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Vicenza, una rosa XL

Vicenza, una rosa XL TuttoB.com
© foto di Foto Alberto Mariani
autore
Federico Errante
sabato 3 settembre 2011, 17:59Vicenza

Più forte o no? Più completo o no? Rinforzato nel modo giusto per invertire la rotta? Com'è il Vicenza uscito dal mercato per adesso lo dicono soprattutto i numeri: un gruppo extralarge con 32 giocatori, tanti sono quelli con il numero di maglia.

DI PAROLA. Il mercato ha detto che è stato un Vicenza di parola. Avevano detto Cristallini e Schwoch che il bomber sarebbe rimasto, a meno di offerte irrinunciabili: e alla fine Elvis Abbruscato, uomo-simbolo della squadra nella scorsa stagione con 42 presenze e 19 gol è ancora in maglia biancorossa. Non è poco, anzi, è un bella leva da cui far scattare la rimonta dopo il pessimo avvio.

I CARDINI. I lunghi mesi di mercato sono stati nutriti dall'infinito chiacchiericcio che alimenta le solite voci di mercato. Ma il d.t. Cristallini aveva sempre fatto capire, gliene va dato atto, che i punti fermi della squadra sarebbero rimasti. A Martinelli, uomo-bandiera alla settima stagione di fila nel Vicenza, è stato fatto quasi un contratto... a vita. Frison e Botta, indispensabili al progetto tecnico, sono stati tenuti.

Se ai tre aggiungiamo il già citato Abbruscato ne vien fuori che la spina dorsale del Vicenza che l'anno scorso a un certo punto ha intravisto i playoff è stata salvaguardata.

LA CONTINUITÀ. Il dato evidente di questo mercato estivo è che stavolta, dopo molti anni di rivoluzione a 360 gradi, la squadra non è stata smembrata, anzi, al contrario. Con l'eccezione dei prestiti (Schiavi, Morosini e Cellini) e di Di Matteo, è stata confermata in blocco.

Una continuità che finora purtroppo non si è tradotta in un vantaggio sul campo, ma in questo caso c'entra la gestione tecnica, non la scelta strategica, che è stata appunto quella di costruire sulla base della scorsa stagione.

IL PATRIMONIO. Fatta cassa con le cessioni delle metà dei cartellini di Brivio, Di Matteo, Russo, Salifu e Sestu, il Vicenza ha riscattato completamente Rigoni, Alemao e Minesso e rinnovato le comproprietà di Baclet, Bastrini, Bianconi, Giani, Rossi, Misuraca, Mustacchio, Tonucci, Tulli e di Arma (ora alla Spal) e Gorobsov, rimasto al Torino.

Dei nuovi acquisti sono a titolo definitivo Paro (un rientro) e Pisano, in comproprietà Bariti, Danti e Maritato. In pratica gli unici due prestiti, ma con diritto di riscatto di metà del cartellino, sono Augustyn e Paolucci.

Rispetto all'abbondanza di prestiti di qualche anno fa, che significava lavorare, cioè far crescere i giocatori per conto terzi, ora il Vicenza lavora in proprio e avendo nella stragrande maggioranza giocatori di proprietà o comunque in comproprietà, ha patrimonializzato il club.

IL BILANCIO. Tenere i conti in equilibrio e mantenere competitiva la squadra erano, oggi come negli anni scorsi, gli obiettivi del mercato di una società che non ha soldi da spendere. Sono stati centrati?

Il primo sì, il secondo dipende, ovviamente, oltre che dalle scelte degli operatori di mercato biancorossi delle quali dirà il campo, dal lavoro del tecnico e dal rendimento dei giocatori.

Ma oggettivamente non si può dire che a Baldini non sia stato affidato un gruppo con le risorse per essere competitivo.

LE LACUNE. Non tutto però è andato secondo i piani. La seconda punta per esempio, la lacuna più vistosa nell'organico dello scorso anno, non c'è neppure ora, almeno di ruolo. Non a caso il Vicenza aveva rincorso Babacar, rimasto però alla Fiorentina, e De Paula, andato al Bari perché non si è voluto sacrificare Botta. Così è arrivato Paolucci, che dei tre è il più vicino alle caratteristiche di Abbruscato che a quelle della punta esterna.

Serviva un terzino destro e al di là di Minieri non ne è arrivato un altro veramente di ruolo, restano giocatori adattabili come Martinelli e lo stesso Augustyn o, al limite, uno dei tanti esterni in rosa da "abbassare".

IL MODULO. Ora la curiosità principale è vedere come Baldini utilizzerà la rosa extralarge a sua disposizione.

La sensazione è che, soprattutto con l'arrivo di Paolucci, si vada verso un'evoluzione dell'originario 4-2-3-1 che potrebbe diventare un 4-3-1-2 o un un 4-3-3. Di sicuro l'abbondanza in organico di centrocampisti centrali ed esterni e di trequartisti potrà consentire al tecnico di adottare soluzioni diverse a seconda delle esigenze della partita o anche nel corso della stessa gara. Ora, a mercato chiuso, la parola passa a Baldini, toccherà a lui tirare fuori il massimo dal gruppo che ha.

Fonte Il Giornale di Vicenza