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Calcioscommesse, uno stralcio delle incongruenze di un processo iniquo

Calcioscommesse, uno stralcio delle incongruenze di un processo iniquo
autore
Marco Fornaro
giovedì 23 agosto 2012, 00:01EDITORIALE

Le decisioni relative al calcioscommesse dovevano rappresentare l'opportunità per restituire un minimo di dignità a un mondo che l'ha persa da tempo ed invece il tutto si è tramutato solo in una delle tante occasioni sciupate per rendere giustizia al nostro calcio. In una calda giornata agostana, si sono consumati altri verdetti per le sentenze di secondo grado che hanno fatto emergere scelte discutibili sino all'infinito. Il processo più chiacchierato dell'Italia è stato impostato sin da subito in maniera sbagliata: troppo tempo alla Procura Federale, pochissimo agli avvocati difensori che hanno dovuto organizzare il tutto in tempi brevi. Uno dei casi più eclatanti è quello del Lecce, la cui difesa, nonostante abbia smontato un castello di accuse troppo debole, non è riuscita ad evitare l'incubo della Lega Pro. Molteplici i punti che destano eccessive perplessità nel mondo salentino. Gli interrogativi sono diversi: se i giallorossi sono retrocessi in Prima Divisione, perché Andrea Masiello è ritenuto non credibile e Vives è addirittura prosciolto? E ancora, come si può non accorgersi che il denaro in fascette con il logo della Montepaschi sia pura invenzione dei pentiti, vista la "non" liquidità di Semeraro con la stessa banca "testimoniata concretamente" dai legali? In ultimo, e non per ordine d’importanza, ci sarebbe da chiedersi perché le parole di Carlo Quarta, elemento principale della combine, non abbiano grande valore rispetto a quelle di un pentito. Basterebbero questi quattro elementi per certificare le incongruenze di un processo sin troppo particolare.

Ma i pugliesi non sono gli unici ad aver subito un torto in ambito giudiziario: non vanno dimenticati Nicola Ferrari, attaccante del Verona che per una presunta combine (una soltanto) è stato squalificato per 3 anni, come Emanuele Pesoli, difensore centrale fresco di passaggio agli scaligeri, ormai celebre per essersi incatenato dinanzi alla FIGC. Lo stesso, anche in secondo grado, ha avuto la conferma del provvedimento precedente (3 anni), ma non la possibilità di confrontarsi con i due pentiti che in questo momento potrebbero aver distrutto, ingiustamente, la carriera e vita di un uomo.

E questi sono solo alcuni esempi di un processo che si è basato dal primo momento sul nulla. Nessuna prova certa nelle sentenze, ma solo tanti indizi che raggruppati lasciano ad ognuno la forza di immaginare come sono andate le cose. Peccato che in questo caso, l'immaginazione abbia trovato l'unico muro realmente più forte e imponente: la realtà.