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Fabio Lucioni a Kick Off: "Cerco sempre di dare una mano ai giovani che avanzano. Tutti vogliamo metterci sempre in discussione per creare ‘difficoltà’ nell’allenatore per fare le scelte"

01.01.1970 01:33 di Francesco Cenci    per tuttofrosinone.com  
Fabio Lucioni a Kick Off: "Cerco sempre di dare una mano ai giovani che avanzano. Tutti vogliamo metterci sempre in discussione per creare ‘difficoltà’ nell’allenatore per fare le scelte"

Il capitano del Frosinone, Fabio Lucioni, sempre presente in queste prime 14 giornate nel campionato di Serie B con la maglia del Frosinone ed autore di 1 gol in campionato, è stato ospite della trasmissione Kick Off, andata in onda poco fa sull'emittente Extra Tv. Queste le dichiarazioni del numero 5 ciociaro.

Sei un leader e non a caso il capitano di questo Frosinone in Serie B, ma come mai non è arrivata per te la grande occasione di cimentarti in una piazza della Serie A?

“Nel calcio ci sono tante componenti che possono portare poi ad un risultato. Credo che su un giocatore faccia una determinata carriera, significa che si merita quella. Io la chance in Serie A la ho avuta: forse in dei periodi poco fortunati per me. Il primo anno fui squalificato e la seconda chance non andò come sperammo tutti. Lo step di crescita mentale lo ho poi fatto un po' più tardi, rispetto a tanti altri ragazzi che magari lo fanno prima. Magari avrei potuto essere un po' più fortunato in delle scelte, ma il calcio è questo. Ognuno di noi deve trarre quanto di buono si è fatto in carriera. Io, nel mio piccolo, penso di aver fatto una discreta carriera e cerco oggi di far crescere quelli che sono i giovani della rosa del Frosinone. Lo scorso anno è cercato di fare da ‘chioccia’ ai giovani del Lecce. Non mi prendo grossi meriti, perchè quelli sono da attribuire a tutti coloro che lavorano quotidianamente, però devo dire che mi posso prendere qualche piccola soddisfazione. Vedere crescere giocatori come Gallo, Hjulmand o Gendrey, a cui si davano consigli lo scorso anno, è un modo per essere orgogliosi del lavoro che si svolge nel quotidiano. Vedere una crescita mentale da un giovane promettente come Boloca quest’anno, non dico che sia mio merito ma cerco sempre di dare una mano ai nuovi giovani che avanzano”.

Fabio a 35 anni, qual è il segreto della tua longevità calcistica, visto che finora hai disputato tutte e 14 le partite?

“Cerco di allenarmi sempre al massimo anche in allenamento. Naturalmente ci sono dei giorni in cui si lavora più sulla qualità del lavoro che sulla quantità. L’importanza maggiore in un calciatore la fa la testa e la mentalità. Se nella testa ci si sente un ragazzo ancora giovane, nonostante l’età, si può dare ancora tanto. Quest’anno ho la fortuna di lavorare con un gruppo così giovane, che ha spensieratezza e voglia di dimostrare qualcosa. La spensieratezza e la freschezza che hanno i giovani calciatori del nostro gruppo, è trascinante per tutti noi. Voglio però fare i complimenti anche ai ragazzi che stanno giocando di meno. Tutto il gruppo mette in condizione mister Grosso di poter scegliere al meglio anche a gara in corso. Questo accade perché tutti lavoriamo allo stesso modo e chi gioca o sta giocando di meno, si allena come se dovesse scendere in campo per 95 minuti. Questo aspetto credo sia il più rilevante per la nostra squadra. C’è unità d’intenti e voglia indiscussa di mettersi in gioco tutti i giorni, per mettere in ‘difficoltà’ l’allenatore nel fare le scelte. Quando c’è questa tipologia di squadra per l’allenatore diventa tutto più semplice”.

Che impressioni ti hanno fatto i tifosi del Frosinone e cosa ne pensi della Curva Nord?

“I tifosi della nostra Curva Nord ci sostengono e spingono in ogni partita. E di questo calore la squadra ne ha bisogno. Il nostro palcoscenico è importante, e sapere di trasmettere così tante emozioni e allo stesso tempo riceverle da parte dei tifosi è un qualcosa di eccezionale. Siamo felici di trasmettere gioia e passione ai nostri tifosi, ma soprattutto di ricevere così tanta carica durante le partite”.

Sei arrivato a Frosinone subito con la fascia di capitano. Ti ha fatto capitano il Direttore Angelozzi, oppure hai parlato con mister Grosso e sei diventato dopo qualche ora da subito il capitano?

“E’ stato tutto molto veloce ed improvvisato. Sono venuto a Frosinone con l’idea di disputare un anno importante della mia carriera, ma non avrei mai immaginato di diventare subito capitano. E’ stata una responsabilità che ho colto con molta professionalità e rispetto nei confronti di tutti sin dal primo momento. Quando sono arrivato, nello spogliatoio c’era un determinato equilibrio di squadra, come era giusto che fosse. Ero perplesso all’inizio dall’idea di diventate subito capitano. Grazie al benestare della squadra e agli atteggiamenti positivi che ho avuto nei confronti di tutti, è stato abbastanza semplice diventarlo. Per fare il capitano non basta la semplice fascia, ma avere un atteggiamento positivo nei confronti della squadra e dell’ambiente, che vanno sempre rispettati”.

Che sapore lascia dentro di voi il pareggio subito sul finire, nella gara contro il Cagliari?

“Non va preso come una sconfitta, ma va sentito come il dolore che provoca l’aver perso la partita, per far si che domenica prossima si vada a Bolzano con il dente avvelenato, perché il SudTirol ci aspetterà con questo spirito”.

Cosa hai detto a Turati dopo il primo gol e a Mazzitelli dopo il rigore?

“Ho incoraggiato Turati. Si può sbagliare, ed è giusto che lo facciano tutti perché l’errore fa parte di un percorso di crescita. Sbagliando si capisce dove andare a migliorare. Non sono una persona che cerca alibi, ma nel primo tempo il sole ci ha dato fastidio e ha reso complicato leggere delle coperture difensive, che dall’esterno magari possono sembrare più semplici. A Mazzitelli non ho detto nulla, se non cosa fosse successo perchè non me ne ero accorto. Rivedendo l’episodio, posso dire che è stato lesto Lapadula nel cercare il contatto col gomito di Mazzitelli. Poi è normale che se mi mettessi la maglia del Cagliari, direi l’opposto…”

Qual è stato l’attaccante più difficile da marcare in carriera?

“Penso che Edin Dzeko sia stato l’attaccante più difficile da marcare. Credo sia un centravanti veramente completo, sia a livello tecnico che fisico. Se devo sceglierne uno, scelgo lui”.

Lo scorso anno, dopo la promozione del Lecce, sei partito in bicicletta dal Salento fino a Benevento. Cosa farai in caso succedesse quella cosa lì…

“E’ stata una pedalata a scopo benefico, che ho fatto con un gruppo di amici e devo dire che ha riscosso davvero molto successo, perché abbiamo aiutato delle persone che ne avevano veramente bisogno. Dovesse riverificarsi quella cosa lì (ride n.d.r.), qualcosa faremo. Sicuro!”


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