Pescara, che spot per il calcio! Vicenza, i motivi di un crollo inaspettato. Padova, così certo dei play-off? Livorno trema, mentre i molossi risalgono la china
Ci sono due distinzioni da fare che, a quattro giornate dal termine della regular season, si possono ben articolare con il campionato di Bwin: entusiasmante e mediocre. Sembra una contraddizione, non lo è. Entusiasmante perché seguire questo campionato non può ammazzar di noia nessuno. Quattro squadre in tre punti per un rush finale tutto da seguire verso la Serie A. Mediocre perché dal punto di vista del gioco (ci son sempre le eccezioni che confermano la regola) non tutto è rose e fiori. Basti pensare al Torino, prima in classifica soprattutto grazie al rendimento della difesa e al cinismo offensivo, gran virtù della compagine di Ventura, semplice esempio che traina diverse squadre del campionato cadetto. Eppure in mezzo ad un livello dello spettacolo medio-basso, c’è una squadra che eccelle sotto tutti i punti di vista e che ha colmato anche le lacune difensive. Il Pescara di Zeman ha terminato gli aggettivi da spendere: un bis di 6-0 nel giro di due settimane e mezzo, un tridente fatto di giovani strepitosi (Insigne e Immobile) e del veterano che non smette di segnare (Sansovini). Il tutto coadiuvato da un direttore d’orchestra, Zeman, che ha saputo sistemare alla perfezione le sue pedine. Non di certo grandi nomi, ma tutti lavoratori encomiabili del boemo che non smette di azzeccare scommesse mirate da un progetto serio che ha ancora un ultimo pezzo da aggiungere per completare il mosaico: la Serie A. E state certi che l’obiettivo non è un miraggio, ma solo uno scoglio da superare vista la concorrenza agguerrita di Verona e Sassuolo, squadre dalla mentalità unicamente ostinata alla vittoria. Dall’altra parte, a soccombere il pallottoliere di Zemanlandia, c’è un Vicenza ridotto all’osso. Ci sarebbe da domandarsi il perché di un rendimento eccessivamente altalenante e che in questo momento l’unica continuità che riscontra è nelle sconfitte. I colpevoli ci sono, non vanno nascosti. Gli interrogativi vengon spontanei: perché cambiare quattro allenatori in un anno? In questo modo è ovvio perdere costanza sotto il profilo tattico, viste le diverse idee di gioco dei tecnici. Eppure tutte le colpe non possono esser assegnate alla società (le ha per il 90% pieno), ma un pizzico anche a mister Cagni, uno dei tecnici più preparati della categoria che, però, dopo un periodo ottobre-dicembre a dir poco sensazionale (i biancorossi erano vicini ai play-off) ha subito un crollo atletico e di palleggio incredibile. 4 punti in 9 gare che hanno accomodato Beghetto in panchina, salvo riportarla un paio di giorni fa nuovamente in mano all’ex mister dell’Empoli. I risultati continuano ad esser infruttuosi e la zona rossa inizia a preoccupare.
Per carità, in due giorni nemmeno Mourinho avrebbe fatto miracoli. In fondo, però, questa squadra non è del tutto sconosciuta a Cagni, che solo qualche mese fa allenava gli stessi giocatori. Ed a proposito di allenatori, chi sta subendo un colpo verticale non inosservato è il Padova, che resta aggrappato alla zona play-off soprattutto per i tre punti riassegnati in occasione della sfida con il Torino. Dal Canto non ha saputo trovare la quadratura giusta, ottenendo la miseria di quattro punti nelle ultime sei sfide. Proprio ieri ha aperto il mese di maggio nel peggiore dei modi, con l’ennesima sconfitta casalinga, questa volta inflitta da un Sassuolo spietato e determinato nel voler acciuffare i tre punti. Foschi continua a proteggere un allenatore che con una squadra che avrebbe potuto dar fastidio alle prime due posizioni, a mio parere potrebbe non trovare nemmeno gli spareggi play-off, vista la forma strepitosa di Varese e Sampdoria. Cambiare tecnico a 360’ dalla fine della regular season è un azzardo troppo pesante, quasi inutile da tentare. Nelle zone basse della classifica, invece, chi rischia seriamente la discesa in Lega Pro è il Livorno di Madonna, che era riuscito a dare l’impronta giusta alla squadra che, nello stesso tempo, ha perso un compagno di avventure, cosa che non può essere equiparata a delle partite di calcio. Eppure al momento del rientro è normale che i compagni psicologicamente destano problemi, applicati poi sul campo. Superare la scomparsa di un compagno con cui sono stati condivisi gli allenamenti quotidiani è più che complesso e non mi stupirei, purtroppo, di vedere gli amaranto perdere le restanti quattro. Nella speranza, chiaramente, di sbagliarci e di poter dedicare la salvezza del Livorno al povero PierMario Morosini. Chiudo con i complimenti a una compagine che si sta esprimendo benissimo ed un’altra che la sua permanenza riuscirà a trovarla. Il primo punto riguarda il Crotone; Drago fa esprimere la squadra al massimo e in casa sta diventando una macchina da vittorie, mentre sui campi esterni non disdegna l’ottimo calcio offensivo che propone. Lo stesso che sarà utilissimo alla Nocerina, ancora viva e pimpante per ottenere un obiettivo alla portata dei molossi, cui servirà principalmente curare i difetti difensivi. Niente è impossibile, a 360’ dalla fine tutto è da decidersi. Come si fa ad annoiarsi?


