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Caporetto Catania: le ragioni della debacle. Scelte non all'altezza, la piazza merita di più

Caporetto Catania: le ragioni della debacle. Scelte non all'altezza, la piazza merita di più TuttoB.com
© foto di PhotoViews
autore
Alberto Neglia
venerdì 16 maggio 2014, 00:00EDITORIALE

 

E' doveroso chiarirlo, adesso che principiamo nel narrarvi della mesta e triste storia del Catania, come si evince chiaramente dal titolo del nostro editoriale: questo spazio non è per gli illusi, per quella categoria di lettori ammaliati dalle bugie, dalle vacue e belle parole. Magari scriveremo di cose risapute, certo, e che non giustificano affatto un esordio tanto angoscioso, per cui è bene ammetterlo sin da principio: buona parte di ciò che leggerete, appartiene solo a noi, alla nostra indole critica e sadica, giornalisticamente parlando. Soltanto la nostra. Perciò così è, se vi pare.

Dopo aver legittimato il contenuto del testo in opera di stesura, vorrei partire da una immagine più o meno nitida: quella del tifoso, capro espiatorio, facile preda dell'inquietudine. Ritorno indietro al 'Massimino', di domenica pomeriggio; il Catania batte il Bologna, ma i tre punti non bastano a scongiurare la condanna della retrocessione, otto anni dopo il ritorno in Serie A. La mia memoria ripassa lo sguardo incredulo dei tifosi rosso-azzurri giunti allo stadio per sostenere i loro beniamini. Così inaspettatamente, da amante dello sport, provo un vago malessere. Quei volti assorti, persi, riempiono una pagina triste del calcio. Quindi passo subitamente ad altro.

Trovo sia codardo, ma mi vedo costretto a dilungarmi in un'altra premessa: la trama si infittisce e riteniamo opportuno chiarire che la prossima, non sarà un'invettiva alla dirigenza del Catania, una specie di filippica, piuttosto un modo di disaminare gli eventi dal nostro onesto punto di vista.

Bene, procediamo con le ragioni della debacle: il club di Pulvirenti, come suggerisce la storia recente, ha scritto la parola 'fine' a un progetto degno e meritevole di differente epilogo. Basti, per non perdersi in digressioni inutili, richiamare alla memoria dei più l'ottavo posto della scorsa stagione per dare idea di quel che sosteniamo. Che la prima ferita, è la più profonda. Ed è proprio ciò che di buono è stato fatto in passato ad aggravare tutto ciò che di sbagliato è stato fatto alle porte della stagione giunta al termine. Il potere distruttivo delle scelte fatte con preoccupante disinvoltura è notevole. Cosentino, per esempio. Affidargli la propria sorte è stato un errore costato caro alla società siciliana e, come se la disfatta stagionale non bastasse, gratificarlo con la carica di amministratore delegato. Un premio alla perseveranza nell'errore, a dispetto di ogni accorta valutazione che, in casi come questo, andrebbe fatta.

Capitolo squadra. La gestione strettamente tecnica non è stata mica meritevole di chissà quale lode, tutt'altro. Disfarsi nella stessa sessione di mercato dei migliori calciatori in rosa non è mai una decisione che paga, in alcun senso. Quelli di Gomez e Lodi, i casi più eclatanti. Riprendere quest'ultimo a gennaio, l'inconfutabile evidenza che l'incoerenza ha regnato incontrastata. L'avvicendamento di Maran, De Canio e Pellegrino non ha detto bene ai siciliani: viene da chiedersi se non sarebbe stato più saggio insistere con Maran fino alla fine. Averlo privato delle pedine più importanti del suo scacchiere in un sol colpo era una scusante valida, soprattutto alla luce del trascorso più che soddisfacente del tecnico, capace di dare identità e gioco alla squadra in passato.

Seguitare nel recriminare non servirebbe, visto che gli errori sono sotto gli occhi di tutti. Dall'ambiente societario trapela fiducia, circa la voglia di ripartire con convinzione. Il prossimo, dovrà essere l'anno del riscatto: scegliere un direttore sportivo all'altezza della situazione, il primo decisivo passo da muovere. Il nome di Capozucca è suggestivo e può dare la svolta che serve all'ambiente. Il parco giocatori è un altro capitolo spinoso: per quanto difficile, sarebbe opportuno trattenere i giocatori maggiormente rappresentativi e procedere con l'innesto di calciatori più avvezzi alla categoria.

L'obiettivo dev'essere quello di dare senso alla fedeltà dei tifosi, attraverso la cura dei particolari. Ripartire con attenzione per ogni minimo particolare, registrare ogni errore con l'intenzione di migliorarsi. O, se per qualche motivo non si può migliorare nell'immediato, la piazza sia tenuta al corrente di tutto quel che accade. Informare i tifosi sinceramente di tutto quel che concerne le condizioni morali ed economiche. E' una piazza che merita di più.

Intanto cala il sipario sulla stagione del Catania. Tra i fitti titoli di coda si confondono rimpianti e speranze. E'  già tempo di ripartire.