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Vicenza, un film già visto

Vicenza, un film già visto TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
mercoledì 11 maggio 2011, 16:26Vicenza

Si vede che è proprio una specie di vocazione. Tutta una stagione nella parte sinistra della classifica, la soddisfazione di una salvezza in vista, finalmente in largo anticipo e poi cosa succede? Un mese e mezzo di risultati sciagurati cambia completamente l'orizzonte e rieccoci, quasi, nella "normalità" degli ultimi campionati. Sembra che al Vicenza piaccia per forza con il brivido.

MARAN E GAVAZZI. Del resto già la prima annata di Maran s'era conclusa con la permanenza in B assicuerata solo negli ultimi 90 minuti. Trasferta sul campo della già retrocessa Salernitana, golletto di testa di Gavazzi, 1-0 biancorosso e missione compiuta. Per modo di dire.

A metà campionato infatti s'era parlato addirittura di chance-playoff, poi il "solito" finale tutto in salita, costato perfino il posto (ma per le sole tre gare dell'interregno-Sonetti) al tecnico Maran, incappato in un filotto negativo come oggi: tre scoppole di fila. All'epoca era stata decisiva la sconfitta patita sul campo del Mantova. Purtroppo niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire.

Neppure il fegato grosso dei tifosi: l'anno scorso a Salerno al tentativo di saluto finale dei giocatori avevano manifestato la delusione per i risultati negativi nel girone di ritorno con urla e improperi, costringendoli a fare rapidamente retromarcia.

MAI TRANQUILLI. Finali mai sereni, neanche con la salvezza in cassaforte a tre giornate dal termine come nell'ultima delle tre stagioni di Gregucci.

Ottenuta la certezza matematica di restare in serie B la squadra s'era sciolta come neve al sole. Tre sconfitte nelle ultime tre giornate, quella conclusiva, in casa con il Piacenza, la più penosa di tutte perché giunta poche ore dopo il funerale a Isola dello sfortunato tifoso, Eugenio Bortolon, morto una settimana prima precipitando dall'alto dei gradoni della curva dello stadio di Parma. Di certo il più mesto degli epiloghi.

SUDORI... FREDDI. Si possono avere anche con 30 e passa gradi all'ombra. Sono quelli prodotti dai brividi che hanno sentito lungo la schiena i tifosi biancorossi nell'ultima giornata del torneo 2006-07, iniziato con Camolese e proseguito con Gregucci e finito davvero con il batticuore.

Per 27 minuti il Vicenza era stato virtualmente ai playout, poi un'uscita avventurosa del portiere Scarzanella, la stoccata di Paonessa e quell'1-0 sul campo del Crotone (già certo della retrocessione) determinante per togliere i sudori freddi nell'infuocato pomeriggio calabrese.

PICCHIATA E PLAYOUT. Dell'epilogo più angosciante sarebbe quasi meglio non parlare, anche per motivi scaramantici. Il Vicenza di Viscidi vinse una sola partita nelle ultime 13 (oggi siamo a una su 8 e ne mancano tre da giocare...) e finì dritto ai playout, battuto due volte dalla Trestina, la seconda nel ritorno giocato al Menti, commovente nel sostegno di ben 16 mila tifosi e poi ammutolito.

Per fortuna l'onda lunga di Calciopoli, la punizione per illecito del Genoa, il fallimento del Torino e i bilanci in ordine favorirono la riammissione in B del Vicenza. Ma da allora un pizzico d'ansia accompagna sempre il popolo biancorosso quando si scalda l'aria tra maggio e giugno.

UNA "CONDANNA". Quest'anno è diverso perché i 6 punti di vantaggio sulla zona playout (anche se l'Albinoleffe deve proseguire domani la partita che stava vincendo con la Reggina al momento della sospensione) sono una polizza salvastress a tre gare dalla conclusione del torneo.

Però la "condanna" resta: sarà comunque un altro finale a muso lungo ed è un vero peccato, perché questo sembrava proprio l'anno giusto inaugurare un altro tipo di fine campionato. Anche per non trovarsi a ripartire con un'eredità "mugugnante", il che in questi anni ha reso sempre più complicato il compito di chi è venuto dopo.

FUTURO. Se l'unica eccezione è stata l'annata più a rischio, quella invece condotta in porto serenamente da Iachini pur con una rosa falciata da tante illustri cessioni e se da dieci anni a Vicenza il finale va così, un motivo ci sarà e magari sarà il caso di rifletterci su per cambiare, una volta per tutte, il copione dell'ultimo atto.

Fonte Giornale di Vicenza