ex wonderboy dei Gunners ingaggiandolo con un contratto triennale. Dai gol della coppia Lupoli-Sforzini passeranno i destini futuri dei maremmani che sognano un posto al sole in zona Playoff. Per conoscere le ambizioni personali e le aspettative in vista della nuova stagione calcistica TuttoB.com ha intervistato in esclusiva Arturo Lupoli che si è confessato in una piacevole chiaccherata a trecentosessanta gradi.
Arturo, come procede l'ambientamento nel Grosseto?
"Le cose stanno andando per il meglio. Stiamo facendo un bel precampionato dove ci siamo misurati con squadre importanti come Bologna, Napoli, Cittadella e prossimamente sfideremo la Lazio. Nonostante siamo parecchi nuovi, si è già formato un bel gruppo. Ci sono tutti gli ingredienti giusti per fare risultati importanti".
Che obiettivo vi siete posti?
"Vogliamo entrare in condizione il prima possibile per essere al top già in Coppa Italia e il debutto contro il Gubbio. L'obiettivo è di fare bene e come minimo centrare una tranquilla salvezza, anche se...".
Prego...
"Sinceramente non possiamo ne tanto meno vogliamo nasconderci: siamo una buona squadra e vogliamo essere i gustafeste delle big e magari centrare un risultato importante...".
Ci fai la tua personale griglia di partenza per il campionato?
"Allora in prima fila metto le mie favorite cioè Samp-Toro e Bari, poi come inseguitrici vedo Padova e Livorno...il sesto posto vogliamo giocarcelo noi del Grosseto".
Ti volevano diverse squadre: come mai hai scelto Grosseto?
"Il Grosseto è la squadra che mi ha cercato con maggior insistenza. Dal presidente al mister passando per il direttore tutti mi hanno fermamente voluto in biancorosso, perciò questa loro dimostrazione di fiducia mi ha convinto a venire qui. Inoltre questa è una società sana e ambiziosa come ce ne sono rimaste poche ormai in Serie B".
A livello personale cosa ti attendi da quest'annata?
"Voglio fare bene e giocare con continuità così da tornare ai livelli di due-tre anni fa".
Il tuo addio da Ascoli è stato travagliato, ce lo spieghi?
"Ormai si era chiuso un ciclo e non mi va di ripetere le cose che tutti sanno. Ascoli comunque rimane un'esperienza importante nella quale ho giocato oltre sessanta partite in due anni, ma era arrivato il momento di voltare pagina per rilanciarmi".
Grosseto in passato ha rilanciato Lazzari, Pinilla e molti altri...
"Esatto. Questa è la piazza giusta per compiere il definitivo salto di qualità, nonchè assestarmi al livello degli attaccanti più forti del campionato. Penso di averne le potenzialità e ora voglio riuscirci".
In carriera hai giocato in squadre importanti: che ricordi hai dell'Arsenal?
"La prima esperienza vera da professionista rimane indelebile. Sono cresciuto molto, avendo la possibilità di allenarmi con grandi campioni. Poi sono tornato a Firenze e ho girato diversi club, ma adesso voglio trovare la mia giusta dimensione per esplodere definitivamente".
Hai fatto diversi ruoli in carriera: qual'è quello che ritieni più congeniale per le tue caratteristiche?
"Amo svariare molto, perciò nel tridente l'ideale è partire da destra. Sennò attaccante al fianco di un'altra punta nel 4-4-2 va benissimo".
A Grosseto in attacco siete ben messi...
"Il punto di riferimento è Nando Sforzini che a mio avviso in questa categoria è inferiore solo a Bianchi e Bonazzoli. Poi ci siamo io, Soncin e Gerardi che ci giocheremo la maglia da titolare al suo fianco".
Visto che conosci bene il calcio inglese: ci illustri le differenze con quello italiano?
"La grande diversità è rappresentata dal fatto che oltremanica si offrono maggiori possibilità ai giovani e si gode tutti, giocatori e allenatori, di maggiore pazienza, mentre in Italia bastano due sconfitte per cancellare ogni progettualità. Inoltre quando si va allo stadio in Inghilterra sembra di andare a teatro per l'organizzazione che esiste, mentre da noi ogni volta si ha il terrore di essere coinvolti in risse o incidenti. Senza considerare poi che a livello di pubblico non c'è storia fra la Serie B e la Championship dove ci sono mediamente 25mila persone che ti sostengono e apprezzano i propri calciatori anche dopo una sconfitta casalinga cosa difficilmente ipotizzabile da noi".


