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Atalanta, tra riti e portafortuna

Atalanta, tra riti e portafortuna TuttoB.com
© foto di Foto Alberto Mariani
autore
Federico Errante
giovedì 21 aprile 2011, 00:27Editoriale

Come ogni dea pagana che si rispetti, anche la nostra bella Atalanta ha i suoi riti scaramantici. Corna esibite in tribuna quando gli avversari sono in attacco, occhi chiusi prima che Doni finalizzi dal dischetto: i bergamaschi sono né più né meno come tutti gli altri tifosi italiani. Non colpisce quindi più di tanto la dichiarazione del post partita del nostro sindaco Franco Tentorio, impossibilitato a vedere la sfida tra i nerazzurri e l'Empoli perché a Parma per impegni istituzionali. «Ho seguito per radio la gara del Comunale, peccato. E' la riprova che quando non ci sono, la squadra non vince o addirittura ci lascia le penne». Il primo cittadino porta fortuna, quest'anno la sua media punti è impressionante. Solo una persona riesce a batterlo nella classifica dei totem, Giuliana D'Ambrosio. Quando c'è la Giuli sugli spalti, i ragazzi di Colantuono non sbagliano un passaggio. A riprova la scorsa stagione, quella della retrocessione nell'inferno cadetto. Giuliana mai allo stadio per i noti motivi di salute, Atalanta ultima in classifica.

Tralasciando i riti dei calciatori (ognuno ne ha uno, da quelli di serie A fino a quelli di Terza categoria), passiamo ad allenatori e dirigenti del nostro calcio. Sabato Colantuono, come giusto che sia, ha analizzato la sconfitta senza fare drammi. Ma ha fatto un errore imperdonabile per il popolo dei tifosi: ha pronunciato candidamente la lettera incriminata, la prima dell'alfabeto. «Tanto in A ci andiamo comunque». Che dire? Che con dieci punti di vantaggio sulla terza in classifica, la frase è più che legittima. Ma porta male. Anni fa un'uscita del genere ebbe come protagonista Malesani, all'epoca mister del Verona. «Tanto ci salviamo comunque». Negli ultimi tre mesi di campionato bruciò un incredibile margine di vantaggio sulla quart'ultima e all'ultima giornata finì in B.

Si capisce quindi che la dirigenza atalantina corra immediatamente ai ripari quando il mister pronuncia con nonchalance la parola promozione. Sabato il direttore generale del club orobico Roberto Spagnolo è intervenuto immediatamente: «Non abbiamo ancora vinto alcunché e la strada per salire di categoria è ancora lunghissima». Come dire: evitiamo di sfidare la sorte.

Il dg dell'Atalanta è in ottima compagnia. Il mondo del pallone orobico è pieno zeppo di dirigenti scaramantici fino all'inverosimile. Uno di questi è Aldo Terzi, presidentissimo dell'Aurora Seriate appena approdata in D. Sul numero della domenica volevamo fargli presentare la partita decisiva per la promozione, lui si negava al telefono. Con venti punti di vantaggio sulla seconda, temeva che se gli fosse scappata la lettera D, la squadra avrebbe immediatamente smarrito la via per salire nell'olimpo del calcio orobico. Discorso pressoché identico possiamo farlo riguardo ai dirigenti del Mapello, altra straordinaria realtà del pallone bergamasco.

Non stiamo a raccontare ai nostri lettori quali siano le richieste che ci arrivano in settimana da un buon numero di direttori sportivi: «Fammi seguire il big match da questo giornalista che porta bene. Non mandarmi quell'altro che appena lo vediamo in tribuna, ci tocchiamo tutti, ma perdiamo regolarmente».

Misteri del calcio che è bello anche per questo. Anche perché il collaboratore sportivo venerato su un campo diventa lo spauracchio quando si reca nel paese vicino. Noi stiamo al gioco, anche perché qui siamo tutti tifosi e quindi scaramantici. Chi scrive, ad esempio, da una decina d'anni è convinto di avere addosso una sfiga pazzesca. Quindi mi professo pubblicamente della squadra che più mi è antipatica (il Milan) per farla perdere. In Champions mi è andata bene, in campionato, per ora, la mia maledizione non si è ancora manifestata. Ma mancano cinque giornate…

Fonte Matteo Bonfanti - Bergamo&Sport/TuttoAtalanta.com