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GDV - Vicenza in picchiata ne becca quattro e perde i suoi tifosi

GDV - Vicenza in picchiata ne becca quattro e perde i suoi tifosi TuttoB.com
© foto di Giacomo Morini
autore
Davide Sannazzaro
domenica 11 aprile 2010, 13:20Vicenza
Subito in svantaggio su punizione, nella ripresa gli altri tre gol del crollo La squadra non punge e frana in difesa. Gli ultras se ne vanno sul 3-0 Per ora la cura-Sonetti non dà frutti e martedì arriva l'Ancona al Menti

Vicenza in caduta libera, una picchiata verso l’abisso senza freni. Il 4-0 con cui è stato spazzato via da un Grosseto niente di che e per di più privo del suo bomber da 24 reti Pinilla (sennò chissà come finiva...) è un cazzotto allo stomaco che lascia senza fiato. E anche senza più scusanti e margini di manovra: se non si sterza subito, da martedì al Menti contro l’Ancona, questo Vicenza va incontro ad un destino sempre più simile a quello che sprofondò con Viscidi. Della (non) partita di Grosseto nulla da salvare. Oltre ai quattro gol sul groppone fra l’altro il Vicenza torna a casa con tre infortunati molto seri: Giosa, Gatti e Fortin. Sotto di un gol dopo appena 3 minuti (punizione pennellata sì da uno specialista Carobbio, ma apparsa non irresistibile), il Vicenza incapace di concretizzare una pur volonterosa reazione è finito rosolato allo spiedo dopo che al 6’ della ripresa Esposito ha deposto in rete una palla incredibilmente bucata dalla difesa e in particolare da Fortin, che nell’occasione si è pure fatto male ed è uscito in barella.

Da quel momento il Vicenza non è più stato in campo, ha preso due gol anche Russo, il portiere che ha debuttato (rigore di Pichlmann, il vice-Pinilla, al 31’ e stoccata in contropiede di Alfageme al 49’) e l’umiliazione è stata tale da far abbandonare lo stadio ai tifosi biancorossi, che sul 3-0 dopo i cori rabbiosi (“Se andate in C vi facciamo un c... così”, “Vergognatevi” e “Meritiamo di più”) hanno arrotolato gli striscioni e sono usciti. Cosa rara per chi ha nel sangue il Vicenza.

La cura-Sonetti? A giudicare da ieri non è servita a nulla. Se dalla partita di Mantova, la terza sconfitta di fila costata il posto a Maran, era uscita una squadra incapace di rimontare un gol con l’uomo in più per 85’, una squadra spenta nelle gambe e nella testa, da questa batosta di Grosseto esce un Vicenza se possibile ancora più all’angolo.

Frullata letteralmente dalle sconfitte (quattro nelle ultime cinque gare, con l’unico punto arraffato al 91’ contro il Modena), dalla contestazione e dal cambio di allenatore, minata dagli infortuni e dalle squalifiche a ripetizione, la squadra biancorossa appare oggi in balìa della tempesta. E quindi soprattutto impaurita dall’incubo playout. Frastornata dalla virata in panchina, con il cambio di allenamenti e di moduli di gioco: anche se ieri ogni giocatore era nel suo ruolo e l’assetto era quello dei mesi di Maran: e allora? Una squadra fragile nella capacità di reagire e quasi azzerata nell’autostima, il che è forse peggio del fiato corto e delle gambe di legno, di cui però non si può certo far colpa a Sonetti, semmai al suo predecessore.

Ecco, Maran: che possa essere richiamato, come ieri ha fatto il Padova esonerando Di Costanzo e riaffidando il timone a Sabatini con la mossa della disperazione?

L’interrogativo, inutile negarlo, teneva banco dopo la disfatta. Chissà poi se servirebbe davvero. Comunque no, lo ha chiarito in serata in modo inequivocabile il presidente Cassingena al nostro giornale. Certo però la squadra dà l’idea di aver subìto come un trauma l’esonero di Maran e certo l’effetto-Sonetti, se non altro a livello di scossa nervosa, di carica agonistica, non s’è visto.

Qualcosa però occorre fare per scongiurare il peggio, che è dietro l’angolo. Dopo aver inutilmente cullato sogni di playoff il Vicenza di oggi rischia di brutto i playout e pure di peggio: ora sarà evidente a tutti. Chi guida la società e chi ha la responsabilità del settore tecnico, dirigenti e allenatore, devono prendere in mano la situazione, dare guida, fiducia e forza ad una squadra demoralizzata, che da sola non ha le risorse psicologiche per riemergere.

La prossima partita è già martedì, non c’è tempo per le polemiche, per i processi e per gli scaricabarile, anche perché è ben chiaro che se il Vicenza è in questa condizione non c’è proprio nessuno che si possa chiamar fuori dalle responsabilità. Ora però conta solo salvarsi. E anche se nella gara di ieri non si trova nulla di buono da cui ripartire, è impossibile che si sia del tutto volatilizzata quella squadra che solo qualche settimana fa aveva una sua identità.

In ogni caso è ora di gettare nella mischia da parte di tutti cuore, orgoglio e senso d’appartenza ai colori: è quel che si deve al Vicenza e ai suoi tifosi in un finale che sarà un tormento. Massimo Manduzio.

Fonte www.ilgiornaledivicenza.it