Barbera&champagne, a un passo dalla A
Chiamiamolo "braccino". Trattasi di questa sorta di inspiegabile (o spiegabilissima!) ansia che ha attanagliato l'Atalanta in vista del traguardo e ne ha stabilito una striscia record, stavolta negativa: 3 gare, 1 pareggio e 2 sconfitte con sei gol subiti. Ed è arrivata la conferma della presenza di una seconda bestia nera, sempre dalla Toscana perché dopo l'Empoli anche il Livorno ha conquistato sei punti contro la Dea.
Una Dea che al "Picchi" è incappata in una delle peggiori prestazioni del 2011 pagando dazio non solo sul piano del risultato, ma anche delle occasioni (traversa di Luci e rigore negato agli amaranto) e sul piano disciplinare (espulsione di Bellini). Presunzione? Testa già in serie A? Tutto può essere in una trasferta nella quale si è salvato il solo Bonaventura e dove la difesa – Consigli a parte - ha mostrato quella fragilità evidenziata già nelle ultime uscite
Empoli, Crotone e Livorno, un trittico a tinte "black" derivato anche d un calo di tensione evidente, quella giusta tensione che adesso la squadra è chiamata a ritrovare per un ultimo sforzo, quello che porterebbe alla certezza aritmetica della promozione invocata da tempo e non ancora conquistata. E
momento più critico del girone di ritorno (chi l’avrebbe mai detto!) l’Atalanta ha la fortuna di avere con il Portogruaro l’immediata occasione per il riscatto che coincide con il match-point. Certo, il passaggio a vuoto deve logicamente indurre a delle opportune riflessioni in ottica futura, tuttavia c’è da rilevare che anche nelle fasi meno felici le avversarie ci mettono, ancora una volta, del loro travestendosi da formichine (vedi Novara e Varese) e dando una mano, talvolta insperata, alla truppa di Colantuono. Se poi anche la sola squadra che sta davanti, Siena di Conte, raccoglie anch’esso un punto in due gare (clamoroso il tonfo con il Portogruaro, e pareggio del Novara a 18’ dal termine) incredibile a dirsi, ma nemmeno il primo posto è quel miraggio che almeno in condizioni “normali”avrebbe potuto diventare dopo questa piccola crisi.
Ma di normale questo campionato ha fatto capire, a più riprese, di aver ben poco se non il rispetto di un pronostico, con le due corazzate davanti a tutte nonostante qualche brivido di troppo.
Di normale e allo stesso tempo proprio per questo allarmante c’è che per l’ennesima volta l’Atalanta ha evidenziato quanto l’assenza di Doni incida sulle prestazioni della squadra, non tanto per l’indiscutibile apporto qualitativo del capitano, ma specie per la personalità, il carattere e la capacità di dare una scossa e di trasformarsi in quella “guida” in campo che in sua assenza viene a mancare tanto, anzi troppo: siamo alle solite allora, in serie A ad 38enne si possono anche chiedere gli straordinari, ma a tutto c’è un limite. Adesso però meglio concentrarsi sul raggiungere l’obiettivo il più in fretta possibile e poi confidiamo che la dirigenza vada a costruire una rosa all’altezza che per essere tale dovrà necessariamente essere notevolmente potenziata.
Sembra francamente un rischio troppo alto la conferma in blocco dell’organico attuale a maggor ragione se si volge lo sguardo alle grandi difficoltà che stanno incontrando le tre formazioni promosse lo scorso anno, tutte invischiate nella lotta per non retrocedere a 270’ dal termine della massima serie con una (Brescia) e mezza (Lecce) a serissimo rischio di ritorno in purgatorio. Questi scenari tuttavia verranno affrontati a temo debito dato che il presente si chiama Portogruaro, una cenerentola che sembrava destinata ad assumere lo scomodo ruolo di “materasso”, ma che invece tra imprese incredibili (vedi Siena) e scivoloni altrettanto altisonanti (ko con la Triestina) può ancora giocarsi qualche possibilità nella lotta per evitare la Lega Pro. Il cammino della banda di Agostinelli comunque si è tremendamente complicato dopo la recente battuta d’arresto interna per mano del Pescara che ha riportato a 3 le lunghezze da recuperare sulla zona play-out, ma alla luce del fatto che in cadetteria nulla è mai scontato anche i granata hanno il dritto e il dovere di crederci fino all’ultimo.
E l’effetto ultima spiaggia dei veneti non deve proiettare ulteriormente i nostri in un clima balenare come (forse) successo nell’ultimo mese: ma le vacanze possono attendere, la serie A dista solo 90’ ed è arrivato il momento di condurla… in Porto.


