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EDITORIALE

Carpi, il ritorno degli "immortali": trionfo del catenaccio ed elogio dei semplici. Benevento, la rivincita di Baroni: e non chiamatela sorpresa

04.06.2017 08:30 di Marco Lombardi   articolo letto 6460 volte
© foto di Federico Gaetano

“…28 aprile 2015, un giorno che niente e nessuno potrà mai cancellare, perché in quel giorno gli uomini del Carpi hanno scritto la storia: gli anonimi, i poveri, gli ultimi, quelli che hanno fatto la vera gavetta diventano i primi, perché sono semplicemente i migliori e tutti lo devono accettare…Noi siamo GLI IMMORTALI”. Così scriveva Fabrizio Castori, dopo l’esonero della passata stagione in serie A. Ora la storia si ripete: contro il Frosinone “gli immortali” hanno compiuto un’altra impresa titanica, sconfiggendo tutto e tutti, arbitro compreso, e volando in finale play-off. Una vittoria frutto di un gruppo umile, coeso, cementato attorno alla figura carismatica, dominante, del proprio allenatore, di cui riflette fedelmente pregi e difetti. Un gruppo indomito, fiero e orgoglioso, capace di espugnare il “Matusa” in 9 contro 11. Stoicamente. Castori ha riesumato il tanto vituperato “catenaccio”, un calcio scolastico, medievale, che incarna l’oscurantismo tattico: tutti tenacemente ammassati dietro la linea della palla, difesa arcigna e una mediana muscolare composta da “frangiflutti” deputati a creare densità, spezzare la manovra avversaria ed innescare le fulminee ripartenze degli attaccanti. Un calcio vecchia maniera, pratico ed essenziale, che può far storcere il naso ai puristi del bel giuoco ma di certo non è privo di una propria dignità, suffragata peraltro da eccellenti risultati. Che alla fine sono ciò che conta e che resta consegnato agli annali. È la sublimazione del calcio “pane e salame”, quello ruspante, senza fronzoli. Che rilancia un personaggio controcorrente, refrattario al politically correct dilagante, ma anche un  tecnico sagace, preparatissimo, maniaco della cura dei dettagli. E incurante delle idee innovative di tanti supposti rivoluzionari e visionari, promotori di un incensato calcio totale che, nei fatti, si riduce ad un urticante e sterile possesso palla. Un tecnico il cui palmares contempla ben 9 promozioni, conquistate sui campetti sterrati e polverosi della provincia marchigiana così come frequentando i  più “nobili” salotti della serie B. E nel mezzo i trionfi in D e C. Quanto basta per affibbiare a Castori l’etichetta di vincente. Malgrado la sua carriera sia stata frenata da un carattere spigoloso e “fumantino“, che gli è costato 3 anni (poi ridotti a 2) di squalifica e che nemmeno la convivenza con l’aplomb tipicamente british del ds Romairone è riuscita a smussare. 

Chi è prigioniero di una visione ferocemente manichea della realtà, continua a dipingere Marco Baroni come un allenatore da “vorrei ma non posso”.  Negli ultimi anni sul tecnico fiorentino si sono sprecati stereotipi e luoghi comuni: "Bravo, ma non arriva mai in fondo"; "le sue squadre si spengono sempre sul più bello"… Le flessioni primaverili no: quelle sono oggettive e inconfutabili. Quest'anno il fondo è stato toccato a Cesena: Benevento schiantato dai romagnoli e sensazione diffusa di una squadra sulle gambe, svuotata fisicamente e, prima ancora, mentalmente. Epperò i giallorossi hanno avuto la forza di risollevarsi in una gara molto sentita e delicata quale il derby con l’Avellino, centrando una vittoria catartica e imprimendo la svolta al proprio campionato. Tanto che stasera la Strega scenderà in campo al “Cabassi” per giocarsi la prima delle due finali play-off che assegnano l’ultimo posto disponibile per la serie A. Un risultato straordinario, considerato che i sanniti sono una neopromossa, che però non deve stupire. Un successo che parte da lontano: innanzitutto da una campagna acquisti di prim’ordine, condotta senza badare a spese al fine di allestire un organico competitivo, in grado di dire la sua anche in serie B; e poi da un’unità d’intenti fra squadra, allenatore e società non solo professata ma anche costruita e rafforzata quotidianamente. Senza trascurare le brillanti intuizioni e la mano ferma di un bravo tecnico, capace di plasmare in poco tempo una squadra forte, infondendole equilibrio, organizzazione ed una mentalità propositiva. Un “gomitolo” di concause da cui è germogliata una stagione esaltante. Che sia serie A o meno.  


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