CHI PENALIZZA ABODI?
Il problema vero è che, di questi tempi, nessuno ne parla. Noi ci abbiamo già provato e continueremo a farlo perché teniamo a questa Serie B, al contrario di molti che dicono di tenerci ma in realtà guardano, notano il dissesto generale, poi si girano dall’altra parte.
Qui il problema è grave, e chi è al vertice dovrebbe fare qualcosa di concreto. A partire dal presidente di Lega: caro Abodi, ci sono tante cose che no, proprio non si spiegano. Lungi dal voler essere accusatori, ma un paio di domande, e spunti di riflessione, a questo punto sono leciti.
Abbiamo già detto e ridetto che questa Serie B non cattura interesse: abbiamo già sottolineato che gli stadi sono per la maggior parte vuoti, che è palesemente un campionato di livello basso, che di talento ogni domenica in campo se ne vede veramente poco, e che tutto ciò comporta uno stravolgimento clamoroso delle gerarchie che il blasone delle società coinvolte dovrebbe invece rispettare (matricole in testa alla classifica, piazze storiche e importanti come Padova e Reggina costrette a vivacchiare in fondo).
A proposito di blasone: indecorosa la situazione del Bari, uno dei club che solo per la storia che ha meriterebbe la massima categoria. E’ notizia dei giorni scorsi che i galletti hanno dichiarato fallimento. Notizia, ovviamente, triste per molti, ma… magari non per chi punta da tempo a creare una Serie B a venti squadre. Esagerata e ovviamente sconsiderata l’idea che Abodi sperasse nel fallimento del Bari, ma di certo, senza i galletti e… magari, prima o poi, senza quel Siena costretto a subire le infinite ritorsioni economiche della vicenda Montepaschi, il sogno di una cadetteria formato - leggermente - ridotto sì, potrebbe prendere vita più facilmente.
Qualcuno potrà asserire che, finora, abbiamo parlato di supposizioni, in cui si può credere o meno, alle quali si può essere daccordo o no. Ci sono, però, altri punti di discussione che sono invece delle certezze: come il problema, serio, delle mutualità garantite dalla Lega ai club ma clamorosamente non pagate, con le società che, in maniera più che ovvia, risentono pesantemente dei mancati introiti (si tratta di circa 4,5 milioni di euro) che gli spetterebbero. Soldi che faciliterebbero la gestione economica dei club, i quali in questo eterno tempo di crisi faticano - lo sappiamo tutti - anche a pagare regolarmente gli stipendi. E sappiamo anche, tutti, che se i pagamenti non arrivano puntuali… scatta la penalizzazione da parte della Lega Serie B. Che però, come detto prima, non paga le squadre. Ma le penalizza. Il classico cane che si morde la coda.
C’è però un “ma”. Nel senso che qualcuno potrebbe alzare la mano e dire “ma per evitare la penalizzazione si potrebbe rateizzare il debito”, che questo sia nei confronti dei giocatori, della Lega, o di qualsiasi altro creditore. Rateizzare è un altro di quegli escamotage che, con profondissima sincerità, funge da giubbotto gonfiabile per chi si trova con l’acqua alla gola. Come soluzione, in sé, non è affatto male: ottimo dare una mano a chi ne ha bisogno. Non benissimo, però, se la si dà solo a chi ha la possibilità di rateizzare il debito. Mi spiego: una squadra che non paga ciò che deve - mettiamo nei confronti dei giocatori, e ha degli stipendi arretrati - subisce in breve tempo (un paio di mesi al massimo) la penalizzazione di uno o due punti in classifica. Una squadra che, invece, riesce a trovare il modo di rateizzare il debito negli anni, no: la penalizzazione non la subisce. Il paradosso dove sta? Che comunque, il debito, nell’immediato non è saldato né da una né dall’altra parte, ma a subirne le conseguenze è soltanto chi non solo non ha i soldi per pagare (magari per mutualità non ricevute) ma soprattutto chi non ha neanche la possibilità di dilazionare il debito nel tempo. Praticamente, al cane che si morde la coda basta una garanzia futura, un bigliettino con su scritto “pagherò” per evitare di subire la penalità.
Concorderete, dunque, che qualcosa non quadra. Concorderete che c’è qualcosa di poco chiaro, su cui andrebbe fatta luce. Nessuna accusa, nessun dito puntato, nessun clamore eccessivo, solo semplici domande. Per capire perché se c’è qualche possibilità di “salvare” questa Serie B, invece di procedere sulla retta via si preferisce cadere nella selva.


