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Il cordoglio della Cremonese per la scomparsa di Gigi Simoni

22.05.2020 17:45 di Marco Lombardi  
Fonte: uscremonese.it
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Fedele allo stile pacato e sobrio che ne ha disegnato il profilo in oltre sessant’anni di carriera calcistica, senza clamori, quasi in punta di piedi, dopo quasi un anno dal grave malore che lo aveva colpito il 22 giugno dello scorso anno e da cui non si era più ripreso, ad 81 anni se ne è andato Gigi Simoni. Con lui se ne va una parte importante e gloriosa di storia grigiorossa. Con l’arrivo di Gigi, lassù si ricompone di fatto la Cremonese che compì un vero miracolo nel mondo calcistico degli anni Novanta. Domenico Luzzara, Beppe Miglioli, Erminio Favalli e Gigi Simoni, senza dimenticare Nedo Bettoli e Bruno Anselmi, sono stati gli artefici e i grandi protagonisti del periodo che portò Cremona e la Cremonese là dove nessuno avrebbe mai pensato, e forse nemmeno osato sognare, potesse arrivare.

Nato a Crevalcore in provincia di Bologna il 22 gennaio 1939, Gigi Simoni aveva festeggiato il suo ottantesimo compleanno allo Zini in occasione di Cremonese-Palermo il 26 gennaio 2019, quando gli era stata consegnata una targa commemorativa dal presidente dell’USC Paolo Rossi alla presenza del direttore generale della Lega di Serie B Stefano Pedrelli, del presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, Renzo Ulivieri e dell’ex arbitro Carlo Longhi, sul prato dello Zini. A spalti gremiti, i tifosi cremonesi che, nel 2003 lo avevano eletto “Allenatore Grigiorosso del Secolo”, gli avevano tributato un lungo e commovente applauso per ringraziarlo ancora una volta delle emozioni procurate e condivise all’ombra del Torrazzo.

Ala destra naturale, dopo una importante carriera da giocatore, partita nel Mantova di Mondino Fabbri nel 1959 e terminata al Genoa nel’ 75 (378 partite fra i professionisti di cui 187 con 32 reti in serie A), Simoni arriva a Cremona nel 1992, fortemente voluto da Erminio Favalli di cui era stato compagno di squadra, nonché concorrente per la maglia numero 7, alla Juventus nel 1967/68. La Cremo veniva dalla terza retrocessione in B dopo un solo anno di serie A, Gigi da una promozione in serie C1 con la Carrarese, società di basso profilo da cui aveva preferito ripartire dopo una serie di esperienze negative che rischiavano di oscurare le cinque promozioni in A ottenute con il Genoa, due, con il Brescia e due anche con il Pisa (quella del 1987, conquistata proprio allo Zini scippandola alla Cremonese di Mazzia). Gli inizi a Cremona non sono granché, e ci vuole tutta l’abilità di Favalli per trattenerlo sulla panchina grigiorossa dopo la sconfitta per 4 a 1 rimediata a Cesena nell’esordio in B, seguita all’eliminazione dalla Coppa Italia della settimana precedente. Le tre reti rifilate al Padova la domenica successiva portano la prima di otto vittorie consecutive che lanceranno la Cremonese in una splendida cavalcata che la farà sbarcare diritta in serie A. Ad impreziosire quella trionfale stagione, il 27 marzo 1993 i grigiorossi festeggiano nella splendida ed emozionante cornice di Wembley la conquista della Coppa Anglo-Italiana, il punto più alto raggiunto dalla società grigiorossa nella sua ultracentenaria storia, ottenuto in occasione del novantesimo anniversario della fondazione. Era la Cremo di Turci, Gualco e Pedroni, con Colonnese e capitan Verdelli, Mario Montorfano in veste di uomo spogliatoio, un centrocampo da favola composto da Cristiani, Nicolini, Giandebiaggi e Maspero, e l’attacco atomico formato da Dezotti, Tentoni e Florijancic. Una squadra senza grandi nomi, costruita da Favalli e guidata magistralmente dalla sagacia tattica e dalla pacatezza di Simoni, qualità che ricadono positivamente a cascata su tutto l’ambiente grigiorosso.

Tenendo pressoché inalterata l’ossatura della squadra, arrivano poi due storiche salvezze in serie A, ottenute giocando un calcio di ottima fattura, dando del filo da torcere a tutti, senza alcun timore reverenziale, battendo Milan, Napoli, Lazio, Roma all’Olimpico e via di seguito, costringendo la Juventus agli straordinari per salvare la ghirba (gol di Vierchowod dopo un mega recupero per il 3-3 finale) raggiungendo addirittura il decimo posto nel 1993/94 davanti all’Inter. Memorabili le rimonte che sancirono le due salvezze: il 3-3 (da 0-3) di Udine e la vittoria per 2 a 1 di Brescia dopo essere stati sotto 1 a 0, ma tutti i tifosi grigiorossi hanno nel cuore il 4 a 0 rifilato allo Zini al Piacenza il 5 dicembre 1993: una delle vittorie più esaltanti della storia dell’USC. La solidità di Garzja e De Agostini, le sgroppate di Milanese e l’esplosione di Chicco Chiesa sono state sicuramente importanti, ma la “mano” di Gigi Simoni è stata certamente determinante per quelle imprese. Il calcio cambia però repentinamente: la Sentenza Bosman, le nuove leggi del mercato, l’ascesa dei procuratori e le pay-tv trasformano drasticamente gli scenari del calcio. Simoni, con la retrocessione del ’96, lascia dopo quattro stagioni e va a Napoli dove inizia una nuova carriera che lo porterà sino all’Inter di Moratti e di Ronaldo, mentre la Cremo precipita in un baratro che la condurrà ad un soffio dal fallimento, pericolo scongiurato definitivamente solo nel 2007 con l’arrivo di Giovanni Arvedi. Nel 2013 il cavalier Arvedi coinvolge nuovamente Gigi Simoni nelle vicende grigiorosse con l’incarico di Responsabile dell’Area Tecnica mentre nella stagione successiva lo promuove Presidente, carica che ricoprirà fino al 2015/16.

Buon viaggio Gigi, ci mancherai ma rimarrai per sempre nella storia della Cremonese e nel cuore di tutti i tifosi grigiorossi.

Angelo Galimberti


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