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PESCARA, LA STRATEGIA È DA CAMBIARE. BASTA "VECCHIE GLORIE", SPAZIO AI TALENTI VERI

PESCARA, LA STRATEGIA È DA CAMBIARE. BASTA "VECCHIE GLORIE", SPAZIO AI TALENTI VERI TuttoB.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
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Redazione Milano
martedì 25 marzo 2014, 00:01EDITORIALE

Vivacchiare a metà classifica, ma restare ugualmente aggrappati a quella speranza Playoff che ancora è viva. La classifica è corta, grazie soprattutto al livellamento - verso il basso - di un campionato il cui andamento sembra sempre più simile a quello della Serie A. Pescara, così non va: e passi il ko con il Palermo della scorsa giornata, ci può stare perdere con la capolista, ma l’undicesima posizione attuale no, non è affatto soddisfacente per una squadra e una tifoseria che dopo la retrocessione della scorsa stagione speravano di godere di ben altre situazioni.

Quarantuno punti in trenta partite, undici vittorie, otto pareggi, undici ko. Equilibrio tra successi e sconfitte, e guardate un po’ la differenza reti: 39 realizzate, 36 subite. L’equilibrio, seppur non perfetto, c’è, ed è ovviamente chiaro e scontato che una squadra che non riesca ad avere una forte maggioranza in termini di successi e gol fatti non sia in grado di scalare agevolmente posizioni in classifica.

Ma il problema dov’è? Paradossalmente, Pescara - grandissima piazza - non soffre così tanto dei disagi che affliggono la maggior parte delle squadre della nostra serie cadetta. Lo stadio c'è: l’Adriatico è stato ristrutturato nel 2009 in occasione dei Giochi del Mediterraneo; la tifoseria c'è, è calda e passionale; la città è bella e accogliente per i nuovi acquisti. Gran parte dei quali, però, in quest’ultima stagione no, non hanno rispettato le attese né soddisfatto le pretese della piazza.

Cosmi, dal canto suo, chiamato da pochissimo a guidare una rosa composta da troppi attaccanti e poca sostanza negli altri reparti, sta facendo il possibile. Una squadra che ha a disposizione Ragusa, Sforzini, Mascara, Cutolo, Samassa, Politano, Maniero, ma che allo stesso tempo soffre quando si tratta di siglare i gol decisivi - quelli che ti consentono di portare a casa i risultati - è evidente che pecchi in termini di… organizzazione. L’impressione è che si sia cercato di puntare più sulla quantità di alternative piuttosto che sulla qualità degli elementi. Prendiamo, per esempio, il caso di Mascara: grande tecnica, preziosissimo a Catania, così così a Napoli, poi… il declino. E’ dai tempi di Novara che l’attaccante siciliano non stupisce. A Pescara avrebbe voluto, e avrebbe dovuto, riscattarsi, ma le cose stanno andando non come egli stesso sperava. Idem per Sforzini: giunto a gennaio dell’anno scorso in Serie A, fino al termine della stagione non è riuscito ad andare in gol. Quest’anno, in B, si aspettavano da lui valanghe di reti: la prima? Lo scorso 14 marzo, contro lo Spezia. Gol decisivo, tra l’altro, e prezioso come quelli che sapeva fare lui a Grosseto. Nostalgia.

Due esempi, questi, che no, non vanno generalizzati: il reparto offensivo del Pescara gode anche di elementi giovani e promettenti quali Politano per esempio, classe 1993, sei reti in campionato, un assist, e tante partite in cui ha giocato veramente bene (vedi quelle con Cesena, Reggina e Lanciano). Ma come si è detto prima, Politano in questo Pescara è uno “dei tanti” là davanti, uno che comunque sta sfruttando la sua bravura per approfittare della pochezza realizzativa dei “grandi” nomi.

In sostanza: Pescara, c’è bisogno di una riorganizzazione. Bene affidarsi a Serse Cosmi, bene puntare sui giovani, ma Repetto e Acri dovrebbero provare a cambiare strategia. Più accortezza nelle scelte, meno quantità, più qualità. Più calciatori “grandi”, meno calciatori che grandi lo sono stati e sperano di ritornare tali. Soprattutto, più carattere, perché molto spesso sembra proprio sia questo a mancare. Il carattere. Il “sentirsi” grande, perché Pescara, come piazza, grande lo è. Manca il carattere dunque, quel carattere che, per esempio, proprio contro il Palermo (che grande si sente, è palese) è mancato. Quella determinazione che regalerebbe entusiasmo a un ambiente che l’anno scorso ha riassaggiato dopo troppi anni il grande calcio, e che vorrebbe viverlo di nuovo, perché no: anche da protagonista.

Fonte Articolo di Alex Milone