Padova, non è mai troppo tardi. Ancora tre atti e poi l'esodo: si riaccende la lotta per non retrocedere. Modena, la mina vagante (esplosa)
Alle volte è necessario ritrattare, indietreggiare di qualche passo. Da tempo vi scrivo del Padova e mai, in tutto questo tempo, ho concesso ai patavini un margine minimo di rientrare nella corsa per non retrocedere. Non che servisse il mio beneplacito. Si tratta, piuttosto, di un umile tentativo di rettificare, correggere il tiro. Quel margine, seppure ristretto, c'è sempre stato e ancora c'è: un errore trascurare tale possibilità. Spesso, chi impugna una penna, si nutre della persuasione, ingenua, di poterne abusare. Si tratta di un'arma temibile, persino per chi la imbraccia.
Da questo debito presupposto, riconsideriamo la posizione della squadra veneta. La vittoria nel pomeriggio di ieri contro il Pescara all'Euganeo, con la contemporanea doppia sconfitta di Varese e Novara, rilancia i patavini, chiamati a una impresa notevole per centrare l'obiettivo stagionale. Se le probabilità di riuscita restano minime, massima è l'abnegazione della squadra di Serena, la dedizione a una causa che sembrava persa. Come in passato dare il Padova per vinto è stato un gesto privo di malizia, non teso a procurare scoramento, al modo stesso, rilanciarne le chance non è un tentativo di incoraggiare chissà quale speranza.
Nel calcio, come nella vita, non è mai troppo tardi. Non si pensi a una mera banalità, è la storia a suggerirlo: non resta, perciò, che restare a guardare gli ultimi tre atti della stagione prima dell'esodo. L'atto conclusivo di una trama che ha i contorni della tragedia.
Come anticipato, tornano in ballo le sorti di Novara e Varese a soli cinque punti dal terzetto di coda. Le rispettive sconfitte contro Empoli e Brescia ne hanno aggravato la posizione, già instabile. Come in un romanzo a puntate, l'attesa ci turba e al modo medesimo desta in noi una morbosa curiosità, male inguaribile per gli amanti del calcio. Ad acuire il disagio proprio della nostra posizione, l'impotenza tipica dello spettatore che guarda e non può intervenire. Possiamo solo raccontare, ed ecco che la penna perde parte della sua temerarietà.
Potremmo seguitare nel nostro racconto, e dirvi di una storia più lieta, se possibile. Il Modena, per esempio. Inesauribile, arrembante Modena. Con la vittoria di ieri ai danni dell'Avellino (avversario diretto) i giallo-blu hanno ribadito una supremazia che dura incontrastata da quattordici turni. Numeri da primato, inconfutabile evidenza. Non fosse stato per un avvio di stagione esitante, scriveremmo con un po' più di disinvoltura e un po' meno di sbalordimento.
Al principio dell'anno calcistico, la squadra di Walter Novellino era indicata come una delle mine vaganti del campionato, al pari di formazioni del calibro di Brescia e Spezia. Quest'ultimo accostamento metteva d'accordo più o meno tutti, e addetti ai lavori e tifosi. Ebbene, la mina è esplosa, e ha lasciato terra bruciata attorno a sé. Nessun verdetto, al momento, premia la società giallo-blu quinta in classifica. Il responso più importante- quello dell'aritmetica- potrebbe, però, non tardare ad arrivare. Ancora un turno vittorioso e l'obiettivo play-off potrà dirsi ipotecato; almeno questo è l'augurio.
Per quanto ci sforziamo, lo spazio non è equamente ripartito: la 'storia lieta' occupa poche righe. Che colpa abbiamo noi? Siamo giornalisti e nei drammi, ci esaltiamo.


