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Vicenza, Pinardi: "Brescia? E' la partita del cuore"

Vicenza, Pinardi: "Brescia? E' la partita del cuore" TuttoB.com
© foto di Federico Gaetano
autore
Federico Errante
venerdì 21 settembre 2012, 15:55Vicenza

«Se gioco contro, mi fa piacere: vuol dire che sono titolare. E del resto non ho mai avuto occasione di giocare per, anche se mi sarebbe piaciuto». Alex Pinardi ribadisce il concetto con leggerezza, con il sorriso di chi non serba rancore, ma lo ribadisce. Gli sarebbe piaciuto giocare nel Brescia, è contento di ritrovarlo con il Vicenza: significa che è ancora un professionista, che vale tranquillamente questa serie B anche a 32 anni (appena compiuti). Torna da avversario ed è un déjà vu, perché in carriera gli è già capitato tante volte: normale per chi ha girato l'Italia con Atalanta, Lecce, Modena, Cagliari, Novara. Era partito da Chiari, ha accarezzato più volte l'idea di mettersi una V sul petto. Non c'è mai stato modo.

«ORMAI SONO abituato – dice l'esperto jolly di centrocampo -. Se ne parla ogni estate, da anni. Ormai non ci faccio più caso. Pinardi al Brescia: sarebbe stato bello, ma non è successo. L'avrei voluto, ma non ci penso più. E quest'estate no, non mi sono illuso: stavolta una possibilità concreta non c'era. In passato sì». Il Brescia e Pinardi si sono studiati, avvicinati, sfiorati, ma il matrimonio non c'è mai stato. «Non ho mai giocato per la maglia della squadra della mia città perché, evidentemente, ci sono sempre stati finti interessamenti. Fossero stati concreti, non saremmo qui a parlarne. Con i se e con i me, comunque, non si va da nessuna parte. Sono concentrato sul mio presente, il Vicenza, su una partita complicata e affascinante». Pinardi è convinto di aver smaltito gli acciacchi della settimana (una contusione al ginocchio in allenamento) e non ha dubbi: questo Vicenza-Brescia sarà una partita «intensa, piena di occasioni. Noi abbiamo sempre fatto gol ma l'abbiamo anche sempre preso, abbiamo 4 punti come il Brescia, giochiamo a calcio e siamo un buon gruppo ma non dobbiamo volare alto. Vicenza da playoff? Ragioniamo una partita alla volta. Siamo imprevedibili. Dobbiamo acquistare consapevolezza nei nostri mezzi. E' questo il nostro principale difetto. Il Brescia in ogni caso è da tenere in considerazione. Quadrato, temibile, ha una spina dorsale solida. Può senz'altro disputare un campionato di buon livello. Sarà un bel match».

E SE POTESSE, Pinardi toglierebbe al Brescia in particolare un giocatore: «Andrea Caracciolo. Ci siamo allenati insieme a Novara, nella scorsa stagione. Caracciolo è un attaccante forte già in A, figuriamoci in B.La serie B è un campionato lungo, strano, ma quelli che fanno la differenza sono pochi e devono giocare. In B come come in A». Qui Alex allarga il discorso al calcio italiano nel complesso: oggi centrocampista di esperienza, ex ragazzo prodigio che ha frequentato le nazionali giovanili, ha visto cambiare questo mondo dall'interno, di anno in anno. «Tutti notano che ci sono tanti stranieri, ma in realtà il primo problema sono le regole – sostiene Pinardi -. Si decide che i '92 e i '93 devono giocare, perché i club che li fanno giocare ricevono contributi consistenti, e quello che succede è un danno per quei ragazzi, che vengono impiegati anche al di là dei meriti, anche se sono acerbi, e l'anno successivo non interessano più, vengono messi da parte e finiscono per smettere. Non è giusto! L'unica regola giusta è il valore: se uno è bravo deve giocare, a 20 o a 50 anni. Gli obblighi a tutela dei giovani in realtà sono controproducenti per loro. Così non li tuteli, ma li rovini. Invece così il livello dei campionati peggiora, il calo tecnico guasta lo spettacolo e chi ha vere potenzialità si vede passare davanti chi costa meno, ma vale anche di meno. Una corsa al ribasso. Sono stato fortunato a diventare calciatore negli anni '90. Adesso, qui come altrove, è tutto più difficile».

Fonte brescia oggi