Le mani sulla coppa
E ora andiamo a prenderci la coppa. Il Siena fa il biscotto, l’Atalanta no, cosi i nerazzurri compiono il sorpasso sui toscani e ora possono gestire il + 3 a 180’ dal termine della stagione. Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che il vero obiettivo di Percassi fosse arrivare in A davanti a tutti, ebbene tutto è stato fugato dal primo tempo del derby di lunedì: vero che l’AlbinoLeffe ci ha messo del suo, ma l’Atalanta, pur senza forzare, con una formazione largamente rimaneggiata e per larghi tratti con una manovra sottoritmo ha fatto un sol boccone della Mondo-band.
Se mai ce ne fosse stato bisogno i nerazzurri hanno dimostrato di avere un organico che in cadetteria poteva essere soltanto di passaggio e nulla più: troppo netto il divario, anche se si tratta di seconde linee, con tutte le altre.
Se poi queste “alternative” sono i vari Talamonti (toh!), Ferri, Basha e Pettinari, giusto per citare alcuni di quelli meno impiegati nel corso dell’annata ecco spiegato tutto.
Si temeva il “prego s’accomodi” o il “favorino” e non c’è stato, anche se ora, come fatto intendere tra le righe da Colantuono, l’Atalanta cercherà di battere anche il Cittadella per “restituire” qualcosa all’AlbinoLeffe, a sua volta costretto però a vincere a Piacenza contro Armando Madonna. E a proposito di Madonna, vedremo se toccherà finalmente anche a Nicola dopo una stagione nel dimenticatoio, se Pettinari dopo un buon derby confermerà anche contro i suoi ex compagni di non aver perso lo smalto e se Marilungo riuscirà a trovare la via della rete. Tre motivi di (relativo) interesse forse, ma tre temi che almeno sulla carta – anche grazie ad un massiccio ricorso alla fantasia da parte di chi scrive – possono rappresentare discreti spunti in aggiunta naturalmente all’obiettivo del primo posto.
A Bergamo tuttavia arriverò un Cittadella per nulla tranquillo complici le due sole lunghezze di a
margine sulla coppia Sassuolo-Ascoli e le quattro sull’AlbinoLeffe, ovvero le squadre che ad oggi occupano la pericolosa area play-out.
Il buon Foscarini manco a dirlo, si aggrapperà al capocannoniere Federico Piovaccari, un elemento che in granata ha trovato una seconda giovinezza oltre che alla speranza che i suoi evitino gli alti e bassi in grado di mettere a dura prova le coronarie. Difficile definire in altro modo, infatti, una compagine capace – ad un tratto – di mettere i bastoni tra le ruote a gran parte delle squadre d’alta classifica, ma che poi becca quattro pappine sul proprio campo dall’AlbinoLeffe e tre in poco più di mezz’ora da una Triestina le cui speranze sono ridotte al lumicino da tempo. La fortuna dei veneti – che all’ultima ospiteranno un Pescara ormai con la “pancia piena” – è aver strappato un preziosissimo successo di misura sul Crotone grazie a Di Roberto: un’affermazione che ha permesso di ricreare una sorta di tesoretto da conservare in vista del rush finale, dove, notoriamente, può succedere sempre tutto e il contrario di tutto. Curiosità, senza dubbio, la desterà tra gli avversari il gioiellino di scuola Atalanta Manolo Gabbiadini che, al primo anno in serie B, ha già attirato su di sé l’interesse dei top club italiani. Niente male per un 19enne, ennesimo “figlio di Zingonia” nonché patrimonio da salvaguardare al pari di Giacomo Bonaventura: impossibile non spendere qualche riga per un elogio al golden boy di San Severino Marche: quattro gol nelle ultime tre partite (nove in totale) e un talento che dovunque giochi ha ormai trovato la sua dimensione e con essa la giusta concretezza sottorete, due capisaldi che potrebbero permettere a Jack di diventare uno dei perni dell’Atalanta d oggi, ma soprattutto di domani. Quell’Atalanta dei grandi progetti e dei grandi sogni, quelli che meritano Bergamo, la sua gente e la loro squadra. Prima però è ancora tempo di fare festa e poi – con le mani sulla coppa – ci sarà tempo e modo per pensare alla serie A, soprattutto perché – per dirla alla Percassi – an gà mia de turnà ‘ndre sobet.


