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EDITORIALE

Novara, dicci chi sei! Gattuso in trincea, ma il gol resta una chimera. Sogliano, Castori e quel feeling mai nato

19.11.2016 09:00 di Marco Lombardi   articolo letto 2348 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Per dimostrare che l'exploit di Verona non è stato casuale, il Novara è chiamato alla prova del nove al "Piola" contro il Frosinone. Hellas irriconoscibile o Novara strabordante? Scaligeri superficiali e presuntuosi o gaudenziani impavidi ed incontenibili? Probabilmente la verità sta nel mezzo... Di sicuro, a Verona la squadra di Boscaglia ha sfoderato una prestazione impeccabile sotto ogni profilo: dall'approccio all'interpretazione della gara, passando per il piano squisitamente tattico. Azzeccata la scelta di irrobustire la difesa con un centrale in più, a dar manforte a Troest e Scognamiglio. E proprio l'ermeticità della difesa in uno al cinismo dell'attacco hanno consentito ad un Novara lucido, caparbio e volitivo di sorprendere la capolista, travolgendola con un poker tanto eclatante, quanto inopinato. Una vittoria, però, che, alla luce di un'analisi asettica, rientra nelle corde, nelle potenzialità di una compagine partita ad inizio stagione con i favori del pronostico, per recitare un campionato da protagonista. Ciò che stupisce, infatti, non è tanto la singolare eccezionalità della schiacciante affermazione dei piemontesi, quanto piuttosto la capacità di questi ultmi di trascendere uno dei limiti congeniti, atavici, delle formazioni di Boscaglia: l'enorme difficoltà di cogliere risultati anche in trasferta. Frosinone, dunque, quale "cartina di tornasole": per il Novara il banco di prova è di quelli probanti... La sfida contro i ciociari chiarirà se il blitz del "Bentegodi" è stato accidentale o "catartico". In ogni caso, solo una continuità di risultati potrà alimentare velleità di alta classifica; diversamente, il rischio è quello di continuare a "vegetare" in quella "terra di mezzo" tipica delle incompiute.

 

Chi attraversa una fase di grande appannamento è il Pisa. Dopo un brillante, "stoico" inizio di stagione - malgrado il ginepraio societario - la squadra toscana ora è scivolata, lentamente ma inesorabilmente, nelle acque limacciose della bassa classifica. La sconfitta rimediata a Cesena fa il paio con quella incassata a domicilio ad opera del Perugia: appena quattro i punti conquistati nelle ultime otto giornate ed un'allarmante sterilità offensiva che dura da quattro turni. La solidità della difesa - la meno perforata del campionato in condominio con quella del Benevento - non è più sufficiente a mascherare l'asfitticità del comparto avanzato, evanescente ed inadeguato alla categoria. La "modica" cifra di sei reti realizzate in quattordici partite è piuttosto eloquente. Oltre a questo, ci sono i limiti strutturali dell'organico, gli infortuni, la coperta sempre più corta, una squadra che pare aver smarrito le proprie certezze... E poi le incognite, le immanenti magagne societarie con le loro inevitabili ricadute sui giocatori, la questione stadio... E ancora, un tecnico dalla tempra gladiatoria ma, per sua stessa ammissione, costretto obtorto collo a snaturarsi. Preso dallo sconforto, Gattuso vacilla, ma non getta la spugna: non è nel suo dna. Perchè, come lui stesso ha tuonato mutuando la metafora di un Bersani d'annata: "Non siamo qua a pettinare le bambole...". E' Rino, tecnico e psicologo, motivatore e consigliere, l'ultimo baluardo di un gruppo in grande difficoltà, ma duro a morire.

 

Per Fabrizio Castori, tecnico del Carpi, la trasferta di Bari sarà anche l'occasione per "ritrovare" Sean Sogliano, ds dei pugliesi nonchè ex di turno. Incalzato in merito, il "vulcanico" tecnico marchigiano ha frettolosamente glissato, trincerandosi dietro un lapidario: "No comment!". Che la dice lunga circa i rapporti non esattamente "idilliaci" fra i due nel corso della passata infausta stagione in massima serie, culminata nell'immediato ritorno in serie B degli emiliani. Questione di feeling... Che non è il titolo della canzone di Mina e Cocciante, bensì semplicemente un'empatia mai sbocciata, un'idiosincrasia epidermica. Castori non gradiva il modus operandi del "ciclone" Sogliano, un ds "rivoluzionario", che - come il tecnico ha più volte ribadito anche a stagione terminata - avrebbe snaturato la filosofia del Carpi, imperniata sulla valorizzazione di un organico monolitico ed affiatato, composto da giovani umili, grintosi ed "affamati", in grado di sopperire con la caparbietà e gli stimoli alle lacune tecniche. Su questo telaio - secondo Castori - avrebbero dovuto essere inseriti innesti mirati, che recassero in dote pari o analoghe caratteristiche. Senza attingere, a piene mani, dal bacino di quei giocatori affermati, ma ormai a fine carriera e/o refrattari a calarsi nel contesto di una piccola realtà di provincia. Da qui le prime frizioni in sede di mercato, acuite da vedute diametralmente opposte anche sul piano tattico. Inevitabile la rottura, insanabile. Dopo la "mazzolata" rimediata all'Olimpico dalla Roma, Castori è silurato e sostituito da Sannino, uomo di fiducia di Sogliano. Ma i "senatori" si ribellano ben presto... Ed ecco allora che viene tempestivamente richiamato, a furor di popolo, Castori, l'eroe della promozione, con contestuali dimissioni irrevocabili di Sogliano, cui succederà Romairone. L'epilogo è un'amara retrocessione in serie B, con una coda di rimpianti e velenose polemiche...  

 

 


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