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TERNANA, QUANTI SOLDI SPRECATI. AVELLINO ESEMPIO DA SEGUIRE

TERNANA, QUANTI SOLDI SPRECATI. AVELLINO ESEMPIO DA SEGUIRE TuttoB.com
© foto di Federico Gaetano
autore
Luca Cilli
giovedì 13 marzo 2014, 00:00EDITORIALE

Per fortuna nel calcio, e nello sport in generale, a vincere non è sempre il più possidente. Resiste ancora chi, per scelta o per necessità, conscio dei propri limiti e delle proprie risorse si ingegna per non sfigurare, cerca soluzioni, stila progetti in cui crede dall’inizio alla fine senza cambiarli in corso d’opera nel momento in cui i risultati auspicati non arrivano. A volte, ed ultimamente succede con una certa frequenza, specialmente in serie B, a finire in paradiso è la classe operaia. Già perché i “signori” del calcio, quelli economicamente più possidenti, i propri denari li investono, e tanto, ma a giudicare dai risultati fin qui conseguiti in maniera errata. L’equazione più spendi più vinci difficilmente riesce. Il torneo cadetto è l’esempio più lampante di questo concetto semplice, forse anche banale, ma che in molti ignorano.

Il Palermo, primo in classifica e lanciato verso la promozione in serie A, ha saputo distribuire bene le proprie risorse. Anche se il presidente Zamparini ha dovuto aggiungere un supplemento al budget stilato in estate per apportare importanti correzioni, vedi l’ingaggio di Iachini al posto dell’esonerato Gattuso e l’arrivo a gennaio di Maresca per dare maggior sostanza alla rosa siciliana. I rosanero però rappresentano l’eccezione fra coloro i quali in estate hanno allestito organici importanti a colpi di milioni di euro. La Ternana, ad esempio, non ha certo lesinato investimenti. Ne ha ricavato poco o nulla. Anzi, più che lottare per la promozione ha dovuto abbassare il tiro e riciclarsi nella lotta alla salvezza. Traguardo minimo, diventato prioritario. Attilio Tesser, secondo tecnico a busta paga dopo l’esonero di Mimmo Toscano, è vicino a regalare il “contentino” ad una piazza che per tifo e passione merita di più. Merita altrettante soddisfazioni anche il Pescara. Daniele Sebastiani, presidente dei biancazzurri, per dimenticare la pessima stagione trascorsa in serie A si è assicurato il meglio che la piazza offriva. Giocatori ed allenatore. Almeno sulla carta. Pasquale Marino, che doveva essere l’elemento in grado di fare la differenza, ha inanellato l’ennesimo flop di una carriera che nelle ultime annate ha fatto registrare più esoneri che grandi risultati. In riva all’Adriatico è arrivato il sergente Cosmi, con lo scopo chiaro di valorizzare una rosa importante e non rendere vani gli sforzi economici compiuti in estate. Destino che accomuna Devis Mangia, che da Giovanni Stroppa ha ereditato uno Spezia allestito a peso d’oro ma in campo non certo redditizio. Peggio, in tal senso, è andato al Padova che lotta per non retrocedere nonostante gli ingenti investimenti operati dal presidente Penocchio che fra l’altro si è accollato i contratti pesanti sottoscritti nelle passate stagioni.

C’è invece chi è povero ma è felice. Anzi felicissimo. Idee, progetti, saper fare calcio e scegliere le persone giuste per il progetto giusto, sono le risorse a cui ha fatto appello e ricorso il Crotone. Costruito con pochissimi spiccioli è quella che, a conti fatti, sta rendendo di più. Stessa cosa l’Avellino di Rastelli. Bravi Ursino e De Vito, altrettanto Drago ed il giovane allenatore irpino ad esaltare le qualità dei tanti giovani alla prima esperienza messi a disposizione per affrontare il torneo cadetto.

I soldi non fanno la facilità. Certo, se spesi bene possono aiutare. Ma vuoi mettere levarsi grandi soddisfazioni e far piangere i ricchi? Una sensazione che non ha prezzo.