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Pescara e Varese: campionato da dimenticare. Cambi in panchina e rivoluzioni ma le colpe sono altrove

Pescara e Varese: campionato da dimenticare. Cambi in panchina e rivoluzioni ma le colpe sono altrove TuttoB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
autore
Francesca Simonelli
martedì 6 maggio 2014, 10:51EDITORIALE

Nella settimana in cui il Napoli vince la sua quinta Coppa Italia, seppur con l'amarezza e il dolore per la violenza subita dal giovane tifoso colpito quasi a morte da un ultrà romanista, la Juventus festeggia il trentaduesimo ( o forse dovremmo dire trentesimo) scudetto e il Palermo celebra l'agognato, nonché meritato, ritorno in serie A, sono tante le squadre che di gioire hanno ben poche ragioni. 

In un campionato ancora aperto su tutti i fronti, in cui la prima compagine matematicamente salva e fuori dalle possibilità di andare ai playout è il Latina terzo in classifica, e dove il Novara, quartultimo e a rischio retrocessione, è matematicamente ancora in corsa per i playoff, sono tante le compagini che nonostante i giochi ancora aperti, scivolano ad un livello sempre maggiore di delusione. Delusione per un campionato partito con aspettative decisamente più alte di quelle poi realizzate, delusione per una campagna acquisti che prometteva di più, ma soprattutto per i tanti cambi in panchina e non solo, rivelatisi del tutto infruttuosi.

Vive questo stato il Pescara, oggi a soli 5 punti sulla zona playout dopo una partenza dalla quale ci si aspettava quantomeno il raggiungimento dei playoff, per provare a tornare subito in serie A, come il Palermo. I fatti però hanno raccontato un'altra storia: risultati sorprendentemente deludenti con Marino in panchina, tecnico considerato ottimo per la categoria, e squadra affidata a Serse Cosmi, allenatore di esperienza, con il quale il delfino prima sale in classifica mostrando di aver trovato la quadratura del cerchio, e poi ricomincia un'imbarazzante discesa che lo vede oggi più vicino al Cittadella che al Modena. Risultato: 3 punti nelle ultime 6 gare, tra l'altro con avversari decisamente inferiori, squadra in ritiro e Cosmi mai più in bilico di così. Come se poi la colpa debba essere per forza del tecnico. Certo, il Presidente difficilmente può esonerarsi da solo per aver costruito evidentemente una squadra non abbastanza equilibrata e all'altezza delle aspettative.

Parlando di gruppi mal costruiti e colpe affibbiate ad altri, non può non saltarmi alla mente il Varese, una delle squadre più travagliate della stagione dal punto di vista dei cambi, in panchina e non. Partito con il tecnico Stefano Sottili, il club lombardo ha poi scelto di continuare, dalla sedicesima giornata in poi, con Carmine Gautieri, nuovamente sostituito dopo pochi mesi con il rientrante Sottili. Nel terremoto che aveva però visto l'esonero del tecnico napoletano, c'era stata una seconda vittima: Mauro Milanese, da tre stagione ds del Varese. Nonostante tutto questo via-vai, il bollettino delle ultime gare dei lombardi vede un andamento decisamente negativo: zero punti nelle ultime 4 gare, con l'ultima cocente e pesante sconfitta rimediata per mano del Cittadella, che ha letteralmente travolto i biancorossi, rei di non essere praticamente scesi in campo. Una vergogna, in poche parole.

La colpa di chi è? Dell'allenatore, manco a dirlo, anzi di tutti gli allenatori che si sono susseguiti: 4, tra Pescara e Varese, con 5 avvicendamenti. Ma il campionato non è ancora finito, non è detto che non si possa fare qualche altra variazione. Quello che dispiace, e che i nostri presidenti proprio non vogliono capire, è che il cambio di allenatore non è sempre la soluzione, anzi a dirla tutta non lo è quasi mai. Sono rari i casi in cui un nuovo tecnico ha davvero su di sè tutto il merito per la ripresa della propria squadra. Ci sono tanti altri fattori che incidono nel corso di una stagione sull'andamento di una compagine: la coesione della società, la discrezione e la professionalità della dirigenza, la costruzione iniziale della rosa, le motivazioni del tecnico e di ogni singolo giocatore, la coesione del gruppo, la fiducia della società nei confronti del tecnico. E potrei davvero continuare a lungo. Ma non servirebbe. I presidenti continuano a dare contentini ai propri tifosi, facendo loro vedere che lavorano per renderli felici. Come? Cambiando allenatore, senza minimamente prendere in considerazione tutte le altre variabili che entrano in gioco nel corso di un intero campionato. A questo proposito, mi viene in mente un proverbio napoletano, che meglio non potrebbe descrivere questo tipo di atteggiamento, che persiste nonostante la storia abbia tante e tante volte detto che non è così che funziona. Il detto popolare recita così, lo traduco in italiano: "A lavar la testa all'asino, si perdono acqua e sapone". Più chiaro di così...