Zanchi: "Ci vogliono 52 punti per essere sicuri"
Il suo campionato è durato la metà: l’infortunio all’inizio di gennaio ha costretto Marco Zanchi a restare fuori fino a a un paio di settimane fa. Ora si è riaggregato alla squadra, anche se difficilmente rientrerà prima della fine del campionato. Ma per il tecnico del Vicenza la presenza di Zanchi in gruppo in questo delicato finale è essenziale.
Maran parlando di lei ha detto: è il nostro capitano non giocatore, il suo contributo è importante anche fuori dal campo.
«Le parole del tecnico - dice il difensore biancorosso - mi hanno fatto tanto piacere, ma l’importante in questi momenti è stare tutti uniti, mica solo Zanchi, insomma siamo tutti importanti».
Sembra di capire che nel momento di difficoltà prima di ogni altra cosa si è puntato sul gruppo.
«L’allenatore sta portando avanti proprio l’iper valorizzazione del gruppo. Oggi, anzi da quando è tornato con noi, non conta più il singolo, ma chi sta meglio di testa e di gambe. Lo sappiamo tutti e va bene così».
Da fuori è sembrato che l’arrivo di Sonetti non vi abbia fatto per nulla bene, anzi.
«È senza dubbio vero che il cambio di allenatore ha portato smarrimento nel gruppo, ma non per colpa di Sonetti sia chiaro. Al ritorno di Maran ci siamo parlati a viso aperto e da lì siamo ripartiti».
È stato forse il momento più delicato della stagione?
«Sì, perchè era facile rischiare di mandare tutto all’aria invece abbiamo reagito e credo si sia visto».
Insomma l’arrivo di Sonetti alla fine una scossa l’ha provocata!
«Il rammarico è proprio questo: la scossa dovevamo darcela prima, comunque l’importante è che alla fine abbiamo reagito. Certo se fossimo partiti con la stessa convinzione di oggi sono sicuro che non ci troveremmo in questa difficile situazione».
A Torino avete giocato bene ma avete portato a casa nulla, non è proprio questo in fondo a preoccupare?
«Ma onestamente dopo aver visto la partita contro il Torino si può muovere qualche accusa o rimprovero alla squadra? Abbiamo creato credo 12 azioni da gol, abbiamo preso tre legni e abbiamo tenuto in mano sempre il gioco. Davvero io una gara giocata così non me la ricordavo da un po’».
E poi un errore vi ha punito...
«Io ero a Torino, in campo il Vicenza ha messo tutto, la superiorità era netta sui nostri avversari, certo siamo stati colpiti da un episodio sfortunato, ma uno in 90’ può capitare, ovvio che fa rabbia, a noi prima di chiunque altro».
E adesso arriva il Lecce che ha perso in casa l’ultima gara, insomma si deve ancora lottare con i denti per questa tribolata salvezza.
«Ma qui mi pare che casini ne hanno un po’ tutti, mica possono stare tranquille nemmeno Ancona e Modena. Certo se il Lecce fosse arrivato al Menti con la promozione già in tasca sarebbe stato meno motivato e con la testa ai festeggiamenti, però l’unica è prenderne atto e sapere che sarà un’altra finale. D’altra parte lo si si sapeva che sarebbe stata lotta dura fino all’ultimo, è stato sempre troppo equilibrato questo campionato».
Parliamo del Lecce?
«La sconfitta deve essere stata un colpo mica male, credo che pure loro verranno qui con un po’ di timore, anche perchè da quando è tornato Maran abbiamo fatto sempre bene e i risultati lo stanno a dimostrare, ma soprattutto anche a Torino abbiamo fatto vedere che stiamo bene».
E come squadra che giudizio dà dei pugliesi?
«Io penso che forse non è la squadra più forte del campionato, ma di sicuro è stata la più continua e questo paga alla fine. Così come bisogna ammettere che a gennaio è stata forse la società che si è mossa meglio sul mercato, ad esempio ha preso Di Michele che ha fatto la differenza».
A vedere i punti che vi dividono sembra scontro quasi impari.
«Ma invece il bello del calcio è proprio questo: non puoi mai dare nulla per scontato. Proprio noi lo abbiamo dimostrato sabato scorso. Sono sicuro che se uno fosse venuto a vedere la gara senza sapere le posizioni in classifica alla fine avrebbe detto che noi eravamo quelli a lottare per i play off e il Torino per la salvezza. Dunque anche con il Lecce sarà il campo a dare il verdetto».
Ma voi avete timore di non farcela?
«No, certo sereni non siamo, una leggera ansia c’è, ma un po’ di adrenalina va bene».
Lei, che assiste alle partite dei suoi compagni, è fiducioso?
«Sì perchè vedo come si preparano, se dico che non si risparmiano su niente è la pura verità».
Quota salvezza?
«Ci vogliono 52 punti per essere sicuri».
L’ideale sarebbe chiudere il conto sabato al Menti, almeno questa ultima soddisfazione la meritano i tifosi.
«Sì, sarebbe molto bello, capiamo che sia amareggiato, che avrebbe voluto qualcosa di più, però adesso, per come si è messa, deve anche capire che la salvezza è un traguardo importantissimo».
Chiudiamo con lei, il suo contratto scade al 30 giugno vero?
«Esatto, ma qualche discorso si è già fatto con la società e mi pare che ci sia la volontà da entrambe le parti di trovare un accordo per continuare a camminare assieme. Comunque sono cose che adesso non contano, oggi pensiamo a raggiungere la salvezza e dopo, a bocce ferme, parleremo con calma».
La stagione di MarcoZanchi è stata bruscamente interrotta il 5 gennaio a Lecce, nella partita persa 1-0 con i salentini: in quella gara il difensore centrale biancorosso è stato costretto a lasciare il campo dopo aver subìto una ginocchiata alla coscia. Strappo contusivo al retto femorale della coscia sinistra, questa la diagnosi: un infortunio già di per sé grave.
In seguito, il 24 febbraio Zanchi è stato anche sottoposto ad un intervento chirurgico per l’introduzione del fattore di crescita piastrinico, al fine di favorire nel più breve tempo la completa riparazione dello strappo.
Dopo un lungo periodo di riabilitazione il difensore è tornato ad allenarsi in gruppo e in occasione della partita in casa con l’Empoli, quattro mesi dopo l’infortunio, è rientrato nella lista dei convocati, così come per la gara di Torino. Poi è andato in tribuna perché, come ha precisato Maran, non è ancora pronto a giocare ma per il tecnico è molto importante avere in gruppo un giocatore della sua personalità. Zanchi ha il contratto in scadenza a fine giugno, ma come dice nell’intervista che pubblichiamo in questa pagina, trovare un’intesa per il rinnovo non dovrebbe essere assolutamente un problema.


