ATALANTA, OCCHIO AL PIACENZA: LE INSEGUITRICI SPERANO IN UN "REMAKE" DELL'ANDATA
Piacenza e Grosseto 20, Atalanta 18, Siena 17. La classifica del girone di ritorno recita esattamente questo: che i nerazzurri siano davanti nessuna sorpresa, sicuramente più notizia chi li sopravanza in questa speciale graduatoria.
Faccia un passo avanti chi – in quello sciagurato 23 ottobre quando la banda Colantuono si fece rimontare in modo incredibile al “Garilli”- avrebbe immaginato che l’avversario odierno si sarebbe prodotto in una così prodigiosa scalata, specie dopo una partenza che definire da brividi significa utilizzare un termine riduttivo
Cinque vittorie negli ultimi sei incontri di cui tre consecutive con Empoli, Triestina e Crotone oltre al “nobile scalpo” del Siena, sotto 0-2 in trasferta, tanto per non farsi mancare nulla. Un biglietto da visita niente male per Armando Madonna che, dopo l’esonero dall’AlbinoLeffe la passata stagione, sta dimostrando ancora una volta il suo valore.
Per l’Atalanta dunque un cliente nient’affatto semplice soprattutto se c’è da ritrovare la vittoria dopo due 1-1 consecutivi, giusto per rimettere le cose a posto e non lasciare qualche speranziella a chi sta dietro. In altri tempi un nuovo pareggio (con qualche grattacapo di troppo!) avrebbe lasciato qualche perplessità, ma non ora, nel momento in cui, anche in virtù del periodo non brillantissimo di Siena e Novara ci si può concedere il lusso di rallentare un attimo la corsa.
Dalla trasferta marchigiana, inoltre, sono emersi due aspetti su tutti, uno positivo e l’altro negativo: quello positivo che ancora una volta la squadra, passata in svantaggio, ha recuperato immediatamente come già successo a Torino mentre quello negativo è rappresentato dal fatto che non si può pretendere che, segnando una sola rete, si possa sempre portare a casa l’intera posta. E se Tiribocchi e Marilungo non sono nelle migliori condizioni (gran cosa la diplomazia!) e Bjelanovic ha sulla coscienza il match-point mancato contro il Novara, non si può neanche pretendere che Ruopolo si sobbarchi ogni volta tutto il peso dell’attacco. Con il Piacenza sarà dunque un test importante per l’intero reparto avanzato, chiamato ad una riscossa più che mai necessaria in quanto non può essere il solo Doni – il solo che sembra essere ancora imprescindibile in questo collettivo – a sbrogliare la matassa alla sua maniera.
Tuttavia c’è altresì da sottolineare come i 14 risultati utili consecutivi tendano a rimpicciolire anche il neo degli scontri diretti, una vera allergia alla vittoria – Torino a parte – della “banda Colantuono” che grazie al calendario d’ora in poi non sarà più un problema, limitandosi a divenire esclusivamente un piccolo cruccio nonché un appiglio per gli incontentabili. E per fare sì che anche il Piacenza non rientri nei tabù allora meglio riprendere subito il discorso tre punti.
Mindo tornerà nella “sua” Bergamo con il morale a mille e nessun obbligo di risultato ovvero la condizione mentale migliore per approcciare il match con la prima della classe. Pur privo ancora del capocannoniere Cacia – complici squalifiche ed infortuni – è presumibile che il tecnico di Alzano punti nuovamente sulla coppia Piccolo – Guerra con Guzman alle loro spalle a meno che il talentuoso paraguaiano venga risparmiato per inserire un centrocampista in più (per la cronaca il figlio d’arte Matteo Mandorlini ha scontato la squalifica e potrebbe tornare arruolabile anche Catinali) al fine di garantire maggiore copertura ad una difesa che, con gli innesti di Damiano Zenoni e Carlo Gervasoni oltre che al rientro di Rickler, ha trovato anch’essa la giusta quadratura. La stessa che per l’Atalanta deve far rima con vittoria per proseguire senza grossi affanni il cammino e poi avere la soddisfazione magari di mantenere anche un passo da record. Per la serie: proviamo a non farci mancare niente, i cuori nerazzurri lo meritano.


