Vicenza, l'ex tecnico Cagni: " Brescia, stai attento a questo Vicenza"
Domenica scorsa era a Vicenza per assistere al derby vinto dal Verona, soffrendo le pene dell'inferno. Ennesima dimostrazione, almeno in questo iniziocampionato, che la differenza fra le grandi e le altre è minima.
MA GIGI CAGNI era nel posto sbagliato: in tribuna invece che in panchina. Ma il calcio non dispensa certezze. La conferma dell'allenatore bresciano dopo la rincorsa dalla disperazione alla speranza, spezzata ai play-out dall'Empoli, sembrava scontata, invece... «Poteva andare in questo modo - ammette il tecnico di San Faustino -. In effetti, dopo i play-out, mi hanno chiamato sia il presidente che il vicepresidente chiedendomi se fossi disposto a restare a Vicenza». E la risposta non è stata negativa sia pure con un paio di paletti: «Ho detto di sì ma a due condizioni. La prima che ci fosse un progetto serio e da questo punto di vista non c'erano problemi». La seconda richiesta forse era meno facile da esaudire perchè presupponeva l'interruzione del rapporto con Paolo Cristallini. Infatti il direttore dell'area tecnica, «che aveva voluto il mio licenziamento e si era opposto al mio ritorno», è rimasto: «E non sono tornato», taglia corto Cagni. Un anno di avanti e indietro. Assunto il 6 ottobre 2011, licenziato il 4 marzo 2012, riassunto il 4 aprile: «Nelle sedici partite nelle quali sono rimasto fermo il Vicenza ha ottenuto otto punti», ricorda Cagni. Nel dettaglio: tre con Baldini in 8 gare, 5 con Beghetto: «Con me il Vicenza ha conquistato 26 punti - e la voce sale di tono -. Mi era stato chiesto il quart'ultimo posto perchè voleva dire quasi certamente ripescaggio. Abbiamo disputato i play-out». E il giorno dopo, o quasi, si è iniziato a ricostruire la squadra: «Una buona squadra - sostiene Cagni - e il Brescia deve tenerne conto, ma Calori sta svolgendo un ottimo lavoro e si vede. Il Brescia avrebbe meritato un punto a La Spezia e, se avesse battuto il Padova, non ci sarebbe stato niente da dire. Non è una stranezza che a Vicenza si sia costruita una squadra di valore. Il ripescaggio era scontato, la società si è mossa di conseguenza». Il Brescia sta pagando dazio al rinnovamento, ma forse con l'arrivo di Corvia e Stovini i quartieri alti non sono più un miraggio: «Ho visto dal vivo la partita con lo Spezia - ricorda Cagni - e, nonostante i tre gol la difesa non mi è affatto spiaciuta. L'esperienza di Stovini non può che migliorarla. Corvia non è una punta che segna valanghe di gol, ma si muove molto, crea spazi, può essere molto utile per Caracciolo» Intanto il calcio segue i suoi riti sballati. La scorsa settimana il Campedelli presidente del Cesena ha licenziato il fratello allenatore. In serie A Zamparini ha messo alla porta Sannino: la solita storia di uno che paga per tutti.
«UNA STORIA che in questi ultimi anni si ripete troppe volte - e Cagni punta il dito -. E la colpa è solo dei presidenti. Non si rendono conto che nel calcio di oggi è sparita la figura del giocatore-leader. La maggior parte dei presidenti non capisce che l'unico leader possibile è l'allenatore, ma è difficile fare il leader quando si è a livello zero di esperienza. Ma i presidenti spediscono spesso in panchina, anche di squadre importanti, un giovanotto che per qualche anno, quando va bene, si è occupato dei ragazzi delle squadre giovanili. Così si assiste a scene buffe. La cosa più buffa è la lavagnetta o il block notes che si vedono sempre più spesso in panchina. Per scriverci cosa? E le mani sulle faccia, le braccia conserte quando le cose vanno male? Se uno vuol fare l'allenatore, anzichè disperarsi, farebbe meglio a decidere come agire per cercare di far cambiare rotta a una partita».


