Waterloo Padova, tragico verdetto a metà. Empoli, per aspera ad astra: la promozione è a un passo
E pensare che ieri, all'Euganeo, c'era il sole e c'era pure la voglia di fare bene. L'atmosfera tiepida e propizia , l'avversario ritroso e indolente e inerte. Questo non è che l'inizio, ma potrei anche raccontarvi di quella squadra audace, animosa, ostile alla resa, incapace di rassegnare le armi. Undici fieri uomini correre verso la fine, mossi dall'orgoglio e dall'onore, battersi sino allo stremo.
L'inizio della fine -si diceva- della capitolazione del Padova, oramai presa nella morsa della sorte, feroce e spietata. Nel giorno del riscatto , arriva il colpo di grazia: allo scadere dell'ultimo minuto di gioco, Oduji stende D'Alessandro in area; per l'arbitro è rigore, per il Padova è la fine dei giochi. Eppure i patavini avevano dominato per larghi tratti, erano stati all'altezza di un Cesena finanche modesto al cospetto della caparbia formazione veneta.
Il guaio o la beffa è che nessuno se ne ricorderà: se i patavini non riuscissero nell'impresa, francamente titanica, di risalire la china sul più bello, la realtà ineluttabile condannerà la società biancoscudata alla retrocessione, alla discesa negli inferi del calcio. E potremmo star qua per giorni, mesi a concederle l'amnistia, spenderci nell'apologia di una squadra che ha conteso sino all'ultimo i tre punti. Ma sarebbe un vano encomio. Quando l'Euganeo diventa Waterloo, teatro di sconfitta, arriva l'ennesimo responso stagionale: il Padova è a un passo dalla retrocessione. Verdetto a metà, ma pur sempre tragico.
Un altro verdetto, sempre a metà, è arrivato ieri sera allo Stadio Carlo Castellani, laddove l'Empoli di Sarri si è imposto con il risultato di 3-1 ai danni del Crotone, rivale e contendente del secondo posto in classifica. La prudenza, di questi tempi e in casi simili, è d'obbligo e poi c'è Hemingway che ci ricorda che a dirle, le cose belle non succedono. Ragion per cui, nelle righe che seguiranno, folle prosa tesa a maltrattare incolpevoli pagine bianche, non vi scorgerete riferimento alcuno alla probabile promozione diretta dell'Empoli in A, proprio no.
I latini si servivano di una formula, armonica assonanza di quattro nude parole: per aspera ad aspra, scrivevano; per dire che perchè si giunga in alto, vi sono avversità da fronteggiare. Ecco, sembra probo dovere evidenziare che questo aforisma racchiuda la storia recente della squadra toscana. L'ultima apparizione in A è oramai storia d'altri tempi, con il settimo posto della stagione 2006-2007 e la storica partecipazione alla Coppa Uefa e tutto quel che ne è seguito. Doveroso, in fede all'onestà, ricordare la retrocessione e poi anni di alti e di bassi, promozioni mancate e salvezze all'ultimo respiro. Infine, la gestione Sarri e tutto quel che è stato sino a oggi: ancora quattro fatiche al termine del campionato corrente, prima di festeggiare o, eventualmente, recriminare ancora.
Per quanto la cautela esorti noi, inconsapevoli spettatori, a non svelare avventati vaticini, è altresì doveroso ammettere che l'Empoli, dopo la vittoria ai danni del Crotone, abbia mosso un passo decisivo verso l'ipoteca del secondo posto. Le asperità potrebbero essere finite, adesso è lecito mirare alle stelle.


