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Grande allenatore, uomo esemplare: il cuore di Zeman affidato a Pescara. Toro, in A con la difesa e la saggezza di Ventura. Samp, per adesso meglio il sesto posto? E intanto alla Nocerina servirebbe un miracolo

Grande allenatore, uomo esemplare: il cuore di Zeman affidato a Pescara. Toro, in A con la difesa e la saggezza di Ventura. Samp, per adesso meglio il sesto posto? E intanto alla Nocerina servirebbe un miracolo TuttoB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
autore
Marco Fornaro
giovedì 24 maggio 2012, 00:05EDITORIALE

Sguardo impenetrabile, pensieri dediti alla quiete, la pacatezza ed un certo senso di distacco. Poche parole, ma profonde. Sempre. Nasconde quella minima preoccupazione che può esserci in lui, diverte e fa divertire. E a detta di molti non solo in campo, ma anche fuori. Quando bisogna creare spettacolo ed offrire motivazioni è sempre il primo a farlo; non a caso è idolatrato da allievi attuali e quelli passati. Perché nel suo caso si tratta di allievi, non semplici giocatori, cresciuti sotto gli insegnamenti di un maestro del calcio. Spesso sembra glaciale: ecco, in realtà, è tutto il contrario. E lo dimostrano quelle gocce scese candidamente sul suo viso al fischio finale di domenica che non sono assolutamente frutto della pioggia, ma di un cuore grandissimo che non ha saputo resistere ad un senso di commozione infinita. Quello di Zdenek Zeman, un grande allenatore, ma soprattutto un grandissimo uomo. La gara del “Ferraris” ha sancito la promozione diretta di una squadra costruita per un obiettivo di metà classifica, per proseguire il lavoro di Di Francesco e per aggiungere un qualitativo non indifferente di spettacolo. Qualitativo che ha reso talenti splendidi, pronti a sfociare le acque del loro talento in Serie A e che ha riportato la massima serie ad una piazza meritevole di scenari così importanti ed inaspettati ai nastri di partenza. E’ la sua vittoria perché ha lanciato quella mente diabolicamente offensiva di Lorenzo Insigne, ha rafforzato la consapevolezza dei mezzi di Immobile, pronto a toccare in oro ogni pallone disponibile; è riuscito ad adattare Marco Sansovini al ruolo di comprimario, gettandolo nella mischia nei momenti giusti ed utili a regalare profondità, esperienza e i gol che non sono mai mancati nelle qualità fondamentali del romano. E ancora, è la vittoria di Zeman perché ha rispolverato Gianluca Caprari da tanta inattività e deciso di arretrare di qualche metro Marco Verratti, rendendolo uno dei centrocampisti più completi e tecnicamente indiscutibile del campionato cadetto; è la sua vittoria perché, dopo una prima parte di campionato non facile sotto il punto di vista difensivo, ha completato, tramite un lavoro importante, il pacchetto arretrato, rendendolo più compatto e sicuro. E’ la sua vittoria perché in campionato il Pescara  si è dimostrato più forte di tutti, anche del Torino. E quei pochi punti che separano abruzzesi e piemontesi sono dovuti a vicende extra-calcistiche che ha vissuto la squadra sulla propria pelle. Una squadra testimone del triste avvenimento di Pier Mario Morosini e che da un momento all’altro si è vista sottrarre anche il proprio preparatore dei portieri, Franco Mancini: un grande uomo che condivideva con i ragazzi ogni singolo momento. Il grande amico di Zdenek Zeman, con il boemo che ha dedicato la promozione molto affettuosamente all’ex estremo difensore del Bari. Ed anche per questo sarà la sua vittoria, quella di un tecnico che, quanto a risultati, ha avuto meno di quanto meritava e che adesso deve godersi, come suo solito fare, una festa dovuta per un maestro di pallone ed amante del bel gioco, fatto esprimere dai suoi ragazzi tra una sigaretta e l’altra e con la massima fiducia che si può offrire ad un giovane in fase di crescita.

Festa che ha ritrovato anche il Toro di un altro tecnico esperto, Giampiero Ventura, che l’anno scorso ha provato nel miracolo di consolidare la sua Bari, quella distrutta da fattori esterni infermabili solo con un pallone. Non sappiamo ancora i meccanismi precisi dell’annata vissuta in quello spogliatoio, perciò evito di dilungarmi in discorsi che, adesso, ci porterebbero lontani senza prove soddisfacenti, sempre nella speranza che venga posta chiarezza. Ma dicevo del Toro: una squadra che torna dove compete, in Serie A. Quella categoria assente da tre anni, cercata precisamente da due, visto il fallimento clamoroso della scorsa stagione. Giampiero Ventura ha saputo trascinare con sé un gruppo di tanti senatori, facendo leva prevalentemente su una difesa invalicabile e su un attacco composto da…tutti. Perché nel Toro di Ventura non c’è stato un vero, grande, bomber. Ha segnato quasi ogni componente della rosa; la squadra si è ritrovata a gestire tante partite in pochi giorni e la saggezza del tecnico genovese ha fatto sì di giostrare un turn-over per mantenere intatta la forma atletica. Anche a patto di perdere qualche punto, dimostratosi irrilevante ai fini della classifica.

E adesso spazio ai play-off per determinare la terza fortunata a vestire i panni della neo-promossa. Ci sono tante qualità in mezzo alla mischia: il cinismo del Sassuolo, la forza del Verona, la scaltrezza e le pressioni assenti del Varese e la tecnica della Sampdoria. Tante caratteristiche che dovranno mischiarsi per dar vita a degli spareggi tutti da vivere. Stando così le cose, paradossalmente, la classifica gioverebbe alla Sampdoria, che in tal caso potrebbe preferire la sesta posizione alla quinta. Il Sassuolo, seppur grande squadra, è più abbordabile rispetto all’Hellas per le caratteristiche dei liguri. Ma staremo a vedere, visto che questi spareggi non rispecchiano sempre i valori reali di una squadra e soprattutto perché i neroverdi non sono certo al terzo posto per casualità.

Casualità che non ha inciso nemmeno nel cammino del Padova, che merita assolutamente di non far parte del rango delle prime sei. Il “colpevole” è solo uno: Alessandro Dal Canto. Foschi ha messo su una squadra livellata per le prime due posizioni, Dal Canto l’ha quasi distrutta. E se nelle prime apparizioni in campionato, i veneti si trovavano ai vertici del campionato, è solamente grazie ai calci piazzati che hanno iniziato a sbrogliare le prime matasse. Ai problemi ed ai limiti, però, non si può fuggire: con punizioni, angoli e rigori si vince sei-sette volte, poi bisogna scoprirsi e capire che è una tattica che non può funzionare per sempre. E’ tutto qui il motivo del crollo biancoscudato, costretto a ripartire da basi più solide per cercare il salto di categoria.

Chiosa finale sulle zone basse: la Nocerina cerca un exploit (comunque complesso) a Pescara, ma solo un miracolo la allontanerà dalla Lega Pro direttamente. La Reggina ha poco altro da aggiungere al campionato: ecco perché il Vicenza non dovrebbe avere tanti problemi in terra calabrese per ottenere quei punti necessari per agganciare i play-out. Il campionato è agli sgoccioli, molti verdetti sono emanati, ne restano alcuni tremendamente importanti: da dentro o fuori, conta solo vincere…