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CON LE BOMBE CARTA NON SI FA IL BENE DEL PADOVA: UNA TREGUA PER LA SALVEZZA. BRESCIA, ADESSO LA PREOCCUPAZIONE MAGGIORE E’ LA RETROCESSIONE: IN ARRIVO UN NUOVO RIBALTONE?

CON LE BOMBE CARTA NON SI FA IL BENE DEL PADOVA: UNA TREGUA PER LA SALVEZZA. BRESCIA, ADESSO LA PREOCCUPAZIONE MAGGIORE E’ LA RETROCESSIONE: IN ARRIVO UN NUOVO RIBALTONE? TuttoB.com
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
autore
Marco Russo
lunedì 24 marzo 2014, 00:00EDITORIALE

Non ce ne vogliano i tifosi della Juve Stabia. Perché l’argomento di questo editoriale sarà loro fortemente sconsigliato. Quanto meno per non aggiungere altro sale su una ferita che pulsa e schiuma dolore. La Lega Pro è un destino inevitabile, scritto tra le pieghe di una stagione disgraziata. Pertanto, nulla di più aggiungeremo sugli stabiesi nella disamina che segue. Ma a proposito delle formazioni che stazionano nelle posizioni immediatamente limitrofe alle Vespe, da dire ce n’è, eccome. A partire da Padova e Reggina.

A braccetto, terzultima e penultima. Nel podio delle depresse e delle deluse della cadetteria. Alzi la mano chi ad inizio stagione avrebbe potuto profetizzare un così nefasto scenario. Da una parte le ambizioni di alta classifica alimentate dal giubilo del Centenario amaranto e dall’altra la scossa portata da una nuova proprietà, parevano argomenti più che sufficienti per ipotizzare ben altre prospettive di classifica. Invece, nella palude tanto i calabresi quanto i veneti continuano a dimenarsi. Quattro reti a testa, incassate nell’ultimo turno. Allo sbando, specie gli amaranto. La spinta motivazionale del duo tecnico Gagliardi-Zanin pare essersi nebulizzata e il margine di distacco dal Novara quintultimo comincia ad avere le fattezze di un Everest da scalare. Un peccato per l’intera categoria, immaginare una piazza calda e passionale come quella reggina inabissarsi nella terza divisione.

Discorso diverso, invece, per il Padova. Tremenda la “scoppola” del derby ma prima del clamoroso tonfo di sabato, c’erano stati incoraggianti segnali di ripresa. Da lì, Serena può e deve ripartire. Con l’apporto di una squadra che ha elementi di assoluto valore per la categoria, di una dirigenza che gli ha rinnovato la fiducia e - soprattutto - con uno slancio di passione da parte dei tifosi biancoscudati. Il clima tra società e tifoseria è di scontro aperto. Così, però, non si va da nessuna parte. O meglio, si va dritti dritti dove nessuno vuole andare. Giusto contestare per incitare e scuotere gli animi, con spirito costruttivo. Ma quando si arriva agli atti di violenza pure come lo è il lancio di bombe carta contro il pullman della squadra, allora qualcosa non torna. Serve una tregua: mettere da parte le intenzioni bellicose e stringersi attorno alla maglia. La missione salvezza è difficile, ma possibile.

Davanti c’è il solito Cittadella duro a morire, abituato ad annaspare in situazioni del genere. Rigenerato, nel rovescio della medaglia, dal recente derby e con un’arma in più: Paulo Dentello Azzi, attaccante brasiliano di diciannove anni, scoperto dal dg Marchetti. Un talento del quale sentiremo parlare nel futuro prossimo. Un gradino più su c’è il Novara. Il ritmo, di recente, è cambiato. I piemontesi hanno ripreso a correre, anche grazie all’esperienza di gente come Sansovini e Buzzegoli. Il margine di cinque punti sul Cittadella, sarebbe garanzia di salvezza e di mancata disputa dei playout. C’è tempo e modo per arricchirlo, visto il nuovo passo degli uomini di Aglietti.

Alla lunga i guai societari del Bari potrebbero vanificare quello che di buono è stato fatto dai galletti di Alberti ma chi rischia di essere risucchiato - clamorosamente - nella lotta per non retrocedere è il Brescia. Da quasi un mese e mezzo la via della rete è stata smarrita, sono cinque le sconfitte consecutive, tre delle quali con il nuovo allenatore Iaconi che dal suo arrivo non ha fatto che perdere. Le sabbie mobili dei bassifondi, spaventano anche il presidente Corioni che in caso di ulteriore insuccesso nel prossimo turno contro il Cittadella è pronto ad un nuovo ribaltone.