AlbinoLeffe, Lega Pro il 5 maggio. E adesso qualcuno vorrà pure farsi passare per Napoleone
Se si tolgono sia la trama che l'ordito impossibile avere un buon tessuto. Una delle massime, rigorosamente in dialetto bergamasco, del primo presidente dell'AlbinoLeffe Pietro Zambaiti, imprenditore tessile, diventa 9 anni dopo la definizione migliore per spiegare il tracollo che ha portato alla Lega Pro.
Non si può pensare infatti, campionato dopo campionato, di continuare a restringere il cerchio all'insegna del risparmio esasperato sia fuori che dentro al campo trattenendo giocatori (vedi Laner, Cristiano o Foglio) vogliosi di cambiare giustamente aria o metterne ai margini altri, sempre per voleri "supremi", per periodi di tempo più o meno limitati (Martinez, Torri o Luoni).
Ma siamo semplicemente al cospetto della resa dei conti di una politica scriteriata: se nel giugno scorso si è stati ad un passo dal burrone (play-out vinto per il rotto della cuffia con il Piacenza) logica imporrebbe di fare un passo indietro, piuttosto che farne due in avanti. Logica, appunto, quell'illustre sconosciuta. Ed infatti, sempre all'insegna della presunzione e soprattutto dei cordoni ben stretti, abbiamo assistito ad una sagra di orrori e di un "uno contro tutti" attuato dal presidente Andreoletti (unico vero artefice di tale disastro) che rasenta l'assurdo. E le "comiche" avevano già vissuto i primi "ciak" in estate sul piano della comunicazione (una strategia talmente inqualificabile che, da addetti ai lavori altresì al corrente di una serie di altri incresciosi episodi nei confronti di colleghi di una testata locale, preferiamo non apostrofare) con il mancato accordo e la conseguente rinuncia all'emittente ufficiale. Non tanto per il gesto, quanto per il segnale: nel 2012 andare dalla parte opposta rispetto alla comunicazione la dice lunga sulla vita breve (gioco di parole assolutamente voluto) che poi il tutto avrebbe avuto in ambito agonistico.
Scelto Fortunato in panca al primo anno da head coach in cadetteria, dato il benservito a Nicola Bignotti (con sollievo di molti) , ecco che invece di puntare sul navigato Paolo Armenia (che era già stato a visionare la sede di Zanica) si è scelto di promuovere a sorpresa - visti i tempi strettissimi - il team manager Matteo Togni nel ruolo di diggì: ragazzo indubbuamente preparato, ma senza l'esperienza per ricoprire un ruolo solitamente di responsabilità. E quel "solitamente" sta a sottolineare una normalità che invece non esiste quando i fili del discorso sono tenuti ben saldi da un unico, incorreggibile accentratore. Contestualmente a Togni era stato confermato il ds Valoti, che nel frattempo era finito nel mirino del Varese.
Un buon avvio aveva illuso che anche stavolta la folle linea societaria anche sul mercato (la peggior difesa dell'anno precedente si sarebbe dovuta rinforzare a dovere e invece ci si è limitati a qualche "innestino") potesse farla scampare, ma fa parte della vita che prima o poi alla cassa bisogna passare.
Ben presto Fortunato si trova impantanato nei bassifondi, sebbene le imprese contro Bari, Padova e Brescia avessero tenuto sostanzialmente a galla la barca. E proprio la vittoria di Brescia (3-1 il 25 novembre) diventa il canto del cigno non solo del suo interregno ma addirittura, almeno fino a qui, della stagione (!).
Nel frattempo, mentre la Nocerina rivoluzionava la squadra, il Gubbio puntellava con i vari Graffiedi e Guzman, l'Empoli faceva tornare Maccarone c'era chi (sempre lui, non abbiate dubbi), si preoccupava prima di tutto di organizzare un raduno della B-Italia stabilendo, a suo modo, qualcosa di vicino ad un record: lasciare immacolata la casella acquisti/cessioni per un'intera sessione.
E inoltre, con il bubbone calcioscommesse esploso (oggi risultano ben 13 gli ex seriani deferiti per illeciti commessi quando indossavano i colori blucelesti, oltre al club!), piuttosto che badare ad un organico con palesi limiti, si preferiva diramare comunicati e imporre un silenzio stampa, tutto rigrosamente all'insegna del non-sense.
Ma l'harakiri non era si era ancora compiuto: i 23 punti totalizzati, infatti, non erano bastati a Fortunato per restare in panchina eppure l'era Salvioni, dopo che patron Andreoletti con una delle rare uscite davanti ai giornalisti e a dir poco infelice, aveva ironizzato perchè "purtroppo Ibra non si è proposto", è iniziata male per finire peggio. Un rigido 4-4-2, giocatori fuori ruolo, altri incomprensibilmente dimenticati, azzardi tattici per una sorta di "Titanic sportivo" più che mai annunciato: 2 punti in 10 gare, numeri che valgono più di mille parole.
Ad Alessio Pala cosi è rimasto solamente lo scomodo compito di pilotare la squadra verso la Lega Pro, ma ritrovando una dignità persa da tempo.
Ora, in attesa dell'evoluzioni della giustizia sportiva, si deve ripartire. Ma su quali basi? Per potere si può perchè tutto è possibile. A patto però che vengano finalmente meno due vizi capitali: superbia e avarizia. Altrimenti anche il nuovo progetto rischia d'incagliarsi prima di essere abbozzato.
Specie perchè adesso, dopo la retrocessione matematica il 5 maggio, qualcuno in preda ai consueti deliri di onnipotenza, potrebbe pure farsi passare per Napoleone. Scommettiamo?


