Vicenza, Baclet raddoppia la voglia di vincere per sé e la squadra
Per tornare a vincere, il Vicenza deve risolvere soprattutto un problema: ritrovare la via del gol dopo tre giornate di astinenza completa, con le ultime otto gare caratterizzate dalla misera media realizzativa di “mezza rete” a partita. Per provare a invertire la tendenza, Massimo Beghetto nel derby del Bentegodi si è giocato anche la carta Baclet: l'attaccante francese non partiva titolare addirittura dal primo novembre scorso, quando il Vicenza fu sconfitto a Castellammare dalla Juve Stabia. Se quella volta la sua prestazione era stata abbastanza deludente, a Verona invece il numero 16 biancorosso è sembrato in crescita, risultando il più reattivo del reparto offensivo.
Gli incrollabili ottimisti tra i tifosi biancorossi si erano illusi di poter rivedere a breve il miglior Baclet, l'attaccante potente e dinamico ammirato purtroppo solo nelle prime partite dello scorso campionato. Ma all'inizio di questa settimana il centravanti francese si è ritrovato al centro di una vicenda extracalcistica per l'animato litigio con una ragazza, con tanto di minaccia di denuncia (poi rientrata), avvenuto all'alba di lunedì 12 marzo in una discoteca trevigiana. Un episodio censurabile che sicuramente non aiuta la squadra biancorossa, già bersaglio delle critiche per le deludenti prestazioni sul campo, a guadagnarsi il sostegno dei tifosi, tanto più con il derby contro il Padova ormai alle porte (posticipo serale al Menti, lunedì 26 alle 20.45), una tappa cruciale nella corsa alla salvezza. Baclet ne è consapevole, e riconosce con amarezza di avere sbagliato: «C'è poco da dire, non mi sono comportato correttamente nei confronti della società e dei compagni, ho commesso un errore grave e ne pagherò le giuste conseguenze - commenta - la società prenderà i provvedimenti che riterrà più opportuni (la sanzione disciplinare comporterà una decurtazione dello stipendio, ndr) e io li accetterò senza discutere, mi sembra il minimo. Chiedo scusa a tutti. Sono stato coinvolto da una persona che ce l'aveva con me da tempo per questioni personali - puntualizza l'attaccante biancorosso - da quel punto di vista la vicenda è stata esagerata, ma non è questo che conta. Il punto è che io non ero autorizzato a trovarmi in quel locale: andandoci non mi sono comportato da professionista, non cerco scuse». I tifosi non l'hanno presa per niente bene. Cosa si sente di dire loro? «Non posso dire niente, li capisco, hanno ragione. Soprattutto in questo periodo difficile per la squadra, non era proprio il caso di dare l'impressione di scarsa professionalità. Personalmente, l'unica risposta la posso dare sul campo, in allenamento e in partita. Se prima avevo tantissime motivazioni per aiutare il Vicenza a tirarsi fuori dalla brutta situazione di classifica, adesso ne ho ancora di più, anche per riscattarmi personalmente. È una questione di orgoglio e di dignità, voglio potermi presentare a testa alta. Spero di avere l'occasione di dimostrarlo». Torniamo a parlare di calcio. A Verona ha avuto di nuovo una maglia da titolare dopo più di quattro mesi, che impressione ha avuto? «Mi fa piacere che l'allenatore abbia puntato su di me in una partita così importante. Ho cercato di muovermi molto per favorire gli inserimenti dei miei compagni, ma anche stavolta non siamo riusciti a segnare. Peccato perché, specie nel secondo tempo, abbiamo disputato un buon incontro, e il risultato ci ha puniti oltre i nostri demeriti». Per quanto riguarda la condizione fisica, come si è sentito? «Direi bene, considerando che non giocavo una partita intera da moltissimo tempo. Adesso devo continuare ad allenarmi bene durante la settimana per migliorare ancora: spero di mettere in difficoltà l'allenatore nelle sue scelte, ma soprattutto di poter giocare e dare finalmente un contributo utile al Vicenza, magari segnando anche qualche gol che ci aiuti a conquistare la salvezza». La classifica adesso è tornata allarmante. A livello di spogliatoio, come state vivendo questo momento difficile? «Siamo consapevoli che non ci possiamo permettere più alcun errore. Anche dopo il primo tempo di Verona, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che dovevamo tirar fuori la grinta, l'orgoglio, reagire per invertire il risultato. Alla fine non ci siamo riusciti, ma l'atteggiamento è stato quello giusto. Se saremo così determinati anche nelle prossime partite, credo che troveremo anche i gol e le vittorie». Perché allora a Verona la squadra è sembrata timida nel primo tempo? Non c'era già questa consapevolezza? «Sì, ma avevamo deciso di impostare la partita in quel modo, perché in effetti se ci fossimo scoperti troppo ci saremmo esposti al loro gioco rapido, agevolandoli. Piuttosto dovevamo essere da subito più aggressivi e incisivi nelle ripartenze, e sicuramente più efficaci nelle conclusioni». A questo proposito, a Verona ha confermato di attraversare un momento particolare anche Abbruscato. Un bomber come lui, di solito, non spreca due clamorose occasioni sotto rete nella stessa partita… «Elvis è un grande attaccante, deve solo stare tranquillo e di sicuro realizzerà i gol decisivi per la nostra salvezza, spero già lunedì contro il Padova. Mettere in discussione uno come lui per questi errori sarebbe assurdo: i numeri parlano chiaro, in questi due anni ha segnato tantissimo, risolvendo spesso da solo le partite. Noi dobbiamo solo aiutarlo al meglio, metterlo nelle condizioni di buttarla dentro, e credo che anche i tifosi lo dovrebbero incitare perché uno come lui se lo merita davvero».


