Palermo, Chapeau! Bari, ora non puoi mollare. Modena, attento a quei due. 'Zona rossa': bagarre senza fine
Non che ci volesse un mago per predire il futuro prossimo del Palermo, ma mantenere le attese nel calcio, si sa, non è mai facile nemmeno se ti chiami Iachini e hai 16 punti di vantaggio dalla prima inseguitrice e il calendario recita meno cinque alla fine; non è stato semplice per nessuna delle corazzate scese nel corso degli anni dal piano di sopra tornare subito da dove si era venuti: per informazioni chiedere a Brescia, Torino o Sampdoria, tre big che, tuttavia, non avevano in panchina mister Serie A.
Non deve essere stato difficile per Zamparini scegliere chi doveva guidare la sua controversa creatura nella scalata dopo l’addio di Gattuso, d’altronde i numeri non mentono mai e così le 23 vittorie, i 9 pareggi e le 5 sconfitte avvalorano ancora di più il cammino, solo all’apparenza semplice, dei rosanero. Il caso, inoltre, ha voluto che a regalare la promozione ai siciliani fosse proprio quel Vazquez tanto voluto dal patron quanto criticato dalla piazza dopo che per lui erano stati spesi 4,5 mln nel lontano gennaio 2012; per chi dovesse ancora dubitare delle doti, forse ancora inespresse completamente, del classe ’89 è consigliabile rivedere giocate e numeri nei 90’ di Novara. Ora quello che tutta la città attende da Zamparini è che la lezione sia stata appresa e che non vengano commessi errori che da tempo, troppo, fanno parte della filosofia dell’estroverso Maurizio con Iachini che starà già toccando ferro.
A proposito dei piemontesi: oggi la squadra di Aglietti ha provato ad opporsi con tutte le forze ai quotati rivali, magari a strappare un punto che di questi tempi e con questo avversario sarebbe valso almeno il doppio ed invece motivazioni e fame superiore hanno fatto la differenza al Piola dove il pubblico di casa deve aver quantomeno apprezzato l’intensità messa in campo dall’eterno Rubino e compagni; la sconfitta odierna riapre (come se ce ne fosse bisogno) gli interrogativi sulla zona salvezza con la domanda "play-out si play-out no?" a cui non si riesce a dare una risposta certa nemmeno mettendosi d’impegno.
Tralasciando la Juve Stabia e la sua prova d’orgoglio di oggi al Menti con il Latina, così come la Reggina, ad oggi l’altra spacciata sarebbe il Padova che nulla ha potuto contro i ragazzi scatenati di mister Drago che, nonostante le decimazioni settimanali per le convocazioni in Nazionale, riprendono la retta via travolgendo nel fortino dello Scida i malcapitati avversari.
Rimanendo nella 'zona rossa' vale oro la manita del Citta ai danni del Varese che porta a tre i risultati utili di fila della truppa di Foscarini che può intravedere, almeno per 7 giorni, la luce in fondo al tunnel.
Scalando qualche posizione verrebbe da chiedere ai calciatori, allo staff e ai tifosi del Bari qual è il loro segreto: espugnato anche il Libero Liberati di Terni in quella che vale la quarta vittoria nelle ultime 5 gare e tutto ciò dopo una nuova penalizzazione che può portare a pensare come più siano le difficoltà più i galletti alzino la cresta, un’altra spiegazione non sembra esserci dopo che neanche il fallimento e la conseguente asta nulla abbiano abbattuto la squadra di Alberti a cui ora va fatta la raccomandazione di non buttare tutto all’aria anche perché il calendario è amico dei biancorossi che alla prossima ospiteranno al San Nicola il fanalino di coda Juve Stabia.
Altri 'volatili' scatenati sono i canarini di Novellino che dopo 11 risultati utili consecutivi bussano alla porta play-off che sta per essere buttata sotto i colpi del duo Babacar-Granoche, 18 centri per il primo, 10 per El Diablo che sembra aver trovato nei gialloblu la destinazione ideale per rilanciarsi come dimostra la doppietta odierna rifilata al Siena. Beretta scivola così al decimo posto (sempre al netto della penalizzazione) e sembra che più di così i suoi uomini non possano fare anche perché con 8 punti in più conquistati sul campo le prospettive e il morale sarebbero ben diversi.
Guardando il quadro di giornata verrebbe da chiedersi che fine abbia fatto l’Avellino di inizio torneo, passato dal terzo all’undicesimo posto con una semplicità da lasciare increduli anche i più accaniti sostenitori dei verdi. Una citazione andrebbe fatta anche al Carpi che nel corso delle 37 giornate ha mantenuto un andamento sostanzialmente costante e ha ottenuto l’obiettivo salvezza con una facilità quasi disarmante: il suo segreto sta nella corsa e nella forza del collettivo con Pillon che non conosce sconfitta dal 29 marzo scorso.
Un verdetto è arrivato, per gli altri si dovrà aspettare probabilmente ancora un po: cara Serie B, così ci piaci.


