Vicenza, Schiavi: "Scusate, ma non siamo robot"
C'era una volta Raffaele Schiavi, simbolo di una difesa che sapeva chiudere la porta biancorossa a doppia mandata e permetteva alla squadra di vincere anche con il solo gol di Abbruscato. Ma proprio la netta flessione di rendimento di un protagonista come Schiavi è indicativa del modo in cui il Vicenza s'è ritrovato nel giro di 8 partite ad accantonare il sogno playoff e a guardarsi ancora le spalle. Con conseguente decisione societaria per scuotere una squadra che pare all'angolo.
Allora Schiavi, andare in ritiro a tre giornate dalla fine dice già tutto sulla situazione della squadra: una serie di gare negative che nessuno poteva immaginare.
«È chiaro che non stiamo attraversando un buon momento e, d'altra parte, all'andata ci era successo di perdere quattro partite di seguito e anche allora, prima della gara in casa con il Padova, venne deciso di anticipare il ritiro. Credo che pure stavolta sia una soluzione giusta per ricompattarci e ritrovare la serenità che avevamo prima, perché si vede che ora ci manca e i risultati ci danno torto. La tifoseria di Vicenza non merita queste prestazioni, sabato speriamo di vincere con il Pescara e chiudere la pratica-salvezza a tutti i costi».
Se si fosse capito il perché avreste già posto rimedio alla serie di sconfitte, che invece purtroppo continuano: come è potuto succedere?
«Non voglio trovare alibi, ma è anche un periodo in cui al minimo errore che fai ti puniscono mentre noi magari arriviamo sotto porta e prendiamo i legni o il portiere avversario fa grandi parate. Lo ripeto per non essere capito male: niente scuse, voglio solo sottolineare che è pure un momento che nel suo complesso ci va proprio male. Chiaro i problemi comunque ci sono, ma io credo siano più di tipo mentale. È una questione di testa ed è per questo che siamo andati in ritiro, per ritrovarci tutti quanti».
E dire che eravate arrivati a quota 49 in fretta, mai il Vicenza s'era ritrovato così in alto ad un certo punto del campionato negli ultimi anni. Poi, dopo l'incredibile sconfitta di Ascoli, è come se fosse cambiato tutto.
«Ci eravamo posti l'obiettivo di puntare ai playoff, ci abbiamo provato. Noi, a differenza di altre squadre, ce la siamo sempre giocata contro tutti, non ci siamo mai fatti bastare il punto. Forse anche questo è stato un limite, chissà, magari accontentandosi in certe gare adesso ne avremmo qualcuno in più in classifica, ma non era la nostra mentalità».
Malgrado tutto siete a quota 49, è un bottino che vi mette quasi al riparo da brutte sorprese, anche se qualcosa serve ancora per stare tranquilli.
«Mancano tre partite, a 52 c'è la salvezza matematica, magari sei a posto anche a 49, dipende sempre da cosa fanno le squadre che stanno dietro, ma noi dobbiamo pensare solo che con il Pescara dev'essere la partita della vita».
Lei è stato a lungo, a giudizio unanime, un vero punto di forza della difesa, però come gran parte dei suoi compagni nell'ultimo periodo non è più stato all'altezza.
«Beh ma è normale che un giocatore non possa avere per tutte e 42 le partite lo stesso rendimento, altrimenti saremmo dei robot. Fino adesso le abbiamo giocate quasi tutte: io, Martinelli, Botta, Abbruscato, non ci siamo mai fermati, perciò credo che un calo fisico possa starci, altrimenti saremmo delle macchine o saremmo già al Milan o all'Inter a giocare. Per quanto mi riguarda comunque mi dispiace molto aver avuto questo calo che la difesa ha un po' pagato».
Con questo brutto finale avete compromesso il rapporto faticosamente ricreato con i tifosi, in particolare con quelli della curva. Il pubblico, come è ovvio, non ha digerito la delusione.
«Noi siamo un gruppo di ragazzi in gran parte giovani e ci fa male sentirci chiamare mercenari e sentirci dire venduti, noi abbiamo giocato per vincerle le gare, tutte, poi a volte ci siamo riusciti e a volte no. I tifosi comunque li capisco, alcuni si fanno anche tanti chilometri ed è giusto che contestino, noi chiediamo scusa, però ce la mettiamo sempre tutta».
L'obiettivo finale, con la certezza della salvezza in tasca, sarà chiudere con dignità, è così?
«L'importante intanto è vincere con il Pescara, poi se le altre rallentano... magari ci possiamo provare fino alla fine: per i playoff bisogna vincere e sperare che non lo facciano gli altri, la quota si è abbassata e noi dopo il Pescara abbiano altre due partite, a Trieste e in casa con l'Empoli, per riscattarci con un buon finale e poi tirare le somme».


